TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


giovedì 20 febbraio 2014

Punti di vista: ogni cosa è arte se sfugge alla banalità



In un vecchio film il grande Alberto Sordi, fruttarolo in visita alla Biennale, si vedeva valutare dalla critica trenta milioni la moglie accasciata per il caldo su una sedia e scambiata per una installazione artistica. Non crediamo ci sia altro da dire, se non “arridatece Duchamp”.

Agostino Bonalumi

Ogni cosa è arte se sfugge alla banalità


L'irresponsabilità che segna la società come oggi ce la ritroviamo, è dura mortificante insipienza. L'uomo moderno è disarmato della possibilità dell'esperienza, mentre pare fuggire dal farsene nota; egli vive una realtà che è un rinviarsi tra cause ed effetti, a ragione di meccanismi dai quali le necessità sono istituite: l'uomo separato dalla storia, l'autoreferenzialità dei meccanismi e la licenza dalla responsabilità.

Viviamo in una società che, conseguentemente alla perdita della possibilità di fare esperienza, è segnata dalla paura della noia. Svaniti i demoni meridiani; incapaci di promessa le rappresentazioni della modernità, il presente poco oltre il contingente è semplicemente immediatamente noia; l'interrogarsi deluso; l'ignorare a fare apertura su un dove immediato. Se era invito al cammino verso se stessi, alla costruzione di sé, l'uomo moderno sconta il vuoto di una dimensione del vivere che egli lascia disabitata dalla sua stessa volontà. Andate e divertitevi! è la didascalia al mondo televisivo, mentre sulla soglia (dove sarebbe esperienza) è in attesa l'assenza: il luogo vuoto del sé inespresso.

Dalla scienza alla tecnica. Oggi disponiamo di mezzi solo ieri nemmeno pensabili. Mentre, se era soggetto nel mondo, e soggetto al soggetto, oggi l'uomo è individuo . La realtà calata in sistema . Le mani ottuse del tecnicismo a progredire il mondo, un mondo subito prossimo. Il mondo sull'uomo. E dove è promessa, nella promessa è anche frequente la proibizione, il frutto proibito, tuttavia a dover frequentare.

Usiamo strumenti in evoluzione precipitosa, coi quali abbiamo dimestichezza ma che non conosciamo, comunque ad essi impigliati, da essi condizionati. Mentre l'uomo di oggi se è incapace di esperienza è anche distante dal conoscere. Una realtà-non realtà avvolge l'individuo tuttavia distanziata, velocizzata, rallentata, ripetuta, anticipata, posticipata, senza coinvolgerlo veramente. Anche la distanza nel tempo è annullata: in compenso distinguiamo un «tempo reale».



Nel mondo globalizzato, per quel che risulta nell'attualità del momento storico, con il rapido superarsi dell'informazione e del mondo in cui ci troviamo a vivere e ad agire, è la rappresentazione dei valori naturali e immateriali nella quotidianità a risultare debole, e sfuggente alla misura. I valori, le tradizioni, l'identità, sottostanno, nel sociale, a rappresentazioni che segnano e disarticolano il processo di rigenerazione in un continuo di aggiornamenti misurati su ragioni di particolarità condizionanti l'individuo, senza veramente riguardarlo nella sua unicità, e nella appartenenza , sospinto ad una disponibilità che è ottundimento delle facoltà dalle quali è il senso, l'attenzione analitica e critica, l'esserci nell'intimo sentire.

Intanto il mondo è semplicemente, immediatamente eccessività . La maggiore circolazione di informazione, la più diffusa disponibilità delle conoscenze diventano un ispessimento della realtà, cangianze che intersecano un quotidiano dove curiosità e creatività risultano mortificate nella semplice e ignorante spontaneità , dove pigrizia è poi nichilismo. Un nichilismo che non è contro , bensì ospite inosservato che nega senza negare. Un mare nel quale anche è muta la metafora, vale a dire la lingua che per certa misura consente di parlare delle connessioni del mondo.

Ormai la lingua della metafora parla solo dalla pubblicità. Il mondo una trasparenza tuttavia callosa tra ignoranza e necessità. E di questo stato di cose è anche segnata l'arte contemporanea, dove è affermazione più o meno esplicita essere arte qualsiasi cosa, qualsiasi atto si voglia essere tale. Ormai l'opera d'arte diventa l'opera di dopo essendo il significato letteratura, creatività speculativa, animando in significato l'oggetto involontario ; o la considerazione di un paracarro a opera d'arte appoggiandovi, quasi attaccapanni, significati fra preteso linguaggio scientifico e metafisica e psicologismo.



Il paracarro che non era l'oggetto opera d'arte , ora lo sarebbe. E così per l'informale ammucchiarsi di pietre, o d'altro che si voglia, in una stanza, o come ovunque càpiti. Ma basterà in un museo. Nel tutto è arte è l'inosservato nichilismo segnato di romanticismo dell'arte contemporanea; la sufficienza dalla quale la citazione, fino all'apocrifo; il rivenire; il tempo senza storia. Il kitsch di un significato separato, per il quale non è il significare dell'oggetto, sul quale invece è significato appoggiato. Non estetica; non visualità. Il tutto della forma nel design. Il pittoricismo dell'informale, subito e solo apparenza, nella semplificazione del fare esentato della forma. Quando l'opera d'arte è invece in uno forma e apparenza, ovvero volontà e involontarietà. La Forma e l'Immagine. Mentre, se la forma è progetto, quindi volontà, l'immagine, in quanto apparenza, è involontaria.

Quando anche verso l'immagine agirà tuttavia la volontà dell'artista, sarà una volontà debole, intuitiva di idoneità di mezzi, vaga di rintracciamenti, pittoricismo informale più o meno materico dove, tra il mettere e il togliere, l'opera non sarà dal progetto, essendo invece dall'occasionalità di senso che verrà a sorprendere sulla traccia impulsiva, motivato a una pratica, qualsiasi, per un realizzato subito pago. E sarà significativa la constatazione che nell'informale il titolo non precede il manufatto, in quanto dichiarazione d'intento, progettualità, ma segue, suggerimento all'intuizione del riguardante, spigolando poeticità, dove non è stato concepimento ma fascinazione di casuale incontro, come anche una macchia di umidità sul muro, una nuvola. Ovvero la nostalgia del trattenersi tra sonno e risveglio.

Dal non finito di Michelangelo allo sfumato leonardiano, all'Impressionismo, all'Espressionismo, nell'arte moderna il non finito, l'imprecisato, lo sfuggente alla percezione, è lo strumento primo dello stile; il superamento del finito in quanto limite. Nelle tendenze dove l'opera d'arte è oggetto opera d'arte , la forma è dal progetto che la definisce mentre il non finito a superare il limite che è nell'esattezza del finito, nella forma chiusa, sarà l'inafferrabile alla percezione, dall'assenza il simbolo, il non voluto che tuttavia è soggetto, ovvero esperienza: in una parola apparenza .



Altro, e cioè letteratura, è il superamento del limite nell'oggetto del duchampismo. E ricorso al gioco dello straniamento. E sarà invenzione dell'esistente; la brutalmente immediata metafora: l'ago per cucire (Milano capitale della moda), in tale modo interpretato, dal punto di vista formale, e ingigantito, che si direbbe essere ormai un palo, scontando la metafora nel kitsch. O piuttosto la mano che alza il dito medio, in sé copia dal vero di pressapochistica accademica. Nel significato epigono di autore ignoto. E se si è già visto un cavallo portato in galleria, sarà sufficiente creatività portarci un somaro. Vignettistica. Dove invece sarebbe a darsi — quando opera d'arte — estetica e visualità, sensorialità e pensiero che astrae, razionalità e apparenza, e installazioni (ma andava bene anche allestimento ). E si vedono anche presepi; come da secoli dopo Francesco nelle case e nelle parrocchie italiane.

Facciamo che sta bene installazione , a cosa pensiamo? O si vuole installazione per installazione ? Fra design architettura scenografia magazzinaggio, per quanto è dato vedere è un più di espressionismo che d'intenzione: teatralità forse; forse pittoricismi. Può anche essere che l'intenzionale non sia negazione di una intelligenza della casualità; ma significazione è perseguimento, o pensiero di dopo? Anche un modernissimo impianto automatizzato per l'allestimento di automobili è una installazione , vera in quanto risposta a una funzione, e, di più, bellissima e per molti aspetti assai interessante.



Così un telefono in una stanza vuota è installazione , mentre sarà significante come opera d'arte a uno sguardo che così vuole (opera di dopo, dopo cioè l'oggetto, o la scena, chiamati a sopportare un significato, per altro posticcio, che, se sarà arte, è letteratura).

La stanza può dilatarsi di significazioni: Spazio e Tempo; il vuoto che si colma di attesa; una chiamata che non arriverà mai, da un qualche dove, vicino o lontano. Letteratura, teatralità. Installazione , cioè parola a non dire nulla; che nulla precisa di una intenzione, di un progetto, oltre indicare un'azione, così come indica un'azione anche la parola «dipingere». Il telefono in una stanza altrimenti vuota può essere incontro dalla casualità; può anche non essere mai stata ed essere tutta nel solo dirla, restandone la possibilità di significazione.


Il Corriere della Sera | 20 Febbraio 2014