TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


mercoledì 23 luglio 2014

Nadine Gordimer, L’ispirazione non esiste. Basta la vita interiore



Ricordiamo la grande scrittrice recentemente scomparsa con un brano tratto da un suo libro inedito in via di pubblicazione per Feltrinelli.


Nadine Gordimer

L’ispirazione non esiste. Basta la vita interiore


Ho dovuto convivere a lungo con me stessa, sia come scrittrice sia come donna. Non sarebbe stata un’esistenza molto diversa se fossi stata uno scrittore, un uomo.

Qualunque sia il nostro sesso, noi scrittori, non importa come, dobbiamo fare una distinzione netta fra gli spazi da dedicare alla scrittura e quelli della vita - come posso definirla? - socio-biologica. Ha un effetto altisonante, questo termine, ma non posso optare per “vita emozionale” perché anche ciò che si crea nella vita dedicata alla scrittura implica emozioni forti. 

La ripartizione del tempo e dell’impegno comporta un’autodisciplina ferrea. Un giornalista ha una scadenza da rispettare, mentre il poeta o il romanziere è padrone di se stesso (o di se stessa). L’editore, in un contratto, può indicare la data di consegna di un manoscritto, ma ciò avviene in base alla stima fatta dallo scrittore-capomastro sui tempi di conclusione del lavoro, opera dell’immaginazione - che non ha orologi né calendari. Se l’anticipo sul pagamento si esaurisce prima che il lavoro sia terminato, be’, questa è la grande differenza tra la creatività e il commercio.

Ovviamente lo scrittore non sta ad aspettare la cosiddetta “ispirazione”, come la chiama chi non è scrittore. Alla fine arriva, certo, ma di solito non nelle ore destinate allo scrittoio, alla macchina da scrivere, al programma di videoscrittura (o di qualunque strumento si tratti). Quelle ore servono alla trasformazione di qualcosa che è già nato, idee che emergono nel corso di altre attività e di altre situazioni. Ti svegli nel cuore della notte. In un bar o in una riunione ti estranei dal chiacchiericcio concentrandoti intensamente, irresistibilmente su altro.

Penso di aver iniziato a scrivere fin da bambina, quando, nei tragitti lunghi o brevi sul sedile posteriore dell’automobile dei miei genitori, in silenzio raccontavo a me stessa storie, dialoghi, impressioni. Oggi rivivo spesso questo tipo di esperienza nei viaggi aerei di una certa durata; fra un qui e un lì, le necessità di interagire con gli altri, conduco una vita interiore, l’interiorità dell’immaginazione individuale. 

Ho scoperto di essere una persona riservata con cui vivere. Non so se è così per tutti gli scrittori. Io non sono mai stata capace di condividere con altri le aspettative, l’euforia per avere conseguito gli obiettivi che mi ero posta nel lavoro o la frustrazione per non esserci riuscita.

Non capisco come il grande Thomas Mann potesse leggere a voce alta ogni sera alla sua famiglia riunita la parte di lavoro conclusa nella giornata. Sono sempre stata convinta che nessuno avrebbe potuto capire ciò che davvero volevo esprimere in uno scritto finché non mi fossi finalmente convinta di non poter fare meglio di così.

(Da Vivere con uno scrittore , che uscirà ad ottobre per Feltrinelli, nella raccolta Tempi da raccontare . Trad. di Valeria Gattei)

La Repubblica – 15 luglio 2014