TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


sabato 5 luglio 2014

Il «sistema Mokbel» e i legami con la destra politica



Criminalità comune, corruzione ed estremismo neofascista si intrecciano in un delitto che è lo specchio di una Roma per tanti anni nelle mani della destra.

Guido Caldiron

Il «sistema Mokbel» e i legami con la destra politica

C’è un filo nero che lega l’omicidio di Sil­vio Fanella, il bro­ker di 41 anni fred­dato ieri da un com­mando armato in un appar­ta­mento della Camil­luc­cia, e il mondo tor­bido e tur­bo­lento del neo­fa­sci­smo e dell’estrema destra, com­presa quella pro­gres­si­va­mente “sdo­ga­nata” lungo gli anni del Ven­ten­nio ber­lu­sco­niano? Men­tre gli inqui­renti cer­cano di far luce sul pos­si­bile movente dell’agguato, si può cer­care di rispon­dere a que­sto que­sito met­tendo insieme alcuni ele­menti già noti.

A par­tire dalla figura di Fanella, con­si­de­rato “il cas­siere” di Gen­naro Mok­bel, l’uomo al cen­tro della maxi truffa di più di due miliardi che ha coin­volto Fast­web e Tele­com: «Una delle più colos­sali frodi poste in essere nella sto­ria nazio­nale», secondo le parole del Gip capi­to­lino che si è occu­pato del caso.

Mok­bel, con­dan­nato a 15 anni di reclu­sione in primo grado ma fuori dal car­cere con obbligo di dimora per gravi motivi di salute, non è stato solo un discusso uomo d’affari. Come emerso nelle inda­gini, già vicino agli ambienti dell’estremismo nero di Terza Posi­zione e dei Nuclei Armati Rivo­lu­zio­nari, sarebbe infatti stato in con­tatto anche con la Banda della Magliana e avrebbe goduto di rela­zioni impor­tanti nella destra poli­tica.

Si è par­lato di lui anche in rela­zione con la fuga a Bei­rut di dell’Utri. In par­ti­co­lare Mok­bel avrebbe con­tri­buito all’elezione del sena­tore del Pdl Nicola Di Giro­lamo, eletto nella cir­co­scri­zione degli ita­liani all’estero gra­zie al soste­gno di set­tori di Alleanza Nazio­nale. Di Giro­lamo ha pat­teg­giato 5 anni e la resti­tu­zione di oltre 4 milioni di euro, tra liquidi, beni immo­bili e quote di società.

Accanto a quello di Mok­bel, per que­sta vicenda, è apparso a più riprese anche il nome di un noto estre­mi­sta di destra, Ste­fano Andrini, con­dan­nato per una grave aggres­sione da ragazzo, poi vicino all’Alternativa nazio­nal­po­po­lare di Ste­fano Delle Chiaie e ai Comi­tati tri­co­lori nel mondo di Mirko Tre­ma­glia. Il nome di Andrini, nomi­nato dal sin­daco Ale­manno mana­ger della muni­ci­pa­liz­zata della net­tezza urbana — e poi dimes­sosi in seguito alle pole­mi­che — è stato uno dei più noti della “fasci­sto­poli” capitolina.

Del “sistema Mok­bel”, Fanella era un uomo chiave. Secondo i giu­dici che per que­sto lo ave­vano con­dan­nato a 9 anni di reclu­sione per asso­cia­zione a delin­quere trans­na­zio­nale fina­liz­zata al rici­clag­gio, aveva «orga­niz­zato, diretto e con­trol­lato il mate­riale tra­sfe­ri­mento delle somme inde­bi­ta­mente sot­tratte all’erario e il rela­tivo rein­ve­sti­mento in atti­vità lecite e illecite».

Anche il pro­filo dell’unico mem­bro del com­mando iden­ti­fi­cato, il 29enne geno­vese Gio­vanni Bat­ti­sta Ceniti, rimanda agli ambienti della destra radi­cale. Dopo aver minac­ciato in un primo tempo que­rele ai gior­na­li­sti che aves­sero affian­cato il nome della sua orga­niz­za­zione a quello dell’uomo, è stato il por­ta­voce di Casa Pound Ita­lia Gian­luca Ian­none, ad ammet­tere: «Nel caso la per­sona ferita fosse effet­ti­va­mente Gio­vanni Ceniti, ma potrebbe essere anche un omo­nimo, si trat­te­rebbe di un mili­tante espulso 3 anni fa». «Lo cac­ciammo per com­por­ta­menti etici non adatti — ha spie­gato il lea­der dei “fasci­sti del terzo mil­len­nio” — , visioni poli­ti­che diverse, non rispet­tava gli appun­ta­menti e non faceva quanto con­cor­dato per l’attività poli­tica. Ma non era un diri­gente, era respon­sa­bile di una zona nell’area di Verbania-Cusio-Ossola». Anche se secondo Radio Popo­lare Ceniti avrebbe fatto parte del gruppo fino al 2013.

In ogni caso, anche in pre­ce­denza, diversi espo­nenti dell’ultradestra ita­liana erano rima­sti coin­volti in vicende altret­tanto oscure, sep­pure “minori”. E que­sto solo negli ultimi anni. Nel 2012, l’ex espo­nente dei Nar, e di Forza Nuova, Fran­ce­sco Bianco — bal­zato agli onori della cro­naca per­ché assunto all’Atac da Ale­manno — era stato ferito a colpi di pistola a Tivoli.

Per quell’agguato è stato inda­gato per «ten­tato omi­ci­dio» Carlo Gian­notta, altro noto estre­mi­sta nero, respon­sa­bile della sto­rica ex sezione mis­sina di via Acca Laren­tia. E anche uno dei figli di Gian­notta, Mirko, era stato chia­mato da Ale­manno a diri­gere il set­tore Decoro urbano dell’Ama. Men­tre l’anno pre­ce­dente, in un agguato simile, era stato “gam­biz­zato” Andrea Anto­nini, espo­nente di Casa Pound della zona nord della capitale.


il manifesto - 4 Luglio 2014