TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


domenica 22 gennaio 2012

Guido Araldo, L'angelo custode


Come c'è finito un serpente corallo nella bicicletta di un ingegnere di Cuneo? E a chi era diretto un simile regalo: a lui o alla sua amante? Un'indagine del "Commissario" (il protagonista dei noir di Guido Araldo) incalzante e strana da scoprire puntata dopo puntata ogni domenica su Vento largo.


Guido Araldo

L'angelo custode

(Sesta parte de "Il serpente corallo")


Il capannone sta solitario in una verde conca, a ridosso di un bosco di castagni e di fronte ad una vigna, tutti di proprietà del farmacista. Il tetto ha coppi rossi, probabilmente un tempo era una stalla. E’ circondato da un recinto alto tre metri, con cartelli che avvertono: “Attenzione, corrente elettrica alla sommità”. Il commissario vi arriva con sei poliziotti, una squadra di Vigili del Fuoco e Carlin, il cacciatore di vipere. La grossa catena con il lucchetto che chiude il cancello d’accesso viene tranciata con un’apposita cesoia; ma due cani lupo accorrono ringhianti prima ancora che il cancello sia aperto.

L’agente Somenzi indica qualcosa che sta appeso al portone d’accesso: Che cosa è? Un cartello?

Sembra proprio un cartello; anzi, un messaggio appeso di recente, con le parole scritte in grande calligrafia corsiva, ben visibili: “Per favore, prima di entrare, telefonatemi: 334…”

Il commissario non esita a esortare l’agente Dadone: Componi quel numero e poi passami il telefonino!

Risponde il farmacista: Ah, siete arrivati! In un certo senso vi aspettavo. Arrivo subito anch’io!

L’attesa non dura più di un quarto d’ora. L’auto del farmacista, una Mercedes, arriva di fretta avvolta in un nugolo di polvere. L’uomo scende con il fiatone e si dirige con passi veloci verso il commissario: Scusatemi se vi ho fatto aspettare: sono venuto il più in fretta possibile. Credo di essermi buscato anche una brutta multa per eccesso di velocità, poiché c’era un autovelox dei vigili urbani lungo la strada.

Il gesto è improvviso, inatteso. Il farmacista sporge in avanti le mani incrociate ed esclama con convinzione: Sono pronto! Portatemi in galera anche se sono innocente!

Il commissario sembra alterarsi: Qui nessuno ha voglia di scherzare!

Ma io non sto scherzando: sono sincero e parlo seriamente! – ribatte il farmacista, quasi risentito.
Subito dopo esorta la piccola folla che lo circonda: Vi prego, seguitemi!

Sa di dover fornire un sacco di spiegazioni!

Rabboniti e allontanati i cani, che lega a una catena, il farmacista apre finalmente la porta del lungo capannone. Un uomo alto, longilineo, magro, candidi baffi folti sotto il naso lievemente arcuato; i capelli bianchi, tagliati a spazzola, gli attribuiscono l’aspetto di un ufficiale dei Marines; gli occhi azzurri come certi cieli nordici denotano una probabile discendenza longobarda. E’ noto come “l’angelo custode” non soltanto all’interno del pentagono “amoroso”, ora ridotto a quadrilatero, ma anche nell’ambiente della palla a pugno o, se si preferisce, del pallone elastico. Da quattro lustri, infatti, sovvenziona una squadra prestigiosa, sempre ai vertici della classifica. Ma, forse, quel soprannome gli deriva più ancora dell’attivismo in ambito parrocchiale e missionario: per la generosità delle offerte che elargisce e per l’adozione a distanza di bambini in difficoltà in Africa e in America meridionale. Si è recato personalmente in molti paesi del terzo Mondo, portando con sé un portafoglio ben gonfio e tornando con quel portafoglio vuoto. Davvero un “angelo custode”, in tutti i sensi! Pare che nel Burundi un asilo infantile porti il suo nome! L’interno del capannone è ordinato, addirittura lindo; contro i muri sono disposte grosse vasche di vetro, ciascuna con un serpente. Le vasche sono isolate e separate tra loro da alte paratie, anch’esse di vetro.

Il farmacista presenta Tommaso, un vecchietto curvo ma arzillo, tipico rappresentante di una razza ormai prossima a scomparire, sceso titubante e timoroso dalla casa colonica adiacente alla vigna. E’ il suo uomo di fiducia: un po’ guardiano e un po’ contadino. Oltre a curare la vigna, il bosco, i prati, una stalla come una volta, con due mucche, tre maiali, capre, oche, pollame e conigli, si prende cura anche dei serpenti, preoccupandosi di nutrirli e di tenere pulite le vasche, compito non facile che assolve egregiamente.

Parla tu! – lo esorta il farmacista – poiché a me stenterebbero a credere!

Tommaso si affretta a riferire: Dev’essere successo domenica, nel tardo pomeriggio: io ero nel bosco, con mia moglie, a cercare funghi. Quest’anno sono rari, per colpa della siccità; ma qualche giorno fa è venuta giù una “ramata” (pioggia breve e violenta) e la luna è quella giusta. Ad ogni modo di funghi non ce n’erano: neppure di velenosi! Il ladro o i ladri hanno agito indisturbati: erano gente pratica, poiché avevano le chiavi per aprire il cancello e il portone del capannone; inoltre sapevano come disattivare l’impianto dell’allarme. Sono entrati a colpo sicuro e hanno portato via il serpente corallo.

Il commissario pretende un immediato chiarimento: Soltanto il serpente corallo?

Sì, soltanto il serpente corallo: tutti gli altri sono al loro posto!

Tommaso continua: Quei balordi devono aver narcotizzato i cani.

E quando si è accorto del furto, quella sera stessa?

No! Soltanto il giorno successivo, quando sono venuto a fare le pulizie e a portare il pasto a ‘sti signori. Lo sapete che i serpenti amano stare al pulito?

Continuate brav’uomo! – lo esorta il commissario.

Ma già domanda: Non ci sono state forzature? Che ne so: vetri rotti, uso di un piede di porco?

Tutto era a posto. Quando sono tornato dalla passeggiata nei boschi, sono andato a controllare il cancello, come d’abitudine, ed era regolarmente chiuso; come pure il giorno dopo, quando sono sceso per entrare nel capannone.

Per questo motivo siete convinto che, chi ha prelevato il serpente corallo, avesse le chiavi?

E come poteva essere diversamente? – ribatte Tommaso.

A meno che fosse un fantasma! – esclama sollevando le braccia.

A questo punto il farmacista si sente in dovere di fornire delle spiegazioni: Se ce ne fossimo accorti prima, la sera stessa del furto, avrei subito sporto denuncia; ma quando Tommaso mi ha telefonato informandomi del furto era ormai troppo tardi: il serpente corallo aveva assolto il compito per il quale era stato prelevato! E’ stata una giornata terribile, come mai ne ho trascorse in vita mia. Sono venuto due volte davanti al commissariato, e forse qualcuno mi ha notato; ma mi è mancato il coraggio di entrare. Dovevo fornire troppe spiegazioni! E così ho deciso di mettere il cartello sul cancello d’ingresso al capannone e affidarmi alla divina provvidenza!



Un comportamento un po’ strano, se non bizzarro. Esclama il commissario scettico.

E che altro avrei dovuto fare? – ribatte il farmacista.

Il sogghigno che affiora repentino sulle labbra è una smorfia colma di amarezza. Temevo d’essere arrestato e la galera mi fa paura!

China il capo, calcia un sasso e bofonchia: Potete anche non credermi, ma il vostro arrivo è stato per me un sollievo. Non ce la facevo più a stare sulla graticola sulla quale mi sono cacciato con le mie stesse mani! Se penso che con un mio serpente è stato ucciso il mio migliore amico, mi sento impazzire! E, addirittura, sono sospettato di averlo ammazzato!

Il commissario lo sorprende: Per il momento si tenga a disposizione, per le indagini.

Come, non mi arrestate? La bocca del farmacista è aperta per lo stupore.

E perché dovrei arrestarvi? C’è la testimonianza di un brav’uomo che vi scagiona! Piuttosto, dove eravate domenica sera e nel tardo pomeriggio?

Se cercate un alibi, io non ne ho neppure l'ombra! Era a casa mia, da solo: amo trascorrere le domeniche pomeriggio in solitudine, accudendo all’orto, al giardino. A volte vengono a trovarmi i nipotini, di domenica; ma questa domenica ero solo. Credo che sappiate già tutto: di me, di Pamela, dell’ingegnere, di Regina e del “Diablo”!

Indica Tommaso, il fattore: Chieda a lui e v’informerà delle mie contraddizioni: il mio ribrezzo che mi arrecano i serpenti e il fascino che, allo stesso tempo, esercitano su di me. Quasi mi stregano! Mai oserei sfiorarne uno, anche se protetto da spessi guantoni. Tutto cominciò quando Tommaso catturò una vipera viva, nel bosco qui vicino: voleva ucciderla ed io glielo impedii. Poi da cosa nasce cosa, poiché mi venne l’idea di allevarla allo scopo di fornire veleno a un’industria farmaceutica con la quale sono in contatto per il mio lavoro. Sapevano che quei signori avevano difficoltà nel rifornirsi di veleni naturali e così ho intrapreso questa attiva insolita. Venite, che vi presento i miei ospiti!

Il farmacista è palesemente rinfrancato, quasi euforico. Ci sono due vipere del Gabon, note anche come vipere soffianti, terribili e terrificanti. Una vipera del corno proveniente dal deserto del Sahara: micidiale quanto le vipere del Gabon! Tre vipere nostrane, una vipera del corno originaria delle Alpi Carniche e il rarissimo spessone: la più pericolosa vipera locale nota come “spessù”, con due piccole creste sul capo. Una coppia di serpenti a sonagli; quattro cobra del Nilo e un cobra dell’India, due micidiali serpenti australiani: i più velenosi in assoluto, e cinque salamandre in una grande vasca dall’acqua corrente, attorniata da felci come in un sottobosco.

Il farmacista spiega: Il veleno nelle salamandre sta nella pelle. Per questo motivo nessun animale osa aggredirle per mangiarsele! Segnalano il pericolo con la loro livrea nera e gialla.

Ricorda, quasi con tristezza: Avevo anche il terribile mamba, ma è morto alcuni mesi fa, credo di vecchiaia.
Una precisazione, necessaria: E’ tutto regolare! Ho tutte le autorizzazioni in regola, necessarie per allevare simili ospiti, da trattare con le molle.

Indica una specie di gabbiotto: La temperatura nelle vasche è regolata da un computer e ogni vasca ha il suo microclima ideale. C’è un sistema d’allarme, anti-intrusione, collegato direttamente con una vostra Centrale Operativa; ma quando i ladri vi hanno fatto irruzione è stato disattivato. Chi si è intrufolato qui, sapeva come muoversi e c’è entrato senza problemi. Non riesco proprio a immaginare chi possa essere stato!

Scuote il capo rassegnato: Sono consapevole di aver commesso un reato, di cui ignoro l’entità, ma c’è scappato un morto: il mio migliore amico! E’ infatti mio preciso dovere segnalare tempestivamente l’eventuale scomparsa di un mio ospite; ma, quando me ne sono accorto, era già stato trovato!

Allarga le braccia, sconsolato: Sono stato uno stupido a non presentarmi e informarvi: “Questo serpente mi appartiene!” Ma, credetemi, ero sconvolto! Già mi vedevo in galera innocente. Ero così confuso, angosciato e disperato che ho desiderato addirittura di morire, sparire, dissolvermi; ma, in tal caso, avrei indicato in me il colpevole quando, invece, l’unica mia colpa è di allevare serpenti!

continua


Guido Araldo è nato a Saliceto, vive a Cuneo. Autore di numerosissime opere fra cui 22 romanzi storici, alcuni dei quali apparsi in Francia a cura delle edizioni Harmattan di Parigi, 18 gialli noti come "gli enigmi del commissario" e 3 saggi sulla storia dei templari e l'esoterismo occidentale. Nel 2000 ha vinto il primo premio del concorso letterario “Galeotto del Carretto” con il libro Prèscricia, la Pietra Scritta. I suoi libri sono presenti nel catalogo online Feltrinelli. Per informazioni più dettagliate si invita a consultare il sito Editoriale l'Espresso "ilmiolibro.it".