
Come c'è finito un serpente corallo nella bicicletta di un ingegnere di Cuneo? E a chi era diretto un simile regalo: a lui o alla sua amante? Un'indagine del "Commissario" (il protagonista dei noir di Guido Araldo) incalzante e strana da scoprire puntata dopo puntata ogni domenica su Vento largo.
Guido Araldo
Il “Diablo”
(Quinta puntata de "Il serpente corallo")
Il giudice ride: La novità di un pentagono amoroso non l’avevo mai sentita! Chissà cosa direbbe Pitagora che aveva il pentagono come simbolo preferito! Quanta fantasia! E’ proprio vero che c’è sempre da imparare! Un pentagono amoroso: roba da non crederci! Ma dove andremo a finire?
Ma il sorriso subito si spegne. Dio non voglia che in città si aggiri un “bomber one” incontrollabile ed estemporaneo che, invece degli esplosivi, usa i serpenti! E se poi passasse alle tarantole? Ma mi sembra un’ipotesi assai remota e troppo azzardata.
Esorta il commissario: Continui pertanto a indagare nella cerchia dei conoscenti dell’ingegnere e, soprattutto, nell’ambito del “pentagono amoroso”! In questa storia è intervenuto anche il prefetto, che sollecita una rapida soluzione dell’indagine giacché i giornalisti stanno soffiando sul fuoco: quale ghiotta occasione, per loro, un simile fatto di cronaca nera! Sembrano in concorrenza ad azzardare le ipotesi più strampalate!
Un uomo maturo, già attempato; massiccio, statura normale, grandi labbra e grosso naso, la brina nei capelli da molto tempo: il “Diablo”! Questo soprannome, che ricorda un campione del ciclismo, se l’è meritato per l’intuito palesato negli affari. Ancora adolescente, il “Diablo” capì che ci sono due tipi di uomini: di penna e di cazzuola – falce - martello; ma a scuola faticava e a stento conseguì il diploma di perito elettrotecnico. Era un tipo sveglio e ben presto convenne che questa non era la sua strada! Dopo tre anni di patimenti in una piccola industria per lui simile a galera, trovò la giusta via in un’agenzia immobiliare. Fu allora che maturò un’altra convinzione: al tempo dei nonni c’erano i negozianti di bestiame, che facevano ottimi affari senza doversi chinare sulla terra, ora è il tempo dei negozianti d’automobili e d’intermediari del mattone! E fu così, senz’ombra di dubbio, che effettuò la sua scelta: aveva trovato la sua strada, il mattone!
Ben presto in quell’ambiente acquisì il soprannome di “Diablo”, poiché ci sapeva fare nell’acquisto e nella vendita degli immobili: quasi un mago, in grado di fare sortilegi! Molti clienti, poco importava se vendevano o acquistavano, sceglievano lui come intermediario per l’inequivocabile competenza, professionalità e, anche, sagacia. A trent’anni il “Diablo” raggiunse il traguardo di un’agenzia tutta sua, e tre anni dopo, con i proventi delle commissioni, acquistava il primo alloggio. Da quel momento la strada era tutta in discesa. A quarant’anni era proprietario di nove immobili dislocati in località diverse: nel centro cittadino, in montagna, sulla Riviera!
Il colpo più azzeccato? Un terreno agricolo nell’estrema periferia cittadina, acquistato per la caratteristica d’essere in prossimità di un bivio: il “Diablo” aveva intuito che avrebbero all’allargato la strada e una parte del terreno sarebbe stata acquistata dall’Anas. E, in effetti, l’espansione periferica di capannoni industriali aveva raggiunto anche quel campo e il bivio si era trasformato in un’ampia rotonda con parziale accorpamento di quel terreno che, nel frattempo, il “Diablo” aveva provveduto ad ampliare con l'acquisto di altri terreni. Intanto l’intera area attorno alla rotonda aveva smesso d’essere di pertinenza agricola, per diventare edificabile. A questo punto il “Diablo” ha preteso qualcosa di più di dozzinali capannoni e di sua iniziativa ha costruito un lungo parallelepipedo di 24 “nuclei abitativi”, ciascuno di questi vasto circa 250 mq. E in un batter d’occhio quei “nuclei abitativi” sono stati affittati: un ristorante sempre affollato nei giorni feriali, soprattutto durante il pasto di mezzogiorno; una concessionaria d’auto, un bar, quattro negozi e per il resto uffici, di tutti i tipi. 1.200 Euro il costo dell’affitto mensile per ogni “nucleo”, con un incasso mensile di 28.800 Euro versati direttamente su un conto corrente in banca senza che il proprietario abbia versato una sola goccia di sudore. E già il “Diablo” prevede di elevare l’affitto a 1.500 Euro, poiché molte sono le richieste: un fiume di denaro costante, sempre in crescita, standosene con le mani in tasca.
Il “Diablo” fissa il commissario con occhi inespressivi, pensieroso: Sa già tutto, vero, di me, dell’ingegnere, del farmacista e delle nostre “compagne”?
Il commissario annuisce.
L’immobiliarista sembra sincero: Mi dispiace, davvero, per ciò che è successo! L’ingegnere non doveva lasciarsi in questo modo! E, adesso, il bel gioco è finito. Mah! Forse è durato fin troppo. Chissà, finiremo per sposarle quelle due “compagne”!
A lei chi toccherà?
Finalmente un bel sorriso sulle labbra del “Diablo”. Regina! Non ci sono dubbi! Anche perché il farmacista sembra subire il fascino perverso di Pamela!
Ah sì? Ne è innamorato?
Uh che parolone, signor commissario! Credo che sia più consono accennare a una velata simpatia.
Mi dica, si è fatta un’idea di ciò che è successo? Chi poteva odiare a tal punto l’ingegnere?
Buio completo, assoluto, totale!
Il “Diablo”, seduto nel dehor del bar di cui è proprietario “dei muri”, poggia i gomiti sulle cosce, intreccia le dita nodose e guarda le piastrelle tra i piedi. Signor commissario, io dovrei stare zitto, non dire niente e prendermi, se possibile in un simile momento, una bella vacanza! Che ne so, potrei andarmene con Regina nell’altra parte del globo, in Polinesia, che è francese ed è un po’ come essere a casa. Da quando ho appreso la notizia della terribile insidia tesa all’ingegnere, non dormo più di notte e mi è venuta una gran voglia di cambiare aria.
Ha qualcosa da riferirmi?
Io non le ho detto niente. Non voglio essere coinvolto.
Ma il gesto della mano è netto, come se volesse fondere l’aria.
Avanti, sputi il rospo!
Cribbio, che situazione incresciosa! Dovrei stare zitto, ma non dormo più la notte!
Il commissario insiste, a costo di sembrare noioso e ripetitivo: Avanti, fuori il rospo! Poi starà meglio! Lo so per esperienza.
Il “Diablo” ignora i due freschi e colorati aperitivi della casa, alla frutta, portati da una giovane cameriera bionda, scattante come una cerbiatta nella corta minigonna. Si alza e prega il commissario di seguirlo, con un cenno, senza parlare. Si mette il “panama” in testa e si dirige verso la sua auto: un SUV Audi, Q7, nero. In prossimità della portiera sussurra tra i denti, come se masticasse qualcosa d’invisibile.
Nessuno lo ha informato che il farmacista, carissimo amico mio e dell’ingegnere, ha un grande magazzino sulle colline pieno di serpenti di tutti i tipi, velenosissimi? Gli servano per fornire siero a un’industria farmaceutica. Non vorrei che il serpente, quello che ha pizzicato l’ingegnere, venisse proprio da là.
Due mani, forti come l’acciaio, afferrano ai polsi il commissario. Io non le ho detto niente! Negherò di averglielo detto davanti ad un giudice, davanti al mondo intero, anche a costo di finire in galera! Santo cielo, il farmacista è un mio carissimo amico! Siamo come fratelli e quel serpente potrebbero averglielo rubato…
continua
Guido Araldo è nato a Saliceto, vive a Cuneo. Autore di numerosissime opere fra cui 22 romanzi storici, alcuni dei quali apparsi in Francia a cura delle edizioni Harmattan di Parigi, 18 gialli noti come "gli enigmi del commissario" e 3 saggi sulla storia dei templari e l'esoterismo occidentale. Nel 2000 ha vinto il primo premio del concorso letterario “Galeotto del Carretto” con il libro Prèscricia, la Pietra Scritta. I suoi libri sono presenti nel catalogo online Feltrinelli. Per informazioni più dettagliate si invita a consultare il sito Editoriale l'Espresso "ilmiolibro.it".