TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


giovedì 27 febbraio 2014

Guido Araldo, I Tarocchi come via iniziatica anche nella Divina Commedia



E' da pochi giorni in libreria "I Tarocchi come via iniziatica anche nella Divina Commedia", ultima fatica di Guido Araldo, a completamento di una trilogia che ha già visto la pubblicazione (con ottimo successo di critica e di pubblico) di "I misteri di Saliceto" e "Torino magica e Real Segreto". Iniziamo a parlarne, proponendone le pagine introduttive.

Guido Araldo

I Tarocchi come via iniziatica anche nella Divina Commedia

Il mito esoterico più antico a noi noto è forse quello orfico della creazione dell’uomo che corrisponde, concretamente, alla nascita in Occidente del concetto di anima.In origine Dioniso, munito di piccole corna come un capretto, era un villano assai zotico originario della Tracia, peraltro non molto gradito tra le alte sfere dell’Olimpo per il suo fare scherzoso ed irrispettoso..

Il suo simbolo, misteriosamente, era un albero senza rami: il phallus fonte di fertilità; la misteriosa forza che induce il seme a germogliare, il virgulto a salire e il pene virile ad inturgidirsi. A Dioniso era inoltre legata la leggenda che fosse stato l’inventore del vino: il bene più prezioso dell’umanità dopo il fuoco. Tutto lascia supporre che le vere origini di questo mito, relativo a un rozzo e selvaggio tracio, siano a Creta: culla della civiltà più antica, quella minoica.

Il mito più accreditato della sua nascita vuole che sia stato generato dall’amore “proibito” poiché fedifrago di Zeus e Persefone: il padre di tutti gli dei aveva fecondato la dea, simbolo botticelliano della primavera, assumendo le sembianze di un serpente. Anche in questo caso, come nel mito di Adamo ed Eva, ecco il serpente all’origine dell’umanità!

Quando nacque, Dioniso era già un bel fanciullo, con l’eccezione di due piccole corna sulla fronte ad attestare quanto la sua natura fosse irruenta e selvaggia. Stranamente le stesse corna che si riscontrano in Mosè…Dioniso venne al mondo mentre era in corso una furibonda guerra tra gli Dei e i Titani…e in quella zuffa apocalittica si trovò involontariamente coinvolto.

I Titani nella loro offensiva erano prossimi all’Olimpo e molti Dei erano in fuga. Il mito vuole che Dioniso si sia lasciato distrarre dal suono di un sonaglio e, anche, dalla sua bellezza riflessa in uno specchio: doni, entrambi, di Hera che mal gradiva che quello sgorbio, frutto di un tradimento di Zeus, si aggirasse tra gli Immortali sull’Olimpo. Questa distrazione costò cara a Dioniso, poiché fu raggiunto dai Titani che scatenarono su di lui la loro furia: lo smembrarono e lo divorarono crudo!

La reazione di Zeus, furibondo di fronte a tanta ferocia, non si fece attendere! Incenerì con le sue saette i Titani e Athena accorse a controllare se fosse possibile salvare, tra quelle ceneri fumanti, qualcosa del giovane dio divorato da quei mostri. Trovò il cuore palpitante! A questo punto una domanda è lecita: sussiste un collegamento ancestrale, nonostante i secoli che si frappongono, con il culto barocco del Sacro Cuore di Gesù? 

Athena non si limitò a recuperare il cuore pulsante e integro di Dioniso, ma modellò con le ceneri dei Titani una bellissima statua dove deporlo e quella statua, appena fu terminata, si ravvivò.Un antichissimo simbolo di resurrezione, parallelo a quello egizio di Isi e Osiri.

Secondo il mito orfico il primo uomo fu generato da un impasto delle ceneri malefiche dei Titani racchiudenti il cuore di Dioniso: autentica fiammella divina! E proprio da questo mito, di origine minoica con profondi influssi egizi, trasse origine in Grecia il concetto di anima.

Orbene, essendo l’uomo un connubio tra malignità titanica e afflato divino, i mysteria orfici prevedevano la progressiva elevazione dell’uomo verso il divino tramite varie rinascite: la metempsicosi cara a Pitagora, a Platone e a tutte le religioni più antiche, a cominciare dall’induismo. Una teoria cosmologica cara anche ad Origene, padre della Chiesa, per quanto sconfessato da vari Concili.

Secondo gli antichi mysteria orfici la fiammella divina presente nell’uomo: il suo cuore dionisiaco, riesce a purificarlo consumando le ceneri titaniche attraverso le arti; principalmente con l’ausilio della musica e della poesia. Ecco le arti care ad Orfeo! Il mortale che tramite la musica e la poesia era in grado di ammansire le fiere, addolcire l’animo feroce degli uomini e accostarli agli Dei. Il primo mortale a scendere negli Inferi, per recuperare l’amata moglie Euridice, e a tornare tra i vivi anche se fallì nella sua missione, poiché non è lecito ad un morto tornare a rivivere, anche perché una vita è dura di per sé e due sarebbero insostenibili!

Straordinaria, nella Chiesa delle origini, l’identificazione di Gesù con Orfeo, documentata nelle catacombe, a Roma, dei Santissimi Marcellino e Pietro. Forse la più antica rappresentazione di Gesù in sembianze umane!

















Per la verità, si badi bene, i mysteria orfici non escludono il processo inverso: un’umanità in cui la fiammella divina tende a spegnersi.Ed ecco, allora, i miti antichissimi di Prometeo presso i Greci e di Lucifero (letteralmente lux ferens, portatore di luce) presso gli Ebrei, straordinariamente paralleli.Entrambi puniti da Dio per aver cercato di soccorrere l’umanità, portandogli proprio la luce della conoscenza!

Per quale motivo deus non voluit? Perché Dio nutriva profondi dubbi sulla creatura che aveva forgiato con il fango (la Genesi biblica) o con le ceneri dei Titani (il mito di Dioniso)! 

Come non ricordare, a questo punto, l’ultimo versetto del tredicesimo capitolo dell’Apocalisse? Hic sapientia est. Qui habet intellectum, computet numeru, bestiae. Numerus enim hominis et numerus eius sescenti sexaginta est. Questa è la sapienza. Chi ha intelletto calcoli il numero della bestia che, per la verità, è il numero dell’uomo e il suo numero è 666! Si badi bene: non di un uomo, ma dell’uomo: l’umanità! Ecco lo svelamento dell’Apocalisse!

In tutte le culture è presente il mito del Diluvio Universale, quasi sempre inteso come punizione divina della bestialità umana. L’affanno dell’uomo per emergere da questa condizione di bestialità, quasi un anelito verso un’evoluzione salvifica, si esplica sostanzialmente attraverso tre “vie”.La prima “via” è quella della metempsicosi, alla quale già si è fatto cenno: ripetute rinascite dell’anima. E’ la “tesi della progressiva purificazione” dalla bestialità che caratterizzò le culture più antiche. Si badi bene che la bestialità umana non ha nulla in comune con “le bestie”, gli animali: è qualcosa di molto più grave, poiché l’uomo ne sarebbe intrinsecamente contaminato. Anzi, sarà probabilmente questa bestialità a portare all’autodistruzione dell’umanità. Lo stesso viaggio di Ulisse dal recinto dei maialini di Circe all’agognata Itaca o all’immensità dell’Oceano, nella visione dantesca, ravvisa un percorso iniziatico di purificazione.

La seconda “via” è quella cristiana, dove il concetto di “peccato originale” è sostanzialmente l’allegoria della primordiale bestialità umana, del serpente insito nell’uomo. Ed è questa bestialità, non presente negli altri animali, che indusse Dio a cacciare l’uomo dal Paradiso terrestre. Questa via si esplica con l’avvento del Messia, l’Humanitatis Salvator, che con il suo sacrificio sulla croce indicò la “via” della salvezza all’umanità attraverso l’amore, la fede e anche le buone opere come precisato nel libro dell’Apocalisse. 

San Bernardino da Siena e sant’Antonio da Padova sorreggono il monogramma solare di Cristo, Andrea Mantegna


La terza “via” è quella iniziatica dell’uomo con il lanternino: la IX carta dei Tarocchi. E’ la “via” iniziatica massonica: della ricerca interiore, della maturazione soggettiva, della pietra sgrossata, del filo di Hiram che, forse, sarebbe più pertinente definire il “filo di Oedipus”. 



Un percorso non tracciato, come si può ammirare negli intarsi marmorei del pavimento del duomo di Siena, che porta alla sapienza. Un percorso dove non sussiste la certezza di essere giunti alla meta. Ed è anche la via esoterica dei Tarocchi…