TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


mercoledì 12 marzo 2014

Bukowski segreto



Nei primi anni '70 Bukowski fu una scoperta. Ci colpì la sua prosa disincantata e tagliente. Ma più di tutto l'ironia rabbiosa con cui smontava il mito americano. Più tardi, quando finalmente leggemmo John Fante, capimmo da dove veniva la sua scrittura e lo ridimensionammo un po'. Resta comunque un buon scrittore. A vent'anni dalla morte escono ora in volume le sue interviste inedite in Italia.

Piero Melati

Bukowski segreto


A vent'anni dalla morte, per celebrare Charles Bukowski, esce Il sole bacia i belli, raccolta di «interviste, incontri, insulti» inediti in Italia. Non un Bukowski segreto, dunque. Ma poco ci manca. Perché non c'è intervista, che pure è un colloquio destinato ad ampia diffusione, in cui lo scrittore non scantoni, rivelando un nuovo angolo di personalità. È lui stesso a spiegare il motivo di tanta eretica attitudine: «A un certo punto ho deciso di recitare come Bukowski, dato che è l'unica cosa che conosco».

Sempre su di giri, come quando Ric Reynolds lo racconta al reading annuale di poesia di Santa Cruz. Buk arriva ubriaco, lancia la sacca da viaggio addosso a una signora, invita tutti al bar. Poi vede Allen Ginsberg, il poeta della beat generation. Lo rincorre, lo afferra, lo costringe con la testa attorno al suo braccio, gli serra il collo e grida: «Che bello vederlo. Non importa se è una patacca. Avete sentito, gente? Allen, sei finito. Tutti sanno che dopo Urlo non hai scritto nulla che valesse più di una merda».

Era ubriaco, direte. Il problema è che Buk era ubriaco quasi sempre. O meglio. I suoi intervistatori si dividono in due specie: i borghesi, che lo hanno incontrato durante le ore del giorno, e gli illuminati, che hanno avuto l'onore di rendergli omaggio dopo il tramonto. Questi ultimi si considerano una razza a parte: perché solo di notte, e qualche birra dopo, il nostro eroe dava il meglio. Non che le interviste ordinarie siano acqua fresca. Mai, con uno come lui. In quelle tritura hippy, consumatori di droghe, marciatori per la pace, radical chic, ubriaconi, ricchi bianchi, pantere nere, filosofi orientali, accademici, salottieri, mostri sacri («Shakespeare? Mi annoia, dopo dieci minuti mi addormento»).

Ma la notte. Accetta, per esempio, un invito a cena, si porta dietro una ragazza di montagna, apre una birra dicendo che lei lo ha fatto smettere di bere e, alla fine, pretende che gli astanti gli mostrino fisicamente gli attributi, per misurarli con i suoi, visto che si sentono tanto machi.

Di lui si sa quasi tutto. Il padre che lo pestava, la malattia alla pelle, i matrimoni, i «dieci anni di sbronza», lo sbocco di sangue che quasi lo ucciderà e la successiva decisione di scrivere, l'impiego alle poste, il successo prima in Europa, poi in America. Resta oscura, invece, la sua bottega di scrittura. Era uno stakanovista, una volta seduto alla macchina da scrivere poteva starci giorni.

Da Taccuino di un vecchio sporcaccione a Storie di ordinaria follia, da Barfly a Post office, è adorato da due, se non tre generazioni. Ancora oggi sbanca in libreria. Ha attraversato quei trent'anni che hanno visto la crisi di Cuba, il Vietnam, la pillola, l'omicidio dei Kennedy e di Luther King, l'allunaggio, Woodstock, la rivoluzione sessuale, gli allucinogeni, il femminismo, i gay, il punk, l'Aids, la Borsa, i computer. Di ogni cosa ha strappato la maschera e ne ha fatto pezzettini. Chissà se, oggi, Fabio Fazio l'avrebbe invitato a Che tempo che fa. E cosa ci avrebbe fatto Buk.

Il Venerdì – la Repubblica 21 febbraio 2014



Charles Bukowski
Il sole bacia i belli
Feltrinelli, 2014

euro 18