TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


sabato 8 marzo 2014

Campigli: le sue donne, la sua vita, il suo segreto



Immagine femminile e arte: anche questo può essere un modo di raccontare l'8 marzo.

Campigli: le sue donne, la sua vita, il suo segreto

Sono le donne il soggetto preferito di Massimo Campigli. Eleganti, ingioiellate, ma distanti, sfuggenti, come prigioniere di un segreto. Quello stesso mistero che si cela nell’arte di Campigli e che viene indagato nelle oltre 80 opere in mostra alla Fondazione Magnani Rocca dal 22 marzo al 29 giugno.

“Nelle mie fantasticherie, le mie innamorate erano sempre prigioniere” (M. Campigli, da “Scrupoli”, 1955).

Le opere che compongono la mostra “Campigli. Il Novecento antico”, a cura di Stefano Roffi, presso Villa dei Capolavori, sede della Fondazione Magnani Rocca a Mamiano di Traversetolo (Parma) sono concesse da celebri musei e raccolte private. Offrono un interessante percorso che documenta l’evoluzione dell’artista, dagli anni Venti agli anni Sessanta, quando le sue iconografie tipiche, le figure femminili dalle sagome di grande suggestione simbolica, diventano meditazioni sull’archetipo femminile, sempre in equilibrio fra ingenuità e cultura, con una stilizzazione geometrica che rende personalissima la sua maniera.

La mostra viene inaugurata in concomitanza con la pubblicazione del Catalogo generale dell’artista (realizzato dagli Archivi Campigli) e richiama l’attenzione su uno dei pittori più significativi del Novecento italiano, presente nei maggiori musei del mondo ma quasi assente dalla grande scena espositiva, dopo la memorabile mostra che la Germania gli dedicò nel 2003.

Ma perché le donne? Quale segreto si nasconde nell’arte di Campigli?

Per conoscere l’artista e la sua ossessione dell’immagine femminile bisogna entrare nella sua vita familiare. Il mistero è infatti protagonista nella vita di Campigli: solo in tempi relativamente recenti si è scoperto che era nato a Berlino (1895) e che il suo vero nome era Max Ihlenfeld. La madre tedesca e giovanissima, appena diciotto anni, non era sposata. Per evitare lo scandalo, il bambino viene portato in Italia, nella campagna fiorentina. La donna, che gli aveva dato il cognome, lo raggiunge saltuariamente. Nel 1899 sposa un commerciante inglese e può prendere il bambino con sé, fingendo (per salvare le apparenze) di essere la zia. A quattordici anni, Campigli scoprirà casualmente la verità.

La vicenda familiare può spiegare, almeno dal punto di vista psicologico, il mondo espressivo dell’artista: il suo universo di donne quasi inconoscibili, immobili e insieme sfuggenti e distanti, è quindi una lunga meditazione sull’enigma femminino, sull’icona della Dea-Madre. Campigli non uscirà più dalla dimensione infantile e permetterà alla sua immaginazione di prendere il sopravvento sulla realtà per rendergliela accettabile.

Scrisse: “Non mi sono mai rifugiato nel sogno, nell’infantilismo, ci sono semplicemente rimasto, non ne sono mai uscito”.

La mostra si snoda attarverso cinque sezioni:

-la ritrattistica, con effigi di personalità del mondo della cultura, ma anche amici, signore belle e famose;
-la città delle donne, accosta opere che rivelano l’ossessione per un mondo che pare tutto al femminile;
-le figure in sé prive di identità ma caratterizzate da scene di gioco, spettacolo, lavoro;
-i dialoghi muti, coppie vicine spazialmente ma incapaci di comunicare, prigioniere del proprio mistero;
-gli idoli, presentati nell’evoluzione dalle figure idolatriche tratte da Carrà negli anni Venti a quelle di ispirazione primitiva che compaiono a partire dagli anni Cinquanta.

Di particolare interesse l’accostamento, per la prima volta in un’esposizione, delle quattro enormi tele che Campigli teneva nel proprio atelier.

Il catalogo Silvana editoriale raccoglie interventi di Luca Massimo Barbero, Nicola Campigli, Mauro Carrera, Nicoletta Pallini, Paolo Piccione, Stefano Roffi, Rita Rozzi, Sileno Salvagnini, Eva e Marcus Weiss.

(www.silvanaeditoriale.it)
Campigli. Il Novecento antico.
Fondazione Magnani Rocca
via Fondazione Magnani Rocca 4,
Mamiano di Traversetolo (Parma).
Dal 22 marzo al 29 giugno 2014

Orari. da martedì a venerdì 10-18 (la biglietteria chiude alle 17)
sabato, domenica e festivi 10-19 (la biglietteria chiude alle 18).
Lunedì chiuso.
Aperto tutti i festivi.



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