TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


lunedì 28 luglio 2014

Aristofane e le donne libere di Platone



«Se tutti i beni saranno in comune, come potrò far doni a una ragazza per conquistarla?» La polemica antiplatonica nel mondo greco.

Armando Massarenti

Aristofane e le donne libere di Platone



«Se tutti i beni saranno in comune, come potrò far doni a una ragazza per conquistarla?». È la domanda di Blepiro, personaggio della commedia di Aristofane Ekklesiazùse (Donne in assemblea), che si prende gioco della proposta di legge emessa dalla protagonista Prassagora; costei, insieme ad altre donne travestite da uomini, è riuscita a far approvare nel parlamento ateniese una sorta di proto-comunismo. Prassagora risponde in modo rassicurante: «Potrai far l'amore gratuitamente. Infatti stabilisco che anche le donne siano in comune a tutti gli uomini e facciano figli con chi vogliono».

La sagacia di Aristofane, che con il suo teatro comico riesce a toccare la coscienza politica degli spettatori ateniesi, viene indagata da Luciano Canfora nel suo La crisi dell'utopia. Aristofane contro Platone (Laterza).

Con un'argomentazione stringente, e contraddicendo gran parte della tradizione filologica a partire da Stephen Halliwell, Canfora dimostra come uno dei bersagli polemici della commedia sia soprattutto il filosofo Platone, autore di una delle più celebri utopie politiche della storia.



Quando un personaggio delle Ekklesiazùse chiede: «Ma come si farà, nel momento in cui tutte le donne saranno in comune, a capire di chi sono i figli?», leggiamo quasi le identiche parole critiche rivolte da un interlocutore a Socrate nel dialogo della Repubblica: infatti l'utopia comunistica platonica presume la condivisione anche di donne e figli.

In un altro luogo della commedia, poi, si fa riferimento a un personaggio piuttosto lascivo, tal Aristillo, che è un riferimento a Platone: il suo vero nome infatti era Aristocle, il cui diminutivo, per distinguerlo dal nonno omonimo, era proprio Aristillo.

L'utopia platonica viene dunque capovolta comicamente con un'altra utopia, quella delle donne al potere che mettono in scena l'assurdità della proposta astratta di un filosofo che non solo era imparentato con i Trenta Tiranni, ma che aveva perseverato – con il tiranno Dionisio I di Siracusa – nel fallimentare tentativo di realizzazione pratica delle sue idee politiche.

Una fin troppo lunga tradizione culturale occidentale ha operato una "santificazione" filosofica di Platone, omettendo di criticarne adeguatamente le idee politiche e non solo. Canfora, complice Aristofane, indica la strada per una lettura nuova e più onesta del filosofo greco e per una rilettura della sua utopia. Facendoci consapevoli dell'enorme impatto che deve aver avuto in una società maschiocentrica come Atene la Repubblica di Platone (soprattutto per la proposta della parità in pubblico uomo/donna e parità in funzioni cruciali) e l'eco di essa in una città in cui le donne "libere", cioè in grado di esplicare le proprie capacità, sono esplicitamente quelle considerate "di malaffare".

Lo scandalo è che Platone propugna la fuoriuscita di casa delle donne "perbene", il loro libero commercio con gli uomini e soprattutto la loro funzione primaria nella difesa della città.

Il Sole 24Ore – 13 luglio 2014



Luciano Canfora
La crisi dell'utopia. Aristofane contro Platone
Laterza, 2014
18 euro