TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


sabato 1 marzo 2014

I bambini ci guardano



In un albo illustrato per i lettori più piccoli, pubblicato in Italia dalle edizioni Junior, la vita dell'educatore polacco Janusz Korczak che dedicò la sua esistenza ai ragazzi orfani fino a seguirli nel lager di Treblinka.

Arianna Di Genova

I bambini ci guardano


Li seguì sulla ban­china e salì con loro sul treno che li avrebbe con­dotti allo ster­mi­nio. Janusz Korc­zak, il famoso peda­go­gi­sta polacco, non abban­donò mai i bam­bini che aveva impa­rato a cono­scere prima come medico e poi come edu­ca­tore. La sua vita, insieme alla loro, finì in quel momento pre­ciso, alla sta­zione. Di ciò che accadde dopo, non si sa più nulla se non che nes­suno uscì vivo da Tre­blinka. Rima­sero  le  idee, che cir­co­la­rono ancora a lungo e nutri­rono intere gene­ra­zioni, almeno quelle aller­gi­che alle verità incontrovertibili.

Odiava le «regole poli­zie­sche» quel ragazzo soli­ta­rio e osser­va­tore che aveva mosso i primi passi guar­dando negli occhi la povertà dei bam­bini di Var­sa­via e rive­lan­dosi un for­mi­da­bile rac­con­ta­tore di sto­rie. E, una volta adulto, evitò come la peste le clas­si­fi­ca­zioni fret­to­lose, le gab­bie entro le quali inse­rire le «età della vita», infan­zia com­presa. Per­ché — diceva Korc­zak — nell’esistenza umana non esi­ste un periodo tutto spen­sie­ra­tezza e gioco. Sem­pre, ombre e luci accom­pa­gnano la nostra cre­scita sen­ti­men­tale ed emotiva.



La bio­gra­fia del fon­da­tore della moderna pedia­tria ora è diven­tata un albo illu­strato per le edi­zioni Junior: Korc­zak. Per­ché vivano i bam­bini (testi di Phi­lippe Mei­rieu, dise­gni di Pef, colo­rate da Gene­viève Fer­rier, con una post­fa­zione di Raf­faele Man­te­gazza, pp. 53, euro 16,20) ci con­duce dritti dritti den­tro le stanze della Casa per orfani, ci fa sedere a tavola con schiere di ragaz­zini, ci fa sor­ri­dere quando liti­gano per chi debba spaz­zare e chi spa­rec­chiare. La disob­be­dienza è, infatti, la prima regola. I bam­bini «non sono delle mario­nette. Occorre edu­carli per come sono…». E a volte sono piut­to­sto tur­bo­lenti, soprat­tutto quando hanno scon­tato sulla loro pelle una situa­zione di depri­va­zione totale.

Le zuffe si spre­cano, tanto da con­si­gliare l’istituzione di una sorta di Par­la­men­tino con un Tri­bu­nale dei pari, dove si viene giu­di­cati dai coe­ta­nei. La giu­ria è estratta a sorte ogni set­ti­mana. Korc­zak fa tutto: cura i malati, con­sola gli attac­chi di tri­stezza (anche con un libro-fiaba che diverrà cele­bre, le vicende di re Mat­teuc­cio) inse­gna, riparte dagli errori nel ten­ta­tivo di aggiu­stare il tiro. Niente cam­pa­nelle né regi­stri nella sua scuola, però. Biso­gna dare fidu­cia a chi non ce l’ha per­ché la Sto­ria gliel’ha rubata. Con lui, c’è sem­pre Ste­fa­nia Wilc­zyn­ska, che con­di­vide sia i metodi edu­ca­tivi che una tutta vita dedita ai più piccoli.

Poi arriva la furia nazi­sta. Korc­zak rimane con i suoi bam­bini, con­ti­nua a offrire loro una vita digni­tosa, impar­ti­sce lezioni di mate­ma­tica, sto­ria e let­te­ra­tura men­tre fuori dall'orfanotrofio la città bru­cia e vive le ore peg­giori della sua deva­sta­zione. L’epilogo non sarà felice, non avrebbe potuto esserlo. «Allen Juden raus» gri­dano dopo cola­zione le Ss nel cor­tile. Escono tutti, baga­gli alla mano. Ultima desti­na­zione, Treblinka.


Il Manifesto – 28 febbraio 2014