TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


martedì 22 luglio 2014

Luis Sepulveda, Baci e pistole



Luis Sepulveda rivela la sua passione per il genere noir e per le sue storie di perdenti in lotta con il potere.

Luis Sepulveda

Baci e pistole che belle le vendette dei ribelli noir

Recentemente, in una città italiana, ho avuto una conversazione con il messicano Paco Ignacio Taibo II, fondatore della "Semana Negra", con il quale abbiamo tentato di individuare un perché cartesiano alla popolarità del genere. Siamo arrivati solo a una conclusione ed è che il romanzo noir ha incorporato alla letteratura il vasto territorio dell'ucronia, quel «e se le cose fossero diverse o fossero accadute diversamente? ».

L'indimenticabile e imprescindibile Manuel Vázquez Montalbán era solito dire che il romanzo noir toglieva al potere il manto del segretismo e lo lasciava nudo, esposto alla vista dei lettori, in una sorta di dolce vendetta letteraria. E che fior di rivincite quelle che ci ha offerto il noir. Trent'anni fa, l'argentino Rolo Diez pubblicava Il ritorno di Vladimir Ilic , un romanzo pletorico dalla forza e dalla tenerezza perfettamente bilanciate che diventò un libro di riferimento e un oggetto di riverenza della generazione latino americana vittima delle dittature nel Cono Sud.



Pochi anni più tardi, La ciudad está triste ( La città è triste) del cileno Ramón Díaz Eterovic, un romanzo molto noir, metteva a nudo l'eterna presenza della dittatura in ogni angolo della capitale cilena. Quasi contemporaneamente, con La ballata di Johnny Sosa , l'uruguaiano Mario Delgado Aparaín rinfrancava la vita dei suoi concittadini con una vittoria minima, quasi impercettibile, quella di un uomo ingenuo di fronte al potere dittatoriale.

Juan Madrid creò con le sue opere l'etica della disfatta perché i personaggi del romanzo noir sono dei grandi perdenti, degli illustri perdenti in un mondo di "imprenditori" o di qualsiasi altro eufemismo si voglia utilizzare per definire coloro che, senza curarsi di calpestare la dignità umana, innalzano le bandiere del trionfo sociale.



Jean-Patrick Manchette, indiscutibile capofila del noir francese, riferì di scrivere inventando regole da violare, perché così era la vita a Marsiglia e lui non la voleva lasciare. E questa è un'altra caratteristica del romanzo noir, quella di attingere ad altri generi quali la letteratura di viaggio, di avventura, il costume, il poliziesco-deduttivo, e di dare rigore a un nuovo genere in costante trasformazione. Senza la volontà di escludere chicchessia, si può affermare che il romanzo noir sia un genere agile per lettori dalla mente agile.

Una dimostrazione di ciò è l'opera dello svedese Henning Mankell, il quale, molto prima dell'irrompere del cosiddetto boom scandinavo, aveva già migliaia di lettori nel mondo ispanofono. Ne La leonessa bianca, il pretesto di un caso criminale che il commissario Kurt Wallender deve risolvere porta l'autore, attraverso i suoi personaggi, alla descrizione più cruda dell'odioso regime dell'apartheid.

Ho il piacere di essere lettore e anche autore del genere, e non posso non menzionare il piccolo gioiello che è responsabile della mia approdo al noir. Sono passati più di trent'anni da quando Paco Taibo II scrisse e pubblicò Eroi convocati , un romanzo nel quale un sopravvissuto del massacro della Plaza de las Tres Culturas, immobilizzato in un ospedale e febbricitante per la sconfitta e per le ossa fratturate, convoca i suoi eroi letterari — Sandokan, il conte di Montecristo — per vendicare le vittime della repressione. E la verosimiglianza della sua narrazione fa sì che il lettore si senta parte degli eserciti vendicatori.



Benvenuti alla fiera dell'ucronia, dicono gli autori della letteratura noir, e nel territorio nel quale il greco Petros Márkaris, nel suo romanzo Resa dei conti , muove il perennemente disincantato commissario Charitos lungo un'Europa del sud stanca di troike, che riprende le vecchie monete nazionali con un salto indietro perché davanti c'è solo il baratro.

Nonostante minacci pioggia, il pubblico continua ad arrivare ai tendoni della Semana Negra. C'è sempre uno spazio coperto da condividere con lo spagnolo Juan Bolea, l'argentino Juan Gasparini, la bulgara Boriana Dukovao l'uruguaiana Mercedes Rosende, tra le tante e i tanti invitati. E si parla di letteratura, cosa alquanto inusuale nei festival letterari più formali. Non a caso la Semana Negra comincia sul "Treno Nero", durante il cui viaggio da Madrid a Gijón le autrici e gli autori invitati rivelano che cosa stanno scrivendo e persino perché stanno scrivendo.

Tuttavia, l'aspetto più significativo della settimana della letteratura noir è forse che non soltanto gli scrittori presenti parlano di libri e di autori. Qualcuno tra questo pubblico di lettori attivi chiede se Fred Vargas parteciperà a questa edizione. L'autrice francese è seguita con grande fedeltà. Altri tengono accesa la polemica suscitata dalla pubblicazione della trilogia Millennium dello svedese Stieg Larsson, la cui evidente qualità ha conquistato lettori non solo di genere.

Qualcuno dice che dovrebbero essere qui l'islandese Arnaldur Indridason e il norvegese Jo Nesbo, mentre appena più in là un altro partecipante afferma che, a suo giudizio, il miglior romanzo noir scandinavo da lui mai letto è di un francese, Olivier Truc, e raccomanda con passione la lettura de L'ultimo lappone . Nella Semana Negra lo scambio di titoli e suggerimenti è parte della dinamica del festival.



Della minaccia di pioggia incombente non importa a nessuno e nelle tende degli incontri e dei banchi dei librai le persone chiedono notizie sugli assenti: viene quest'anno Leonardo Padura? E partecipa Victor Andresco a qualche dibattito? Sono lettrici e lettori fedeli che partecipano in maniera informale a un evento non appesantito da cerimonie escludenti.

Quando fa sera, gli autori che partecipano al festival per la prima volta restano stupefatti davanti al rituale della mescita del sidro mentre gli altri condividono con loro il ricordo dei bicchieri bevuti assieme a Donald Westlake, Andreu Martín, Alicia Giménez Bartlett e Jean-Claude Izzo. Non manca chi alza il bicchiere per brindare alla salute di Daniel Chavarría, Raúl Argemí, Laura Grimaldi e di tutti i passati partecipanti a questo festival che non ha altro obiettivo che avvicinare libri e lettori.

Poche ore fa, due studenti mi hanno chiesto se potevo presentare loro qualche autore tra quelli che girano tra il pubblico. Ho cercato e ho indicato loro un uomo vestito da pirata e un altro con l'aspetto di un inventore di macchine del tempo: eccovi Carlos Salem, quello de La maldición del tigre blanco ( La maledizione della tigre bianca ), e Alfonso-Mateo Sagasta, l'autore de El reino de los hombres sin amor ( Il regno degli uomini senza amore ). È una curiosa settimana questa che si svolge davanti al mar Cantabrico, perché ha più giorni del solito e perché ogni anno lascia una traccia di letture grazie alle quali si diventa ogni volta una persona migliore.


La Repubblica – 18 luglio 2014