TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


sabato 12 luglio 2014

Nicos Poulantzas e lo Stato autoritario



Quella che viviamo non è una crisi della demo­cra­zia, ma il delinearsi di una sua nuova fase autoritaria e verticistica.

Teresa Pullano

Nicos Poulantzas e lo Stato autoritario


Quella che viviamo non è una crisi della demo­cra­zia, ma una sua nuova fase. Que­sta la dia­gnosi che faceva, circa tren­ta­cin­que anni fa, Nicos Pou­lan­tzas in L’État, le pou­voir, le socia­li­sme (il libro non è tra­dotto in italiano).

«Assi­stiamo a tra­sfor­ma­zioni impor­tanti dello Stato nelle società capi­ta­li­ste occi­den­tali. Una nuova forma di Stato si sta impo­nendo: biso­gne­rebbe essere cie­chi per non accor­ger­sene. Desi­gne­rei que­sta forma di Stato con il ter­mine, in man­canza di meglio, di sta­tua­lità auto­ri­ta­ria. 

La ten­denza gene­rale di que­sto muta­mento è data dall’accentramento, da parte dello Stato, dell’insieme della sfera economico-sociale arti­co­lata con il declino deci­sivo delle isti­tu­zioni della demo­cra­zia poli­tica e accom­pa­gnata dalla restri­zione dra­co­niana, e mul­ti­forme, delle libertà cosid­dette ‘for­mali’, di cui, ora che si ridu­cono, sco­priamo l’importanza».

Per Pou­lan­tzas, il declino della demo­cra­zia si costi­tui­sce di alcuni ele­menti essen­ziali, tra cui vi è lo spo­sta­mento di potere dal par­la­mento al potere ese­cu­tivo; i par­titi non sono più gli inter­lo­cu­tori pri­vi­le­giati dell’amministrazione poli­tica, che invece risponde a degli inte­ressi par­ti­co­lari; i mezzi di comu­ni­ca­zioni di massa, e non la scuola o l’università, diven­tano il luogo dell’egemonia culturale.

Que­sti pro­cessi por­tano a nuove forme di con­senso ple­bi­sci­ta­rio unite a nuove forme di legit­ti­ma­zione tec­no­cra­ti­che. In realtà, scrive l’autore, non siamo di fronte ad una crisi, al mar­cire della demo­cra­zia, né al ritorno dei fasci­smi. Lo Stato auto­ri­ta­rio è la nuova forma demo­cra­tica degli stati capi­ta­li­sti nella fase attuale.


Il Manifesto – 11 luglio 2014