TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


mercoledì 5 marzo 2014

Pompei. Le mura cadenti di un sito lasciato a se stesso



Arrivati a Pompei ci colpirono negativamente il fastfood costruito nel Foro, i cani randagi (in realtà molto socievoli), l'invisibilità degli addetti (che pure poi scoprimmo essere quasi 500) e il numero di edifici e vie transennate. L'impressione fu quella di un sito unico al mondo per bellezza e fascino, abbandonato a se stesso e totalmente trascurato. Insomma, più che un'immagine dell'antico mondo romano, lo specchio dell'Italia di oggi.

Adriana Pollice

Le mura cadenti di un sito lasciato a se stesso


Tre crolli in due giorni e i riflet­tori tor­nano su Pom­pei. Il primo can­tiere del Grande pro­getto è appena stato com­ple­tato, resti­tuendo alla frui­zione la domus del Crip­to­por­tico (a cui dovreb­bero seguire la domus dei Dio­scuri e la domus di Sirico), ma l’allarme torna alto dopo qua­ran­totto ore di piog­gia bat­tente. A cedere ieri è stato un muro di due metri in un’area non sca­vata di via Nola. Si tratta del costone di una bot­tega chiusa al pub­blico nella regione V, insula 2, civico 19. Le pre­ci­pi­ta­zioni hanno appe­san­tito il ter­reno alle spalle della strut­tura, ter­reno che ha finito per pre­mere su un muro lungo quat­tro metri, oggetto di un restauro negli anni pas­sati e con­te­nuto da ele­menti in ferro. L’area è stata inter­detta per i rilievi e i primi inter­venti di messa in sicurezza.

Dome­nica erano venute giù alcune pie­tre dalla spal­letta del quarto arcone sot­to­stante il tem­pio di Venere. La mura­tura era già stata pun­tel­lata. In mat­tina aveva già ceduto un muretto di una tomba della necro­poli di Porta Nocera, che ser­viva da con­te­ni­mento del ter­reno in cui erano state poste le sepol­ture. Anche que­ste zone sono state inter­dette al pub­blico. Si tratta di tre crolli in aree diverse e, per for­tuna, non di danni irre­pa­ra­bili. Legati però a due fra­gi­lità molto dif­fuse negli scavi: la malta che legava i mat­toni si è inde­bo­lita nei secoli al punto che i cedi­menti diven­tano fre­quenti; le acque pio­vane non irreg­gi­men­tate inne­scano smot­ta­menti, in alcuni casi gra­vis­simi come il col­lasso della Schola Arma­tu­ra­rum nel 2010.



L’ex mini­stro Mas­simo Bray ha stac­cato da Napoli la soprin­ten­denza di Pom­pei, affi­dan­dola al docente uni­ver­si­ta­rio Mas­simo Osanna. La nomina però è al vaglio della Corte dei Conti, per­ciò l’incarico è momen­ta­nea­mente affi­dato al diret­tore gene­rale delle anti­chità, Luigi Mal­nati che, in una nota, spiega: «Gli epi­sodi di que­sti giorni sono stati cau­sati dal mal­tempo in un sito di età romana, con strut­ture anti­che con­ser­vate anche in ele­vato, che sono alla luce da più di due secoli. Si ricorda che l’area archeo­lo­gica di Pom­pei con­serva circa 2 milioni di metri cubi di strut­ture mura­rie anti­che, dicias­set­te­mila metri qua­drati di into­naci, dodi­ci­mila mq di pavi­menti». Le aree di inter­vento del Grande Pro­getto Pom­pei (105 milioni da spen­dere entro il 2015) dovreb­bero assi­cu­rare la messa in sicu­rezza di circa metà del ter­ri­to­rio, risol­vendo anche i pro­blemi legati al rischio idro­geo­lo­gico, lasciando però in una situa­zione di fra­gi­lità le zone meno visi­tate, come appunto l’area intorno via Nola.

Dopo cin­que anni dif­fi­cili, pare timi­da­mente tor­nare a cir­co­lare il tema della manu­ten­zione ordi­na­ria. È lo stesso Osanna a invo­care squa­dre di tec­nici che vadano in giro a con­sta­tare di giorno in giorno lo stato delle domus in modo da pre­ve­nirne le cri­ti­cità. Come avve­niva prima che i manu­ten­tori fos­sero man­dati in pen­sione senza rim­piazzo. «Senza risorse umane non c’è futuro per i Beni cul­tu­rali. Noi qui cata­lo­ghiamo una grande mole di reperti, mate­riale pre­zio­sis­simo su cui però nes­suno fa più ricerca», rac­con­tano ama­reg­giati alcuni lavoratori.



In allarme l’Unesco: «Pur­troppo sono situa­zioni annun­ciate – com­menta il pre­si­dente della Com­mis­sione nazio­nale ita­liana, Gio­vanni Puglisi -, occorre un piano di inter­venti straor­di­na­rio che metta in sicu­rezza l’intera area di Pom­pei dal punto di vista geo­lo­gico e geo-idrico, per­ché se que­sti ter­reni non hanno un dre­nag­gio forte delle acque pio­vane è chiaro che Pom­pei è desti­nata a crol­lare per intero». Sta­mat­tina al Mibact il suc­ces­sore di Bray, Dario Fran­ce­schini, terrà una riu­nione ope­ra­tiva con Osanna, Mal­nati e il diret­tore gene­rale del Grande Pro­getto Pom­pei, il gene­rale Gio­vanni Nistri. E sarà una riu­nione dai tratti para­dos­sali.

Il soprin­ten­dente inca­ri­cato non è entrato in pos­sesso degli uffici, e sulla sua nomina pen­dono dei ricorsi, Nistri e Mal­nati non hanno ancora la strut­tura ope­ra­tiva di 20 effet­tivi pro­messa dal Grande Pro­getto e la sepa­ra­zione da Napoli ha lasciato gli scavi bloc­cati in una strana terra di mezzo buro­cra­tica: senza pro­to­collo, senza caselle pec, senza una reale ope­ra­ti­vità. Lapi­da­rio Mario Mar­tone: «Certo, fa impres­sione la coin­ci­denza fra gli ultimi crolli a Pom­pei e l’Oscar a La grande bel­lezza di Paolo Sor­ren­tino ma, in fondo, il film mostra la grande bel­lezza dell’Italia nelle sue incri­na­ture pro­gres­sive, che por­tano a cose come que­ste di Pom­pei e a cen­to­mila altre, simili».


Il Manifesto – 4 marzo 2014