TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


lunedì 24 febbraio 2014

Lumpen, il ritmo delle Pantere nere



Anniversari/La band era il braccio sonoro del partito. Presente a marce e comizi. Quarant'anni esordivano con il singolo «Free Bobby Now», dedicato a Seale. Parla Michael Torrance, uno dei componenti

Francesco Adinolfi

Lumpen, il ritmo delle Pantere nere



Quant'anni fa, nel 1974, Elaine Brown diven­tava la prima donna a capo del Black Pan­ther Party. Era stata nomi­nata da Huey P. New­ton, fon­da­tore con Bobby Seale del par­tito, che in quei giorni si era rifu­giato a Cuba per sfug­gire a un'accusa di omi­ci­dio da cui in seguito verrà assolto.

Elaine Brown non è solo una lea­der poli­tica è anche una musi­ci­sta. Nel 1968 le viene richie­sto di regi­strare pezzi che rac­con­tino la sto­ria del par­tito e la sua azione rivo­lu­zio­na­ria. Il risul­tato sarà Seize the Time, album che con­tiene The Mee­ting, inno uffi­ciale delle Pan­tere nere. Dice: "Uomo dove sei stato tutti que­sti anni/Uomo dov'eri quando ti cercavo/Uomo tu mi cono­sci come io cono­sco te/Uomo sto arrivando/E ci siamo seduti e abbiamo par­lato di libertà e altre cose/E mi ha detto cosa sognava/E io cono­scevo quel sogno prima che ne parlasse/E un sen­ti­mento di fami­lia­rità è soprag­giunto". The Mee­ting è una bal­lata, melan­co­nica, strug­gente.

Nel 1973 inter­venne diret­ta­mente New­ton che chiese a Brown di pro­se­guire con le can­zoni. Il risul­tato è Until We're Free, il suo disco uscito per la Motown. La mili­tante non fu l'unica scheg­gia sonora capace di fian­cheg­giare le Pan­tere nere, fon­da­men­tale fu anche il ruolo dei The \Lum­pen che quarant'anni fa diven­nero la band di rife­ri­mento del par­tito.



Con un nome ispi­rato diret­ta­mente dal con­cetto di sot­to­pro­le­ta­riato, il lum­pen­pro­le­ta­riat descritto da Marx, il gruppo aveva il com­pito di iniet­tare una dose mas­sic­cia di radi­ca­li­smo nero nel soul del tempo. Lo farà con Free Bobby Now, il loro unico sin­golo, uscito nel '70, dedi­cato a Bobby Seale, co-fondatore del par­tito. Arre­stato in occa­sione degli eventi alla Con­ven­tion demo­cra­tica di Chi­cago del 1968, que­sti stava scon­tando quat­tro anni di car­cere per oltrag­gio alla corte. Il pezzo è un funky mar­tel­lante, soste­nuto da una chi­tarra irre­si­sti­bile. E con quel coro che ripete: "Bobby must be set free".

Tra i com­po­nenti della band Michael Tor­rance che ricorda quei giorni su un sito dedi­cato alle Pan­tere Nere (It's about Time, Black Pan­ther Party Legacy and Alumni,http://​www​.itsa​bout​ti​mebpp​.com/​i​n​d​e​x​_​P​h​o​t​o​G​a​l​l​e​r​y​.​h​tml): "Nella sto­ria, i popoli oppressi hanno uti­liz­zato la musica come mezzo non solo di lotta ma anche capace di inse­gnare, moti­vare e ispi­rare la resi­stenza. I Lum­pen ven­gono da que­sta tra­di­zione, l'obiettivo, lo scopo o la mis­sione è di istruire il popolo, uti­liz­zare forme popo­lari di musica a cui la comu­nità si possa rela­zio­nare, che si pos­sano tra­mu­tare in azione poli­tica così da diven­tare un'ulteriore arma nella lotta per la libe­ra­zione".

E ancora: "Oltre a me, la band inclu­deva Bill Calhoun, Clark (Santa Rita) Bai­ley e James Mott. All'inizio era­vamo sem­plici com­pa­gni di lotta a cui pia­ceva can­tare men­tre si faceva volan­ti­nag­gio in strada a San Fran­ci­sco. Can­tando veniva tutto più facile. E poi tutti ave­vamo avuto espe­rienze musi­cali, tutti ave­vamo avuto i nostri gruppi. Calhoun, in par­ti­co­lare, aveva già fatto alcune espe­rienze pro­fes­sio­nali a Las Vegas. Tutto suc­cesse con molta natu­ra­lezza. Non ricordo esat­ta­mente come avvenne ma fu Emory Dou­glas, mini­stro della cul­tura delle Pan­tere nere, a sug­ge­rire che si poteva dar vita a un gruppo. Già Elaine Brown aveva regi­strato un album di can­zoni rivo­lu­zio­na­rie (Seize the Time) in stile folk, sta­volta un quar­tetto r'n'b o 'soul' poteva diven­tare uno stru­mento poli­tico. Ci sono per­sone che non sanno leg­gere ma tutti sen­tono la musica".

Con­ti­nua: "Poco dopo Calhoun scrisse No More in stile spiritual/traditional e poi venne Free Bobby Now (in realtà nel ricordo indica sem­pre come titolo «Bobby Must Be Set Free», ndr), un pezzo r'n'b più veloce. Regi­strammo que­ste due can­zoni e pre­sto comin­ciamo a can­tare durante mani­fe­sta­zioni e raduni. Fu Emory a darci il nome The Lum­pen, 'i fra­telli dell'isolato', quelli pri­vati dei diritti civili, il sot­to­pro­le­ta­riato incaz­zato del ghetto. Lavo­ra­vamo a stretto con­tatto con il mini­stero della cul­tura e con June Hil­liard (pan­tera nera) che era a volte di aiuto e altre volte molto cri­tico. Era stato deciso che in quanto rap­pre­sen­tanti del Black Pan­ther Party e in quanto capaci di cat­tu­rare l'immaginazione del popolo, i Lum­pen dove­vano espri­mersi ad alti livelli, il 'pro­dotto' doveva avere grossa capa­cità di pene­tra­zione. Reclu­ta­vamo musi­ci­sti all'interno della comu­nità che diven­ta­vano la band di accom­pa­gna­mento dei Lum­pen, i Free­dom Mes­sen­gers Revo­lu­tio­nary Musi­cians. Gra­zie a Calhoun riu­scimmo a dar vita a uno show di un'ora con uni­formi e una coreo­gra­fia. Suo­na­vamo nei locali, nei cen­tri sociali, nei raduni e nei col­lege intorno a San Francisco/Oakland. Il nome comin­ciò a girare e riu­scimmo a costruirci un seguito. Alla vigi­lia dell'East Coast tour, suo­nammo al Mer­ritt Col­lege e il posto era pieno, tutti can­ta­vano "Bobby must be set free".



Nel 1971 i Lum­pen e Emory si esi­bi­rono sulla costa est; suo­na­vamo nei col­lege e alle feste per la rac­colta di fondi; suo­nammo a St.Paul/Minneapolis, New York City, Boston, New Haven e alla Revo­lu­tio­nary People's Con­sti­tu­tio­nal Con­ven­tion a Washing­ton. Pub­bli­ciz­za­vamo il par­tito e rie­la­bo­ra­vamo pezzi noti degli Impres­sions (Peo­ple Get Ready diven­tava Revolution's Come) e dei Temp­ta­tions (Old Man River che diventò Old Pig Nixon) o ori­gi­nali come Revo­lu­tion Is the Only Situa­tion, We Can't Wait ano­ther Day, Set Sister Erika Free e Kil­lin' (if You Gon Be Free). Tor­nati a Oakland, i Lum­pen hanno con­ti­nuato ad esi­birsi in Cali­for­nia. Per via dei testi non riu­scimmo ad avere alcun sup­porto radio­fo­nico.

Alla fine tra defe­zioni e diver­sità di prio­rità, i Lum­pen si sciol­sero. La testi­mo­nianza di Tor­rance con­ti­nua evi­den­ziando come la band era com­po­sta essen­zial­mente ed esclu­si­va­mente da mili­tanti, che tra­durre in can­zoni mani­fe­sti poli­tici e ideo­lo­gia richie­deva un rigo­roso sforzo, stu­dio e impe­gno. In tal senso la musica diven­tava un ulte­riore forma di lotta. "In ogni momento era­vamo rap­pre­sen­tanti del Black Pan­ther Party", sot­to­li­nea Tor­rance. Que­sti lascerà il par­tito nel '74; con i Ladies Choice accom­pa­gnerà in tour Mar­vin Gaye e farà i cori sul pezzo Distant Lover (da Let's Get It on).

Da anni è coin­volto in pro­getti che riguar­dano la comu­nità afro-americana (programmi pre­ven­zione e infor­ma­zione in mate­ria di droga, cri­mi­na­lità ecc.). Oggi dirige il coro della Fel­lo­w­ship Bap­tist Church di Watts/Willowbrook a Los Angeles.


il manifesto | 22 Febbraio 2014