TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


lunedì 23 gennaio 2012

Omaggio a Francesco Leonetti



Dal bel blog (che invitiamo tutti a visitare) del nostro amico Attilio Mangano riprendiamo questo omaggio alla poesia di Francesco Leonetti a cui aggiungiamo un commento critico.

Francesco Leonetti

Tre delle "Poesie scelte 1942-2001"



Riassunti mondiali (1994)

1.
I corpi in trincea a buchi / bombardati da velivoli.
E quindi si solleva in su / la crosta terrena stessa.
È lava rossa, espansa; / è movimento come in noi, si esulta.
Ma per bloccare l'impeto / caldo umano sono scaricati
addosso i massi giù / dai mostri meccanici in cielo.
Oh non c'è un bel essere / diabolico fra noi capace
di rispondere ribelle e / battere l' irragione al dominio.

2.
Qui c'è solo la cosa del lavoro e la foia.
Ma stiamo per ore allo schermo mirando.
Le giostre, le sfide, con camere addosso.
Da vedenti. Il caracollante occidentale
attacca coi suoi fendenti a spada corta.
L'altro d'oriente col sandalo pesta fango:
per levare gli schizzi fulminei nella cura
di percezione del dettaglio trasversale
durante i sobbalzi dei passaggi continui.
La stilla infine all'occhio acceca quello ...
Ma non era che un' ombra, una sagoma esposta:
si ripresenta, duplicata presenza, il cavaliere
dell' occidente e un musulmano è in campo.
Qui si combatte a pezzi per le lunghe notti.
Solo il guardare i grandi ci è concesso.
Ahi mai nessuno muore fra i campioni presto.

3.
Vengono i mali giù dai mostri meccanici in cielo.
Un bell' essere diabolico non c'è più in noi indigeni.

La vecchiezza (2001)

Un nome in mente non torna più bene ... È scarsa la
compattezza del pene.
Di rado l'escremento mostra valore. Il cuore palpita come
in amore ...
Più volte l'udito non sente ... Eppure il tutto è ancora
di adolescente.
Come di chi non ha vissuto quasi niente. Anche se insorge il
disincanto:
non si scorge più nulla di grande ... Né ci conviene affaticarci
avanti .
Si sa che la vita è un composto di spinte e di parole che sono dita .
e un dì si torna alla resa, molecole nel vento, materia estesa .
Oggi il sussulto di male che induce il pensiero mortale
presenta il poi come un umus, con l'antica saggezza: il fiume
oscuro (nulla è detto), il sogno di un fiore, lo smarrimento puro ...
Ma non si tocca la rinuncia che è radicale: l'illusione dura.
lo non sono, non c'è il mondo, tutto è un'onda ...
Ma mi piace quest' ombra.
Non si alzerà più il sole, se così succede un giorno, se si vuole ...
Ma mi piace ancora una donna. Mi curo. E corro;
poi mi appoggio al muro.
E resta che il padrone, che il potere, che l'irragione, vincendo,
mostra che il fme non è affatto il nostro ... Noi peschiamo dentro
il tutto errante, in un insieme - e è questo il solo senso.

Il piede

Questo il mio
bellissimo potente piede;
rotto piagato appoggiato esposto.
Oh che puzzo!
Sono un perdente,
un ribelle infame al dio del denaro.
Amen.
Vengo dal campo dei villani fottuti,
degli insolenti operai, degli intellettuali di merda.
lo con questo,
con questo calciavo all'inferno
i signori e i padroni e i ministri del dio.
E ora, dove è andato il mio piede invitto? Oh meschino!
Non è più grande, non ha un fine,
non ha neppure un seggio.
C'erano una volta i Saraceni, Attila, i Gialli;
ci risaremo noi, ritornati un dì
nel millennio terziario di bancate globali.


* Le poesie sono tratte da Francesco Leonetti, Sopra una perduta estate, a cura di Aldo Nove, NO REPLY Editore 2008



Francesco Leonetti è nato a Cosenza nel 1924. Nel 1955 ha fondato insieme a Roberto Roversi e a Pier Paolo Pasolini la rivista Officina. E' stato vicino alle posizioni del Gruppo 63. Nel 1964 fu eletto segretario del gruppo italiano (Vittorini, Moravia, Pasolini, Calvino) per un giornale internazionale di scrittori che non ebbe sviluppo. Professore di filosofia, ha lavorato in biblioteche emiliane e in case editrici; è stato anche attore. E' poi stato condirettore della rivista Alfabeta. Ha pubblicato libri di poesia: La cantica (1959), In uno scacco (1979).
Tra le opere di narrativa e saggistica: Fumo, fuoco e dispetto (1956), Conoscenza per errore (1961), L'incompleto (1964), Tappeto volante (1967), Irati e sereni (1974), Campo di battaglia (1981). Nei suoi testi ha dato stimolanti analisi del complesso rapporto letteratura/politica, mentre a livello espressivo ha cercato di restituire lo scindersi e l'automatizzarsi della coscienza nella società contemporanea.

(Da: http://ciaomondoyeswecan.myblog.it/)


Leonetti e Pasolini

Marco Rustioni

Francesco Leonetti - "Sopra una perduta estate. Poesie scelte (1942-2001)"

[a cura di Aldo Nove, No Reply, Milano 2008]

Sopra una perduta estate è il titolo della scarna plaquette (appena dodici componimenti) stampata nel 1942 dall’allora poco più che diciottenne Francesco Leonetti (1924) presso la libreria antiquaria Landi di Bologna, che tra l’altro ebbe il merito e l’intuizione di pubblicare, nello stesso anno, gli esordi lirici di Roberto Roversi (Poesie) e di Pier Paolo Pasolini (Poesie a Casarsa) sodali del futuro gruppo di «Officina». Oggi il volume viene ristampato dalla casa editrice No Reply e il curatore, Aldo Nove, accompagna all’esiguo corpus lirico una serie di documenti e di contributi, quasi a voler suggerire le coordinate contestuali entro cui leggere la raccolta.

Ed è questo che lascia intendere, ad esempio, la presenza nel libro della lettera inviata da Pasolini a Leonetti per discutere assieme, già nel 1941, del valore raggiunto da questi componimenti, allora in fieri e non ancora destinati alla pubblicazione. Ma, a margine, viene opportunamente inserito anche un altro testo pasoliniano, Il bolognese Leonetti (1953) ampia recensione dedicata alle sue opere giovanili poi confluita in Passione e ideologia (1960). Inoltre, viene proposto un cospicuo numero di interventi, in parte già apparsi in altra sede (mi riferisco a quelli di Clelia Martignoni, Renato Barilli, Guido Guglielmi, Maria Corti, Romano Luperini), in parte inediti ed elaborati da giovani critici (Gian Paolo Renello, Andrea Cortellessa, Gilda Policastro).

Ma soprattutto, ai versi segue una scelta di poesie appartenenti alla successiva produzione (dai poco conosciuti Poemi, editi presso la libreria Palmaverde nel 1952, sino a La freccia, raccolta del 2001) restituita però in modo certo non impeccabile, con alcuni testi inspiegabilmente mutili, o diversi nel titolo, o privi di datazione. Ora, al di là di questi aspetti, a dire il vero affatto secondari, il felice ritrovamento è comunque l’occasione per intraprendere un confronto dialogico più ampio con Leonetti, da troppo tempo scomparso dall’orizzonte interpretativo e su cui permane un incomprensibile ostracismo.

Si tratta di un pretesto senz’altro virtuoso, anche perché Sopra una perduta estate non può non essere catalogata tra le puerili dell’autore e suscitare, al di là del valore documentario, un interesse tutt’al più storico-biografico. Se da un lato, infatti, si rivela assai curioso il ductus classicheggiante di questi versi adolescenziali, così dissimili dalla vibrante petrosità stilistica che connota La cantica (1959), dall’altro gli esercizi retorici qui proposti, sorta di parnaso minimo intriso di malinconica e limpida inquietudine, non pervengono certo ad esiti ragguardevoli. Non a caso, il motivo principale del libro restano i contributi saggistici inediti.

A tal proposito, merita attenzione l’analisi della Voce del corvo (2001) compiuta da Cortellessa, acuto nello scandagliare le modalità mitobiografiche esperite da Leonetti nel racconto della propria esperienza bellica; ma puntuali sono pure le note elaborate da Gilda Policastro, che a partire da Leopardi, saggio officinesco del 1955, mira a ricostruire un convincente ed esaustivo quadro di allusioni e di suggestioni presenti, soprattutto, nel corpus narrativo e poetico edito tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta, da Fumo, fuoco e dispetto (1956) fino a Conoscenza per errore (1961).

In ultimo, dunque, dalla ristampa di Sopra una perduta estate sembra trapelare una mutata predisposizione critica verso Leonetti, da sempre disponibile, come suggerito da Renello, «al confronto con gli eventi, con le cose e con la storia», ed è anche per questo motivo che la sua scomparsa dai meccanismi di selezione della memoria collettiva appare oramai poco tollerabile. L’auspicio, insomma, è che il volume possa farsi portavoce di questo invito, ad oggi (purtroppo) inascoltato.

(Da: http://www.allegoriaonline.it/)