TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


sabato 28 gennaio 2012

La Cina è vicina



"La Cina è vicina", così si poteva leggere sui muri delle nostre città negli anni Sessanta. Oggi quell'ingenua speranza è diventata realtà. La Cina ci è veramente vicina. Anzi, in molti casi, ci ha pure superato. Incidenti mortali, suicidi, inquinamento ambientale, sfruttamento bestiale dei lavoratori: queste le caratteristiche del miracolo economico made in Pekino.


Paolo Salom

Apple, la Cina e i costi umani per iPad e iPhone


PECHINO - Semplici eppure geniali. Oggetti di cui non si può più fare a meno: iPad, iPod, iPhone, per citare soltanto i più noti, i più apprezzati, i più rincorsi. Oggetti dalle linee pulite entrati nell’immaginario collettivo. Tecnologia cult che contribuisce a modificare il nostro stile di vita. Ma anche, come un moderno, perverso contrappasso, lo stile di vita chi li produce in conto terzi, ovvero milioni di lavoratori cinesi costretti a rispettare turni estenuanti in condizioni che nessuno, in Occidente, potrebbe nemmeno figurarsi, tanto meno accettare. È il New York Times a far cadere un velo che, per la verità, appare davvero sottile, su una realtà al limite dell’incredibile con una lunga e dettagliata inchiesta cui, finora, la Apple, principale committente di prodotti che ne hanno decretato l’inarrivabile successo degli ultimi dieci anni (utili a 13 miliardi di dollari), non ha voluto replicare ufficialmente.

L'INCHIESTA- Questa realtà parla di incidenti, spesso mortali, nelle differenti aziende che lavorano per il gigante americano dell’elettronica stilosa. Con un’attenzione particolare alla Foxconn, se non altro perché è la più grande fabbrica della Repubblica Popolare (un milione e 200 mila tra operai e addetti) che, oltre a quelli della Apple, assembla i prodotti di industrie come Amazon, Dell, Hewlett-Packard, Nintendo, Nokia e Samsung. La Foxconn, entrata nelle cronache per una «epidemia» di suicidi tra i suoi dipendenti, ha il suo centro nevralgico a Chengdu, metropoli di 12 milioni di abitanti nella provincia del Sichuan, ma ha fabbriche ovunque in Cina e, scrive il New York Times, dai suoi capannoni esce il 40% di tutti i prodotti di elettronica venduti nel mondo con svariati marchi.

TURNI MASSACRANTI- Ma i «gioielli» restano ovviamente i colorati oggetti partoriti dal genio del compianto Steve Jobs. Che probabilmente ignorava le condizioni in cui venivano realizzati se è vero che, in passato, aveva lodato la struttura produttiva cinese: «Le loro fabbriche hanno mense, cinema, piscine», aveva detto durante un convegno. Vero, verissimo. Soltanto che il prezzo pagato dai lavoratori è al di là di ogni immaginazione (occidentale). Basta leggere il cartello che mette in guardia gli operai, come una riedizione del dantesco «Lasciate ogni speranza o voi ch’entrate». Dice: «Lavorate duramente oggi o duramente trovatevi un altro lavoro domani». Poi il New York Times elenca con precisione come lavorano i dipendenti: turni sulle 24 ore, sei giorni su sette, 12 ore per turno, senza potersi mai sedere, punizioni per i ritardatari, costretti a scrivere umilianti lettere di scuse, dormitori affollati all’inverosimile.

LA DIFESA- La Foxconn si difende negando di «maltrattare gli operai» e anzi affermando di «rispettare le leggi della Repubblica Popolare». D’altro canto, la Apple ha varato un codice di condotta aziendale che vieta di servirsi di fornitori che impongano condizioni disumane ai dipendenti. Evidentemente, fa capire il New York Times, non sempre queste condizioni vengono verificate puntualmente. Altrimenti la Foxconn non sarebbe tra i fornitori della Casa di Cupertino. Quando il britannico Mail on Sunday ha pubblicato un'inchiesta sui metodi impiegati in un impianto della Foxconn a Shenzhen (turni infiniti e persino punizioni fisiche, come l’obbligo di fare flessioni in stile caserma), alcuni dirigenti della Apple si sono detti «scioccati: non sapevamo che cosa succedesse davvero in Cina, tutto questo deve essere cambiato».

«APPLE NON SI PREOCCUPA» - Nella realtà, poco può essere modificato seguendo la logica del profitto imposta dall’industria fondata da Jobs. Perché i margini per il fornitore sono esigui e possono aumentare soltanto riducendo i costi di produzione. In Cina questo viene fatto a spese dei lavoratori, costretti a turni inaccettabili, a utilizzare prodotti chimici pericolosi, a subire soprusi per lavorare di più e meglio. «Una volta che la Apple ha scelto un fornitore - spiega al New York Times un anonimo (ex) manager - difficilmente si preoccupa se il codice di condotta è rispettato come garantito prima di firmare il contratto». Essenziale, prima di tutto, è che iPod e iPad siano a regola d’arte. O che gli iPhone piacciano al pubblico. Che nulla sa del sudore e della sofferenza nascosti nei circuiti interni.

(Da: Il Corriere della sera del 26 gennaio 2012)







Philippe Grangereau

Apple, la mela avvelenata

Tongxin, una piccola borgata situata nella zona industriale di Kunshan, ad una sessantina di chilometri da Shanghai, ha la sfortuna di trovarsi a due passi dalle fabbriche di due subappaltatori di Apple, Unimicron Electronics e Kaedar Electronics. Queste grandi aziende, con parecchie migliaia di operai ciascuna, producono gli involucri per i computer Apple, usando dei prodotti tossici che sono in parte rigettati nell'acqua e nell'aria. Un immondo ruscello nero come l'inchiostro separa Tongxin dai muri immacolati degli edifici ultramoderni di Kaedar.

" Possiamo utilizzare l'acqua del pozzo per lavare i panni, ma è troppo inquinata per la consumazione", ci dice la signora Zhang, un'abitante, appoggiando un secchio che ha appena tirato sul puteale. Col mento, ci indica un lavandino nel cortile di casa sua: " Usiamo l'acqua di questo rubinetto per cucinare, ma non sono sicura che sia più pulita. " Sua nuora, che regge un bimbo per la mano, opina sottolineando che la notte, Kaedar ed Unimicron rilasciano dei gas che irritano la gola e provocano giramenti di testa. "I bambini tossiscono, è per ciò che chiudiamo le finestre", conferma un vicino che assicura che può riconoscere, dall'odore, quale fabbrica è all'origine delle emanazioni che respira .

Questa parte di Kunshan, una volta, era una risaia. Nel giro di dieci anni, è diventata una zona industriale senza fine in cui s'incrociano le autostrade. I villaggi sono interamente scomparsi, eccetto alcuni, come Tongxin, che sopravvivono in buchi che sembrano talvolta delle discariche. I contadini di una volta hanno trasformato le loro case di campagna in dormitori che affittano alle moltitudini di operai migranti di questa fabbrica del mondo al servizio di tutte le principali marche internazionali. Sulla porta di una capanna affittata ad un gruppo di lavoratori che si danno il cambio per dormire su un unico letto, uno di questi nuovi proletari ha scritto il carattere "ren" che significa "sopportare la sofferenza."

Il tasso di mortalità tra questi paesani è notevolmente superiore alla media nazionale. Dal 2007, nove dei 60 abitanti di Tongxin sono deceduti di cancro. Questa statistica è stata rivelata a settembre, da una piccola ONG di Pechino, l'Istituto degli Affari Pubblici e dell'Ambiente (IPE), in un rapporto intitolato "L'altra faccia di Apple". Esempi all'appoggio, questo documento accusa il gigante americano di sapere per certo che la fabbricazione dei suoi iPad, iPhone ed altri prodotti emblematici della marca genera un "enorme volume" di rifiuti tossici, ma di non agire di conseguenza.

Apple, che ha la particolarità di non essere proprietario dei propri stabilimenti, fa fabbricare la maggior parte dei suoi prodotti da una ventina di subappaltatori cinesi, di cui la multinazionale americana tace l'identità invocando il segreto commerciale. L'IPE ha tuttavia stabilito che Kaedar ed Unimicron forniscono Apple, ed assicura che queste fabbriche rappresentano un rischio per la salute dei residenti. "È sempre molto complicato stabilire un legame diretto tra un tipo di inquinamento e la o le malattie che genera, riconosce Ma Jun, il direttore dell'IPE. Ma ciò che è certo, è che gli abitanti di Tongxin sono effettivamente esposti ai rigetti di Kaedar ed Unimicron. »

La loro nocività è stata dimostrata da quando sono state adottate, a più riprese dal 2006, delle sanzioni contro Kaedar , e di nuovo, all'inizio di novembre, da parte dell'Ufficio di Protezione dell'Ambiente del governo locale di Kunshan. Tuttavia, le sanzioni sono clementi. Nel 2006, gli inquirenti ufficiali hanno scoperto che Kaedar "scaricava dei rifiuti liquidi non trattati in quantità eccessive". Ma la multa non ha superato l'equivalente di 10 000 euro. A novembre, l'Ufficio di Protezione dell'Ambiente, che ha rilevato delle emanazioni tossiche, ha fatto chiudere momentaneamente parecchie catene di montaggio, ma senza darne la ragione esatta, e senza divulgare l'informazione avuta sulla natura e le quantità di prodotti pericolosi scaricati nell'acqua o nell'atmosfera.
La trasparenza non è neanche il forte di Apple. Alan Hely, uno dei suoi portavoce, rifiuta di rispondere a domande specifiche rivolte da Liberation riguardo ai subappaltatori della società, ma assicura che loro aderiscono "per contratto" ad un "codice di condotta" imposto da Apple. Secondo questo contratto, i "procedimenti di fabbricazione" hanno il dovere di essere "rispettosi dell'ambiente ". La multinazionale afferma avere effettuato questo anno 127 ispezioni dai suoi subappaltatori "nel mondo", ma non fornisce cifre che riguardano la Cina.



Apple riconosce tuttavia, nelle sue statistiche globali, che nel 31% dei casi, le fabbriche dei suoi fornitori emettono nell'aria dei prodotti sopra le norme, e nel 11% dei casi per quanto riguarda i rigetti liquidi.

Durante l'inchiesta indipendente condotta dall'IPE all'inizio dell'anno, una dozzina di abitanti di Tongxin si era inginocchiata davanti a Ma Jun, supplicando il direttore dell'ONG di aiutarli a fermare l'inquinamento che, secondo essi, è responsabile del numero molto elevato di cancri nella loro comunità. Oggi, la popolazione non è più cosi espansiva. "Subito dopo la pubblicazione del nostro rapporto, confida Ma Jun, gli abitanti di Tongxin hanno ricevuto la consegna di non parlare ai giornalisti. " In effetti, ci vuole pazienza per convincere i residenti ad esprimersi. c'è una motivo a tutto ciò: "Siamo stati minacciati, confessa una sessantenne, attirandoci a casa sua. Alcuni hooligans vanno a trovare quelli che parlano, li insultano e talvolta li colpiscono . " Su ordine di chi? "I padroni di Kaedar, molto probabilmente…"

L'omerta regna anche nella zona semi-residenziale di Wuxi, dove la fabbrica Catcher, un altro subappaltatore di Apple, rilascia nell'aria, da più di due anni, delle sostanze che infastidiscono centinaia di residenti. L'odore, che è simile a quello dell'etere, provoca una forma inquietante di ebbrezza passeggera. "Catcher rilascia generalmente queste emanazioni di notte. Ci si sveglia con un mal di testa, la gola e le vie respiratorie irritate", racconta un architetta che preferisce non rilasciare il suo nome. Guardando suo figlio di 5 anni suonare il piano, dice: "Da quando abbiamo traslocato qui, tossisce senza tregua, ed io sono certa che sono le emanazioni del subappaltatore di Apple che ne sono responsabili. " Un'affermazione non verificabile. Uno dei suoi vicini, un informatico, si dice tanto inquieto per sua figlia di 6 anni che soffre di infiammazioni delle vie respiratorie. "Queste emanazioni ci fanno tutti diventare matti. Abbiamo acquistato una bella casa, ma non ci sentiamo in sicurezza. Quando le emanazioni sono molto forti, ci telefoniamo, c'incontriamo, una volta abbiamo perfino tentato di bloccare la porta della fabbrica Catcher con le nostre automobili, ma la polizia è intervenuta. »

L'Ufficio locale di protezione dell'ambiente, che non divulga né la natura di questo inquinamento, né le quantità misurate, ha costretto, all'inizio di novembre, questa fabbrica a risanare la sua catena di produzione d'involucri in magnesio ed alluminio. I laminatoi utilizzerebbero tra l'altro del xilene.
"Ci hanno detto che avevano speso 3 milioni di euro per cambiare le macchine. Ma le emissioni sono sempre cosi forti, e non sappiamo più cosa fare", si dispera l'architetta. Appena tentiamo di abbordare gli operai di Catcher all'uscita della fabbrica—devono anche loro essere colpiti da questi prodotti chimici—, delle guardie in agguato, su degli scooter elettrici, si precipitano per dissuaderli di esprimersi gridando: "Non dite niente ai giornalisti! Non dimenticate che siete legati da un contratto di confidenzialità. »

Nel gennaio 2010, 2 000 operai di Wintek, un altro subappaltatore di Apple con sede a Suzhou, avevano attaccato i locali della società per denunciare i danni provocati alla loro salute dall'uso di N-hexane, un prodotto chimico destinato a pulire gli schermi degli iPads ed iPhones. Ben137 di loro erano stati ricoverati.

Il 20 maggio scorso, tre operai di Foxconn, altro fornitore di Apple, sono stati uccisi da un'esplosione su una catena dell'iPad 2. Da Foxconn, le condizioni di lavoro sono tali che, da gennaio 2010, 18 operai hanno tentato di suicidarsi gettandosi dal tetto dei dormitori . Almeno 14 di essi sono riusciti a mettere fine ai loro giorni. L'ultimo suicidio risale al 20 maggio scorso, a Chengdu. In un documento chiamato " Progress report 2011", Apple si congratula con Foxconn di avere, da allora, preso delle misure come "l'installazione di grandi reti" nelle fabbriche "per impedire i suicidi impulsivi", così come la creazione di "cellule di psicologi."

Il segreto quasi totale imposto da Apple sulle sue procedure di fabbricazione gli conferisce una comoda ambiguità. Tutte le grandi marche dell'elettronica utilizzano dei subappaltatori in Cina ed approfittano dell'abbondanza di mano d'opera a buon mercato, dell'assenza di sindacati liberi e di controlli incompleti in materia di ambiente e di sicurezza del lavoro. Nokia, Philips, Samsung, Siemens ed Alcatel… L'IPE ne ha censito 29. Tutti sono stati sensibilizzati ai problemi di inquinamento dei loro subappaltatori denunciati dall'ONG, e hanno risposto, eccetto Apple.

È solamente a metà novembre che, per la prima volta, la celebre marca ha consentito di dibattere con l'IPE del rapporto opprimente pubblicato in settembre da questa ONG. La mania del segreto di Apple non è stata presa in difetto. "Ciò che era strano in questa riunione, è che i rappresentanti di Apple, che erano i nostri interlocutori, hanno rifiutato di dare i loro nomi, racconta Ma Jun. Ci hanno riaffermato che Apple effettua da molto tempo, e molto rigorosamente, dei controlli presso tutti i suoi subappaltatori. Ho ribattuto chiedendo loro come è possibile che non si siano resi conto dei problemi di inquinamento evocati nel nostro rapporto. E' la dimostrazione che questi controlli non sono seri! Si sono accontentati di ripetere che Apple esige l'applicazione di procedimenti di fabbricazione responsabile", riporta Ma Jun che stima tuttavia che l'incontro è "un progresso": un inizio di dialogo.

In Cina, Steve Jobs, il defunto cofondatore di Apple, ha un'eccellente reputazione. La sua biografia in cinese, che si è già venduta a milioni di esemplari, lo presenta come un "genio".
"Personalmente, dice l'architetta di Wuxi, faccio fatica ad avere del rispetto per Qiao Busi ["Jobs", in cinese], perché un uomo che ha fatto tanto aveva il dovere di riflettere alle conseguenze generate dalla fabbricazione dei suoi prodotti, e di avere della compassione. Come ha potuto pensare di sfuggire a questa responsabilità utilizzando dei subappaltatori? I prodotti di Apple sono seducenti, ma indegni."


Fonte:http://www.ecrans.fr/Apple-la-pomme-empoisonnee,13693.html
Traduzione: Fabienne Melmi