TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


giovedì 13 febbraio 2014

Giovanissimi e senso del limite. Se l'irresponsabilità diventa violenza.



Chi lavora o ha lavorato nella scuola conosce per esperienza diretta la disperata solitudine di giovanissimi lasciati soli a cavarsela in un mondo di adulti sostanzialmente indifferenti ai loro problemi. Adulti disposti a concedere (e perdonare) tutto ai figli, pur di non essere chiamati a svolgere un ruolo genitoriale, cioè ad assumersi le proprie responsabilità, a partire dall'essere presenti.


Melita Cavallo, presidente del Tribunale dei Minori di Roma

“In gruppo perdono il senso del limite così giustificano le loro violenze”

Intervista di Maria Elena Vincenzi

«Il problema è che oggi i giovani non hanno limite, non sono in grado di fermarsi e basta nulla per arrivare alla violenza. È sufficiente pensare agli episodi di bullismo: non ci si ferma più, anzi spesso c’è chi rinforza, chi aizza, chi rincara la dose». Melita Cavallo, è presidente del Tribunale dei Minori di Roma, e da anni si occupa dei giovanissimi.

Presidente, spesso accade che anche quando vengono arrestati, gli adolescenti non capiscano che hanno fatto qualcosa di grave.

«Non credo che non sappiano cosa sia un reato, lo sanno eccome. Il problema è che quando sono insieme non si rendono conto, non capiscono che avere avuto un ruolo, anche se marginale, è comunque avere partecipato. Sa quante volte nella mia carriera mi è capitato di sentirmi dire: “Ma io ho fatto solo quello”? Come se fosse una parte e non il tutto. E per questo non si sentono colpevoli».

E spesso poi accade che le famiglie o la comunità in cui vivono li giustifichino.

«Il processo penale per i minori è studiato per questo. Per metterli di fronte alle proprie responsabilità, alle conseguenze di ciò che il reato ha prodotto sulla vittima. È tagliato sulla personalità del ragazzo per ottenerne il cambiamento ».

Magari non bisognerebbe arrivare in un’aula di tribunale per capirlo.

«Certo. Ma purtroppo è saltato il rispetto dell’altro. È saltato negli adulti, figuriamoci nei minori che sono fragili, oggi più che mai. E le famiglie in questo hanno una grandissima responsabilità perché poco regolative. Voglio però aggiungere che ci sono comunque tanti minori che hanno le idee ben chiare e si comportano bene».

Quanta e quale pensa che sia la responsabilità del mondo esterno oltre che dei genitori?

«Tanta. È la società che è così. Poi c’è la televisione e, soprattutto, ci sono internet, facebook». Sembra che i ragazzi ormai vivano in un’altra dimensione, scollegati dalla realtà.

«Questi mezzi sono utilissimi perché permettono di mantenere il contatto con il mondo esterno. Ma anche in questo serve un limite. Quando li ascolto mi rendo conto che spesso, anche nelle famiglie semplici, i ragazzi hanno il computer in camera e ne fanno l’uso che vogliono. Sono su internet giorno e notte. E questo non va bene. Torniamo sempre allo stesso discorso: ci vorrebbe un limite che spesso non c’è».


la Repubblica del 13 febbraio 2014