TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


venerdì 4 luglio 2014

Le gladio cresciute all’ombra dello stato repubblicano



Già a partire dall'autunno 1945 con la supervisione americana vengono costituite in Italia organizzazioni segrete paramilitari in funzione anticomunista. Un progetto che si svilupperà fino alla metà degli anni '50 e porterà poi alla nascita di Gladio, della Rosa dei Venti e di altre reti, composte di militari ed esponenti dell'estrema destra, con il compito di “destabilizzare per stabilizzare”. Creare cioè un clima di tensione e paura che permetta il mantenimento degli equilibri politici più favorevoli agli interessi degli Stati Uniti e della NATO. Proprio in questa situazione di democrazia bloccata, che rendeva inamovibile il potere DC, sta la radice di quel deterioramento corruttivo e clientelare che ancora oggi connota la politica italiana.

Saverio Ferrari

Le gladio cresciute all’ombra dello stato repubblicano




Il 18 otto­bre 1990 l’Italia venne a cono­scenza di Gla­dio, ovvero dell’esistenza, per quasi quarant’anni, di una strut­tura armata segreta com­po­sta da civili e mili­tari, costi­tuita allo scopo di difen­dere il ter­ri­to­rio nazio­nale nel caso di inva­sione di un eser­cito stra­niero. A rive­larlo fu l’allora pre­si­dente del Con­si­glio Giu­lio Andreotti con una rela­zione alla Com­mis­sione stragi dal titolo Il cosid­detto Sid parallelo-Operazione Gla­dio. Le reti clan­de­stine a livello inter­na­zio­nale.

Que­sta strut­tura era stata creata il 28 novem­bre 1956 a seguito di un accordo tra il nostro ser­vi­zio segreto mili­tare, il Sifar (Ser­vi­zio infor­ma­zioni forze armate) e la Cia sta­tu­ni­tense, nell’ambito dell’allestimento in tutti i paesi dell’Alleanza atlan­tica di orga­niz­za­zioni simili. L’operazione assunse il nome con­ven­zio­nale di Stay Behind(«Stare die­tro»), men­tre la spe­ci­fica rete ita­liana fu chia­mata Gla­dio. A livello poli­tico gli unici ad essere infor­mati della sua esi­stenza erano stati i pre­si­denti del Con­si­glio e i mini­stri della Difesa.

La rive­la­zione ebbe una riso­nanza a dir poco fra­go­rosa dando avvio a uno scon­tro poli­tico e isti­tu­zio­nale senza pre­ce­denti che pro­se­guì per diversi mesi e che portò, tra l’altro, alla richie­sta di impea­ch­ment nei con­fronti dell’allora pre­si­dente della Repub­blica Fran­ce­sco Cos­siga, che aveva orgo­glio­sa­mente riven­di­cato, in quanto sot­to­se­gre­ta­rio alla Difesa tra 1966 al 1970, il suo «con­corso» alla for­ma­zione di Gla­dio attra­verso la sele­zione «del per­so­nale mili­tare che veniva inviato all’addestramento».

In una larga parte dell’opinione pub­blica si cre­dette di aver final­mente tro­vato il riscon­tro dell’esistenza di quella cen­trale ter­ro­ri­stica che acco­mu­nava orga­niz­za­zioni ever­sive fasci­ste e set­tori dello Stato cui far risa­lire i tanti misteri d’Italia. Una bufera che fu al cen­tro di mol­tis­sime sedute della Com­mis­sione stragi e spinse ben cin­que pro­cure a istruire pro­ce­di­menti giu­di­ziari su pos­si­bili devia­zioni ever­sive dei respon­sa­bili di que­sta strut­tura. Strut­tura che fu for­mal­mente sciolta, anche a seguito di que­ste accuse, il 27 novem­bre 1990, con un decreto dell’allora mini­stro della Difesa Vir­gi­nio Rognoni.



LA SEZIONE CALDERINI

La sto­ria di Gla­dio e delle altre orga­niz­za­zioni mili­tari segrete che la pre­ce­det­tero è al cen­tro della ricerca di Gia­como Pacini Le altre Gla­dio. La lotta segreta anti­co­mu­ni­sta in Ita­lia. 1943–1991 (Einaudi, pp. 329, euro 31), che in realtà riprende e arric­chi­sce un lavoro di qual­che anno prima (Le orga­niz­za­zioni para­mi­li­tari nell’Italia repub­bli­cana, uscito nel 2008 per Pro­spet­tiva edi­trice).

Pacini rico­strui­sce, sulla base di una ricca docu­men­ta­zione, tratta da archivi isti­tu­zio­nali e giu­di­ziari, come in realtà Gla­dio sia stata il punto di arrivo di un per­corso i cui primi passi si deb­bono addi­rit­tura far risa­lire ai giorni suc­ces­sivi l’8 set­tem­bre 1943, quando all’interno del neo­nato ser­vi­zio segreto bado­gliano (l’Ufficio infor­ma­zioni) si formò la cosid­detta Sezione Cal­de­rini, ope­rante con azioni di guer­ri­glia e sabo­tag­gio, attra­verso nuclei clan­de­stini die­tro le linee dell’esercito tede­sco.

Una vicenda misco­no­sciuta. Fatto sta che i prin­ci­pali futuri respon­sa­bili della crea­zione di Gla­dio si for­ma­rono pro­prio all’interno di que­sta espe­rienza. Solo l’inizio di una sto­ria che ebbe come tea­tro prin­ci­pale il Friuli-Venezia Giu­lia dove, durante la Resi­stenza, nel fuoco del con­tra­sto tra i par­ti­giani comu­ni­sti delle bri­gate Gari­baldi e i par­ti­giani cat­to­lici della Osoppo, pre­sero corpo, per ini­zia­tiva pro­prio di quest’ultimi, fin dall’estate del 1945, alcune prime strut­ture con­tro la «minac­cia slavo-comunista», com­po­ste da ex par­ti­giani bian­chi ed ex mili­tari, che furono suc­ces­si­va­mente sup­por­tate segre­ta­mente dal governo ita­liano.

Già all’inizio del 1947 da que­ste embrio­nali orga­niz­za­zioni si formò la Osoppo-Terzo Corpo volon­tari della libertà dalla quale sca­tu­ri­rono le prime unità di Gla­dio. A tal fine, nel 1946, fu creato dall’allora mini­stro dell’Interno Mario Scelba l’Ufficio zone di con­fine, per finan­ziare segre­ta­mente, die­tro il para­vento del soste­gno ai pro­fu­ghi di quelle terre, pro­prio que­ste for­ma­zioni para­mi­li­tari. Orga­niz­za­zioni che nella prima metà degli anni Cin­quanta assun­sero la deno­mi­na­zione di Gruppi di auto­di­fesa.

Spesso bande di nazio­na­li­sti estre­mi­sti, come il cir­colo Cavana e il cir­colo Sta­zione, in cui furono reclu­tati nume­rosi neo­fa­sci­sti (nel 1953 il pre­fetto di Trie­ste in una nota riser­vata a Palazzo Chigi par­lava addi­rit­tura di tre­cento mis­sini), che si resero respon­sa­bili di innu­me­re­voli vio­lenze e anche diversi omi­cidi ampia­mente docu­men­tati. In prima fila, elar­gendo cospi­cue cifre tratte da fondi riser­vati della pre­si­denza del Con­si­glio, l’allora sot­to­se­gre­ta­rio Giu­lio Andreotti.



ESER­CITI CLANDESTINI

Gla­dio nac­que for­mal­mente solo il 28 novem­bre 1956, sotto la super­vi­sione dei ser­vizi segreti sta­tu­ni­tensi, attra­verso un accordo segreto tenuto nasco­sto al Par­la­mento ma anche a gran parte del governo. L’allora mini­stro della Difesa Paolo Emi­lio Taviani ne fu a tutti gli effetti il vero regi­sta. Tale strut­tura clan­de­stina si dotò di un cen­tro di adde­stra­mento in Sar­de­gna, a Capo Mar­ra­giu, vicino Alghero, total­mente finan­ziato dagli ame­ri­cani, dove ven­nero inviati con­si­stenti arma­menti, con­te­nuti in spe­ciali invo­lu­cri infran­gi­bili, che a par­tire dal 1963 furono inter­rati in appo­siti nascon­di­gli con il nome con­ven­zio­nale di Nasco, quasi tutti loca­liz­zati nel Nor­dest. Ben 139 depo­siti segreti con armi por­ta­tili, muni­zioni, bombe ed esplo­sivo pla­stico C4.

Den­tro a Gla­dio con­flui­rono pra­ti­ca­mente tutte le orga­niz­za­zioni para­mi­li­tari che erano esi­stite fino alla metà degli anni Cin­quanta, com­preso il Maci (Movi­mento avan­guar­di­sta cat­to­lico ita­liano), una rete mili­tare anti­co­mu­ni­sta sorta in Lom­bar­dia ad opera della Demo­cra­zia cri­stiana e delle gerar­chie cat­to­li­che.

Che Gla­dio nel corso degli anni avesse deviato dalle sue fina­lità ori­gi­nali è stato sto­ri­ca­mente accer­tato. Si crea­rono al suo interno addi­rit­tura strut­ture paral­lele e incon­trol­late, con «gla­dia­tori» (circa un migliaio) reclu­tati «pri­va­ta­mente» da alcuni alti uffi­ciali e i cui nomi non ven­nero mai resi pub­blici.

Un eser­cito ancora più clan­de­stino che fu atti­vato con tanto di diret­tive, nell’estate del 1964, dal gene­rale dei cara­bi­nieri Gio­vanni De Lorenzo all’interno di quel pro­get­tato colpo di Stato che passò alla sto­ria come il Piano Solo. Con l’ope­ra­zione Del­fino, nel 1966, si arrivò invece a pro­spet­tare con­tro il Pci ope­ra­zioni di «disturbo di comizi e mani­fe­sta­zioni», «azioni di inti­mi­da­zione», non­ché «atti di ter­ro­ri­smo» da adde­bi­tar­gli provocatoriamente.



LA DIFESA DELLO STATO

La tesi di Pacini che Gla­dio in realtà non sia stata quella cabina di regia del ter­ro­ri­smo nero e della stra­te­gia della ten­sione, come si sospettò da più parti, risulta con­di­vi­si­bile, per quanto gruppi di neo­fa­sci­sti orga­niz­zati fos­sero stati reclu­tati al suo interno e ne aves­sero uti­liz­zato gli arma­menti. Si pensi al sac­cheg­gio del Nascodi Auri­sina, vicino Trie­ste, e soprat­tutto al ritro­va­mento di resi­dui di esplo­sivo T4 (una com­po­nente del C4 pre­sente nei depo­siti) in rela­zione all’ordigno della strage di Peteano del 31 mag­gio 1972.

Anche il sospetto che le rive­la­zioni di Andreotti in realtà fos­sero ser­vite per fare di Gla­dio un «para­ful­mine» e coprire le respon­sa­bi­lità di altre strut­ture, come i Nuclei per la difesa dello Stato, nati alla metà degli anni Ses­santa e atti­vati da set­tori delle forze armate, entro i quali ope­ra­rono i mili­tanti di Ordine nuovo, mate­rial­mente respon­sa­bili degli eccidi di piazza Fon­tana e piazza della Log­gia, tro­ve­rebbe più di un riscon­tro.

Una ricerca, in con­clu­sione, quella di Pacini, assai utile, pur in pre­senza di ana­lisi e giu­dizi smac­ca­ta­mente filo occi­den­tali, com­presa la pre­sunta «legit­ti­mità» di Gla­dio nel con­te­sto della Guerra fredda, più che discutibile.


il manifesto |- 2 Luglio 2014