TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


domenica 26 gennaio 2014

Guido Araldo, San Cristoforo (e il dio Anubi)



Là dove c'è un'immagine mitica- scrive Joseph Campbell – c'è stata la convalida di decenni, secoli, millenni di esperienza lungo un certo percorso, la quale fornisce un modello”. Il grande studioso americano si riferisce agli dei del mondo classico, ma può valere anche per i santi cristiani. Come ci dimostra questo articolo di Guido Araldo.

Guido Araldo

San Cristoforo

San Cristoforo (che si festeggia il 25 luglio) è un santo oggi un po’ dimenticato eppure un tempo molto venerato. La superstizione popolare vuole che se si vede san Cristoforo, protettore dalle morti improvvise, la morte si allontani; anzi, che l’appuntamento con la morte sia rimandato. E’ il santo che protegge alle disgrazie! Per questo motivo san Cristoforo oggi è apprezzato dagli automobilisti o di chi, semplicemente, si mette in viaggio. Non è raro, in Italia, trovare un santino di san Cristoforo in un’auto. L’automobilista probabilmente ignora per quale motivo quell’immagine sia a bordo della sua auto, e probabilmente anche chi gliel’ha donata non è consapevole pienamente del dono che ha fatto. Un tempo, vedere san Cristoforo, con Gesù Bambino sulle spalle, era di buon auspicio; anzi, proteggeva dalle disgrazie improvvise. San Cristoforo è un santo che si fa vedere, che si deve vedere! Per questo motivo è raffigurato grande, enorme, non all’interno delle chiese; ma all’esterno, meglio sulla facciata, affinché possa essere visto anche da lontano. Lo sguardo di viandanti, mercanti e soprattutto pellegrini s’illuminava nell’intravederlo lungo il loro cammino!

Fu il solito Jacopo da Varagine con la sua Leggenda Aurea a rendere questo santo famosissimo. Ma perché san Cristoforo porta Gesù Bambino? E’ il compito assegnatogli dal suo stesso nome! Cristo-foro, ovvero colui che porta Cristo. Pertanto, la leggenda famosissima nel Medioevo non poteva essere da meno! Una notte un bambino bussò alla sua porta e gli chiese se poteva portarlo, per un’emergenza, al di là di un fiume tumultuoso, in piena. Cristoforo che era un gigante nerboruto, pagano, ma con un cuore degno della sua stazza, e non esitò: si caricò quel bambino sulle spalle e tra grandi difficoltà, rischiando di farsi travolgere dai flutti, attraversò il guado mettendo in pericolo la sua stessa vita. Sulla sponda opposta il bambino svelò: sulle sue spalle san Cristoforo non aveva preso soltanto il corpicino di un bambino; ma il peso del mondo intero. Per questo motivo, a metà del guado, era così pesante che sembrava schiacciarlo. Ed ecco affiorare prepotente il mito di Atlante: il titano che reggeva il mondo, dal quale hanno preso nome le alte montagne del Marocco.

Cristoforo, che si chiamava Reprobus, da quel momento si convertì e prese quel nome nuovo: di portatore di Cristo, del mondo!

Ma nel culto di san Cristoforo c’è dell’altro: qualcosa di più arcano. Negli affreschi bizantini è raffigurato con la testa di un cane, anzi di uno sciacallo e, non a caso, è chiamato san Cristoforo Cinocefalo: letteralmente colui che porta Cristo con la testa di cane.



San Cristoforo, in questo caso raffigurato in abiti vescovili, presenta inequivocabilmente le caratteristiche fisiche del dio Anubi: il traghettatore delle anime nel mondo dell’aldilà! Quindi, san Cristoforo non soltanto protegge dalle disgrazie, ma accompagna i morti come Caronte. Per certi versi Anubi, tra le più importanti divinità egizie per il suo ruolo mediatico tra questo mondo e l’altro mondo, tra il mondo dei vivi e quello dei morti, si è tramandato nella nostra cultura con due santi: san Cristoforo e san Michele. Quest’ultimo, come Anubi sta sulla porta dell’aldilà con la stadera in mano per pesare le anime dei morti e decidere il loro destino eterno; ma, a differenze di Anubi, san Michele ha la spada in mano, per impedire a chiunque ne sia indegno di entrare in Paradiso; invece Anubi ha in mano una piuma che serve da contrappeso, per la sua leggerezza, all’anima. Infatti, per gli Egizi, l’anima lordata di malefatte, di crimini e cattiverie era più pesante di una piuma!

Ma c’è ancora dell’altro su san Cristoforo invero straordinario, che peraltro veniva invocato, anche, contro la peste. Illuminante è la sua collocazione nel calendario: il 25 luglio. Una collocazione non casuale; come non è casuale il suo abbinamento con San Giacomo, l’altro patrone di viandanti e pellegrini. Ma, soprattutto, il 25 luglio aveva un grande valore astronomico per gli Egizi, che facevano iniziare addirittura l’anno in quel periodo: il sole e la stella di Sirio, la più brillante in cielo, Maia per i Greci antichi, sorgono e tramontano insieme! E san Cristoforo Cinocefalo è il santo della canicola, che prende anch’essa il nome dal cane (canicula, piccolo Cane, cioè Maia): un periodo che solitamente corrisponde proprio a questo periodo dell’anno. Il riferimento alla peste, marginale in questa analisi, deriva probabilmente dal fatto che il morbo si diffondeva maggiormente con il caldo e, pertanto, il momento della sua massima espansione corrispondeva con la canicola.

Ed ecco, con il cane della canicola, affiorare un altro mito, antichissimo, questa volta tutto greco: quello di Icario, Erigone e Maia!

I miti Greci e, prima ancora quelli minoici e micenei, erano impregnati di poesia. Quei popoli sapevano apprezzare, con il cuore colmo di dolcezza, gli animali umili, come una cagnolina e Maia, una mite cagnolina, è la stella più splendente in cielo, che noi chiamiamo Sirio (da Σείριος, Seirios, ovvero l’ardente). A personificare questa stella non è un eroe, un dio, ma una semplice, mite, dolcissima bastardina!

Anubi























Probabilmente il mito Maira è il più dolce dell’antichità… Indubbiamente superiore a qualsiasi edificante storia di santi.

La cagnolina Maira apparteneva a Erigone, figlia dell’attico Icario, pastore che una sera ospitò il dio Dioniso mentre viaggiava in incognito nel mondo allo scopo di diffondere la coltura della vite. Tanta ospitalità valse a Icario un otre colmo di vino e il brav’uomo il giorno dopo partì per raggiungere la figlia, allontanatasi all’arrivo di quel dio notoriamente troppo esuberante con le donne, soprattutto se vergini. Durante il viaggio Icario fece gustare il vino ad alcuni pastori che, ubriacatosi, lo uccisero credendo che li avesse avvelenati; poi, per disfarsi dell’ingombrante cadavere, lo gettarono in un pozzo asciutto. In seguito la figlia andò trepidante in cerca del padre scomparso e vagò per più giorni, finché Icario le apparve in sogno indicandole dove giaceva il suo corpo e la supplicò di dargli onorevole sepoltura. Nonostante le indicazioni paterne, non fu facile per Erigone trovare il corpo di Icario. Ad indicarglielo provvide proprio la cagnetta fedele, dal fiuto eccellente.

A questo punto la figlia disperata, sepolto il padre, non trovò di meglio che impiccarsi a un albero presso la tomba di colui che amava più della sua stessa vita, e fu vegliata dalla cagnolina finché anch’essa morì di sfinimento e dolore.

Intervenne allora Zeus, signore dell’Olimpo, che impietosito e scosso da tanta tragedia portò in cielo padre, figlia e cagnolina, trasformandoli rispettivamente nella stella di Arturo e nelle costellazioni della Vergine e del Cane. La cagnolina, in particolare, fu identificata non soltanto con la costellazione ma con Sirio: la stella più brillante in cielo.

A sua volta Dioniso, informato di quanto era successo, s’infuriò e mandò sull’Attica una terribile canicola che fece morire tutti i pastori, dopo averli fatti impazzire.

Esiste in altre culture tanta poesia? Al punto da porre in cielo, come costellazione e stella più luminosa un’umile cagnolina fedele?