
"Chiedevamo dei lavoratori e sono arrivata delle persone". Questa frase di Max Frisch chiude un film intenso (e anche molto divertente) sulla convivenza di culture diverse. Un film da vedere.
Almanya. La mia famiglia va in Germania
Applauditissimo alla Berlinale e forte dello straordinario risultato ottenuto in patria (oltre 11 milioni di euro al box office), Almanya – La mia famiglia va in Germania sbarcherà domani sugli schermi cinematografici italiani, cercando di sfruttare al massimo le potenzialità del lungo ponte dell’Immacolata. L’opera prima di Yasemin Samdereli, sceneggiata dalla stessa regista insieme alla sorella Nesrin, è una commedia gradevolissima che diverte con grande ironia e commuove senza essere stucchevole.
Prendendo spunto da ricordi d’infanzia ed esperienze personali, le sorelle Samdereli portano nelle sale una pellicola brillante e corale con una tematica di fondo serissima e più che mai attuale: l’immigrazione, l’accettazione di chi - per cultura, religione o tradizioni - è diverso da noi, il multiculturalismo. Il tono, però, è quello colorato, spesso scanzonato e (apparentemente) leggero di alcuni film di Fatih Akin o del “nostro” Ferzan Ozpetek. Nessun vittimismo, nessuno scenario da cronaca nera; ma un armonico e travolgente racconto agrodolce e poetico, condito con un pizzico di comicità.
Protagonista del film è la famiglia Yilmaz, emigrata in Germania dalla Turchia negli anni ’60 e giunta ormai alla terza generazione. Dopo una vita di sacrifici, il patriarca Hüseyin ha finalmente realizzato il sogno di comprare una casa in Turchia e ora chiede a figli e nipoti di trascorrere con lui le vacanze estive risistemandola. Malgrado lo scetticismo iniziale, la famiglia al completo si mette in viaggio e alle nuove avventure nella terra d’origine si intrecciano i ricordi tragicomici dei primi anni in Germania (Almanya, in turco), quando la nuova patria sembrava un posto assurdo in cui vivere…
Il piccolo Cenk ha qualche difficoltà a comprendere come si possa essere tedeschi ma anche turchi allo stesso tempo. Così, la cugina ventenne comincia a raccontargli le origini della loro famiglia, cominciando con il primo incontro dei loro nonni in Anatolia. Le sorelle Samdereli, già co-autrici della serie televisiva Turkish for Beginners (conosciuta in Italia con il titolo Kebab for Breakfast) giocano con il fluido intersecarsi di due piani temporali differenti, aprendo di volta in volta divertenti quanto bizzarri quadretti familiari; e strizzando spesso l’occhio allo spettatore. La solida sceneggiatura prende vita sullo schermo grazie ad una regia sempre attenta ai particolari ma mai troppo rigida o formale.
Ottimo il casting. Tutti gli interpreti sono azzeccatissimi per i propri ruoli e tutti sono perfettamente calati nella propria parte. Bravissimi soprattutto i bambini, con un plauso particolare per il piccolo quattrocchi amante della Coca Cola.
(Da: www.cineblog.it)