TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


martedì 29 luglio 2014

Il futuro della Lista Tsipras fuori e contro il Pd



Contro i tatticismi opportunistici di SEL e l'ideologismo vetero di Rifondazione, per una sinistra alternativa al PD, partito-regime.

Alfonso Gianni

Il futuro della Lista Tsipras fuori e contro il Pd


Trovo fran­ca­mente sor­pren­dente l’inutile viru­lenza con cui Mas­si­mi­liano Sme­ri­glio nell’intervista rila­sciata a que­sto gior­nale si sca­glia con­tro gli esiti dell’Assemblea nazio­nale tenuta dalla lista Tsi­pras lo scorso sabato. Non che man­chino argo­menti per una sana rifles­sione cri­tica e auto­cri­tica. Molti di que­sti li ha for­niti Revelli stesso, nel corso di una disa­mina spie­tata dello scarso radi­ca­mento sociale del nostro voto e quindi della nostra debo­lezza strut­tu­rale.

Il pro­blema che quindi abbiamo tutti, com­presa Sel — a meno che l’intervista di Sme­ri­glio non pre­an­nunci uno sgan­cia­mento dal per­corso – è come supe­rare quei limiti evi­denti e pro­ba­bil­mente in que­sta fase non eli­mi­na­bili del tutto, dando vita a un pro­cesso costi­tuente fatto di pra­ti­che coe­renti che costrui­sca un “rap­pre­sen­tato strut­tu­rato”, dopo essere riu­sciti per poco più di 8mila deci­sivi voti e dopo ripe­tute scon­fitte, a dare vita ad una rap­pre­sen­tanza isti­tu­zio­nale europea.

È evi­dente che quest’ultima non può soprav­vi­vere a lungo senza la costru­zione del primo, ovvero di un sog­getto poli­tico nuovo di sini­stra in un Paese dove quest’ultima può dirsi se non ine­si­stente, quan­to­meno irri­le­vante. La suc­ces­sione dei fatti e la nostra infe­lice sto­ria pre­gressa, e non pro­getti a tavo­lino, ha voluto infatti che noi per­cor­res­simo un pro­cesso pra­ti­ca­mente inverso a quello che hanno com­piuto Siryza, o altre forze della sini­stra euro­pea fino alla recen­tis­sima Pode­mos, le quali prima di fare il balzo in Europa si sono date un pro­filo poli­tico e un’organizzazione con­se­guente su scala nazio­nale.

Di fronte alla ori­gi­na­lità della nostra con­di­zione e agli ine­diti pro­blemi che essa pone fanno solo sor­ri­dere le cri­ti­che inge­ne­rose e futili sull’elevata età dei par­te­ci­panti all’Assemblea (peral­tro la lista Tsi­pras vanta un ele­vato tasso di voto gio­va­nile), o sulla rela­tiva lun­ghezza delle rela­zioni intro­dut­tive, o l’assenza di una strut­tu­ra­zione demo­cra­tica peral­tro pie­na­mente rico­no­sciuta e moti­vata come tran­si­to­ria, cui l’Assemblea ha comin­ciato a porre rime­dio pro­ce­dendo alla costru­zione di un coor­di­na­mento prov­vi­so­rio per auto pro­po­si­zione, ma rap­pre­sen­ta­tivo dei comi­tati territoriali.

Evi­den­te­mente il pro­blema sta altrove. È emerso in un qual­che modo nella discus­sione che si è accesa in uno dei gruppi tema­tici nei quali si è divisa l’assemblea e con­cerne la pre­senza even­tuale alle pros­sime ele­zioni regio­nali. In realtà la que­stione è stata male impo­stata fin dal suo ini­zio, e non solo dall’intervista di Sme­ri­glio. Infatti non credo si possa discu­tere frut­tuo­sa­mente il da farsi di fronte a que­sta sca­denza, se prima non si affronta una discus­sione che da tempo incalza su cosa sono diven­tate le isti­tu­zioni regio­nali – ora ter­reno pri­vi­le­giato per l’esercizio della cor­ru­zione delle eli­tes poli­ti­che — e cosa soprat­tutto diven­te­ranno se andrà in porto la riforma costi­tu­zio­nale attual­mente in discus­sione al Senato che tocca così pesan­te­mente il Titolo V, già oggetto di ampie modi­fi­ca­zioni una decina di anni fa. 

Le nuove norme che il governo ha pro­po­sto ten­dono a ridurre le regioni a una sem­plice arti­co­la­zione ammi­ni­stra­tiva. L’eliminazione delle com­pe­tenze legi­sla­tive “con­cor­renti” e la “clau­sola di supre­ma­zia” ripor­tano molte tema­ti­che di forte impatto sociale nell’ambito squi­si­ta­mente sta­tale a sua volta limi­tato dalle inge­renze degli organi della gover­nance a-democratica euro­pea (ad esem­pio con il fiscal com­pact). Il sogno della vec­chia sini­stra di fare delle regioni un’articolazione demo­cra­tica dello Stato per avvi­ci­nare la cosa pub­blica ai cit­ta­dini è del tutto tra­volto. Prima di deci­dere con chi andare biso­gne­rebbe discu­tere se e perché.

Ma sca­vando ancora, il nodo vero del con­ten­dere è sulla natura del Pd. Del Pd nel suo com­plesso, non solo del feno­meno Renzi. È dif­fi­cile imma­gi­nare che Renzi abbia vinto indi­pen­den­te­mente o addi­rit­tura con­tro il Pd. Per quanto sia forte la per­so­na­liz­za­zione in atto, abbiamo assi­stito, attra­verso un pro­cesso non breve fatto anche di bru­schi salti, come l’elezione di Renzi, alla tra­sfor­ma­zione di un intero par­tito in un sistema di governo delle isti­tu­zioni e della società.

Le ana­lo­gie con la Dc sono del tutto fuori luogo. Non esi­ste più alcun rife­ri­mento ideale e tan­to­meno fina­li­stico. Vi è la totale com­pe­ne­tra­zione nel pre­sente del sistema di gover­nance euro­peo e nazio­nale, cui tutto è sot­to­messo. Il par­tito piglia-tutto dà luogo ad una muta­zione antro­po­lo­gica delle sue eli­tes e del senso stesso del con­cetto di par­tito.

Que­sto spiega anche la flui­dità delle posi­zioni interne, rapi­dis­sime nell’uniformarsi all’onda vin­cente senza lasciare nep­pure una trac­cia del pro­prio per­corso. Che ne è dei “gio­vani tur­chi”? Le arti­co­la­zioni delle posi­zioni per­so­nali – al di là delle migliori inten­zioni – o ter­ri­to­riali non rie­scono a con­tra­stare que­sta liqui­dità poli­tica né ergersi a oppo­si­zione strut­tu­rata e duratura.

La sini­stra, se sarà, non potrà che svi­lup­parsi fuori e con­tro que­sto partito-governo. Il che non esclude il con­fronto o pos­si­bili con­ver­genze su sin­goli aspetti e temi, ma cer­ta­mente sì la ripro­po­si­zione dell’alleanza coar­tata dal ricatto del voto utile anche a livello regio­nale. Qui sta il nodo delle diver­genze, che va affron­tato non a colpi di accetta, ma senza sfug­girvi e con serietà. La tra­sfor­ma­zione di una lista nata per un nuovo pro­getto euro­peo in un sog­getto di sini­stra radi­cato nel nostro paese passa ine­vi­ta­bil­mente per que­sta strada. Prima la intra­pren­diamo, evi­tando dera­glia­menti elet­to­rali, meglio è visto che non sarà breve né lineare.


Il Manifesto – 25 luglio 2014