TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


giovedì 10 luglio 2014

Da leggere: Il fantasma di Aleksander Wolf di Gajto Gazdanov



Torna in una nuova traduzione de Il fantasma di Aleksander Wolf, tra i romanzi più belli di un autore tutto da riscoprire.

Anna Zafesova

Gajto Gazdanov, “sliding doors” nella guerra civile russa del 1918-20


Due uomini a cavallo si incrociano su un sentiero incandescente nella steppa. Non si conoscono, non sanno a quale parte appartiene l’altro, non hanno ancora nemmeno iniziato a odiarsi, ma è in corso la guerra civile e le decisioni non tollerano esitazioni: entrambi sparano, uno manca il bersaglio, l’altro lo colpisce in pieno e si avvicina a guardare l’agonia farsi strada sul volto sconosciuto del primo e unico uomo che avrebbe mai ucciso.

Un episodio qualunque in quella carneficina che fu la guerra civile del 1918-20, quando negli stessi luoghi – il Sud della Russia e dell’Ucraina e la Crimea – che oggi riempiono le cronache si consumò una delle grandi tragedie della storia russa. Un episodio ordinario, che però anni dopo tormenta ancora il più o meno involontario assassino, avvelenandogli il sonno e la veglia, assalendolo con interrogativi e sensi di colpa, e una curiosità divorante per quella che sarebbe potuta essere la sua vita, e quella della sua vittima, se non fosse stato per quell’incontro casuale dal quale poteva uscire vivo solo uno di loro. Fino a che un giorno non comincia a sospettare che l’uomo che ha visto agonizzare nella polvere della steppa sia ancora vivo, e scopre che anche per lui quel giorno ha cambiato tutto.

Gajto Gazdanov






















Il fato, la passione, la guerra, la morte e la comprensione che essa è il fatto più importante della vita: da uno degli incipit più belli della letteratura russa parte uno dei romanzi più belli e più insoliti, una storia esistenziale che Gajto Gazdanov colora di toni noir, ambientata in una Parigi degli anni Trenta che vive più di notte che di giorno.

Già da giovane Gazdanov veniva affiancato a Nabokov tra le grandi promesse della letteratura russa, ma solo nel 1947 Il fantasma di Alexander Wolf gli fa guadagnare un po’ di notorietà e gli permette di liberarsi da una vita di stenti che l’aveva portato a fare lo scaricatore, l’operaio alla Renault e il tassista notturno.

Una vita che da sola vale un romanzo, dall’arruolamento a 16 anni nell’armata bianca per combattere i bolscevichi alla fuga dalla Crimea, alla militanza nella Resistenza francese, alla passione per la massoneria: questo scrittore di origine osseta, allevato nella versione più europea della cultura russa, è «quasi non russo» - come nota Zakhar Prilepin nel bel saggio che conclude la nuova edizione italiana del romanzo, uscita da Voland.

È una prosa meticolosa, precisa, psicologica e nello stesso tempo scattante, e totalmente «apolitica», per quanto firmata da un esule. Prilepin colloca Gazdanov semmai a fianco degli esistenzialisti francesi, e di Hemingway con il quale condivide la passione per una «muscolosità un po’ atteggiata», per il pericolo, la guerra, il combattimento (l’incontro di boxe nel Fantasma di Alexander Wolf è descritto vividamente come le corride), le armi.

E l’identificazione tra l’autore e il protagonista, che ha vissuto le stesse esperienze di Gazdanov – dalla guerra civile all’emigrazione – e che scopre come quell’unico omicidio peraltro mai commesso ha cambiato e continua a cambiare tutta la sua vita, come il fantasma del suo nemico senza nome segue le sue tracce, condiziona la sua esistenza, avvelena restando invisibile il suo amore per la gelida Elena, la donna con il «pneumotorace dell’anima».

Il protagonista del Fantasma di Alexander Wolf alla fine incontra faccia a faccia il suo spettro, per uno scontro finale. Gajto Gazdanov muore nel 1971 senza essere mai potuto rientrare in Russia, dove i suoi scritti arrivano solo dopo la perestroika. Ma anche in Europa rimane uno scrittore ancora da riscoprire.

La Stampa – 10 luglio 2014




Gajto Gazdanov
Il fantasma di Aleksander Wolf
Voland, 2014
14 euro