TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


giovedì 21 agosto 2014

Finita la scuola dei duri, oggi il detective è gay



Negli anni Quaranta del Novecento gli scrittori americani rivoluzionarono il giallo inventando la figura del detective duro e solitario, erede del cowboy giustiziere di tanti western. Oggi, in una società molto più complessa e senza più ruoli definiti, l'investigatore è un uomo fragile e complessato, molto spesso gay.

Stefania Parmeggiani

Tendenza soft boiled il lungo addio del detective macho

Di fronte ad Arturo Zarco anche uno all'antica, spigoloso e tutto d'un pezzo come Philip Marlowe, si sarebbe arreso all'evidenza: il detective non è più macho. Non frequenta i bassifondi, non si esprime a monosillabi. Parla e legge molto. È distratto, offuscato dall'attrazione per Olmo, un giovane seducente e infedele che colleziona farfalle. È gay, dichiaratamente gay. Arturo Zarco, nato dalla penna della scrittrice catalana Marta Sanz, è l'ultimo esempio di una generazione di detective che ha rinnovato il canone dell'hardboiled.

Rinunciando a molti dei cliché che negli anni trenta resero immortali il Sam Spade di Dashiell Hammett o il Marlowe di Raymond Chandler.


Sanz, che in Black, black, black lo aveva presentato come un uomo suggestionabile intento a trasformare la realtà di un condominio in un romanzo di Agatha Christie, in Un buon detective non si sposa mai — in libreria da qualche giorno per Nutrimenti nella traduzione di Luigi Scaffidi (pagg. 296, euro 17) — lo manda in vacanza sulla torrida costa mediterranea, nella lussuosa villa di una amica di gioventù, per riprendersi dalle sofferenze d'amore e per sfuggire al sarcasmo della sua ex moglie Paula, sua più stretta confidente, voce interiore che lo pungola e lo costringe a guardare la realtà. In lui, nel suo sguardo obliquo sul mondo, c'è qualcosa di sovversivo. Spiega la scrittrice: «Zarco nasce come contrappunto, come rovescio oscuro, come un Mr. Hyde del tipico detective hard boiled, che per molti anni ha contraddistinto il genere.

È anche un piccolo omaggio a uno scrittore spagnolo, Luisgé Martin, un amico, al quale mi sono ispirata per dare al mio detective certe manie, abitudini e gusti sessuali. Zarco è dunque una risposta alle convenzioni in campo letterario, ma anche un modo di riflettere la realtà che mi circonda». E infatti con una sola frase fa carta straccia sia dei grandi stereotipi letterari che dei luoghi comuni. «Io sono piuttosto un frocio di prima ca- tegoria», dice Zarco alla vecchia Amparo, matriarca di una stirpe di gemelle omozigote che lo stava ammorbando con le sue frasi fatte sull'allegria dei travestiti.

Impensabile una sentenza così definitiva e sfacciata per il suo più nobile predecessore, l'educatissimo Brandstetter. Veterano della guerra di Corea, calpestava le strade di Los Angeles già negli anni Settanta. Joseph Hansen gli diede vita tenendolo a distanza di sicurezza dallo stereotipo dell'investigatore ombroso, circondato da donne pericolose e da bottiglie vuote di whisky: usava la violenza, certo, ma solo quando era necessario. Non frequentava prostitute ed era dichiaratamente gay. Anche se negli anni ottanta aveva fatto la sua saltuaria comparsa tra i Gialli Mondadori, è recentemente che l'Italia lo ha scoperto: merito della casa editrice Elliot che sta ripubblicando le sue inchieste, da Scomparso a La vendetta degli innocenti . Malinconico e per nulla volgare, prende di petto gli stereotipi di genere.



Un po' quello che accade con un altro celebre investigatore gay: Leonard Pine, creato da Joe R. Lansdale. Nel romanzo Una coppia perfetta (Einaudi), lui che è nero e conservatore, si lamenta di essere stato chiamato checca.

«Ma tu sei una checca », obietta il collega Hap Collins, bianco, liberal e donnaiolo.
«Era il tono, che non mi è piaciuto». «E come facevano a saperlo, che sei una checca?».
(…) «Ci ho provato con uno di loro, ma con molto tatto».

È la terza rivoluzione del giallo. La prima corrisponde alla nascita del genere e al suo primo sviluppo, con l'exploit dei mistery inglesi (il cosiddetto giallo classico). La seconda c'è quando sulla scena della letteratura popolare fanno irruzione i detective americani, quelli tutti Piombo e sangue — per citare il capolavoro di Hammett: gli investigatori abbandonano i tranquilli giardini britannici e si sporcano nella realtà metropolitana a stelle e strisce, col corollario di violenza e sesso che ne deriva. È il fenomeno hard boiled: il momento in cui la realtà fa sentire la sua voce. Ma solo molto più tardi, con questa terza rivoluzione — e con un passaggio che potremmo chiamare dall'hard al soft boiled — il realismo comincia a includere le differenze di genere e gli orientamenti sessuali. «È un modo di normalizzare in letteratura ciò che è chiaramente normale nel mondo reale: l'omosessualità non è un comportamento socialmente deviato o moralmente riprovevole, ma un modo di essere legittimo e naturale come l'eterosessualità », spiega Sanz.

Che l'investigatore classico, quello che al cinema ha il volto di Humphrey Bogart, non sia l'unico personaggio possibile è evidente seguendo per le vie di Instanbul il primo detective transgender della storia della letteratura. «Io sono una bella di notte e un uomo di giorno», dichiara in Scandaloso omicidio a Istanbul (Sellerio). Lo scrittore turco che gli ha dato corpo, Mehmet Murat Somer, è autore di una serie di polizieschi ambientati nei quartieri della trasgressione. E a lanciarlo è stata la casa editrice del Nobel Oran Pahmuk.



L'elemento politico, di denuncia e dissenso sociale, è evidente. «Credo che la letteratura possa definirsi politica quando è capace di raccontare ciò che ci fa soffrire, attraverso nuovi schemi retorici che invitano il lettore a porsi delle domande e a osservare la realtà con una sana inquietudine », riflette la Sanz. Ma ci sono anche esempi che più che alla denuncia fanno pensare all'intratt eni mento puro: come nei gialli di James Goodwin, pubblicati da Einaudi, con ambientazioni turche d'epoca un eunuco, Yashim, nel ruolo di chi investiga.

E non si parli di letteratura gay. Questi romanzi non appartengono a quel sottogenere che negli Stati Uniti prende il nome di "gay mistery": qui l'omosessualità è parte di un affresco più grande. «Gli americani amano dividere tutto in generi — spiega Andrea Bergamini, fondatore di Playground, casa editrice che ha in catalogo un fuoriclasse come Edmund White — ma c'è una grande differenza tra uno scrittore come Joseph Hansen e un abile artigiano come Michael Nava, per cinque volte vincitore dei Lambda Award, i premi riservati alle opere gay friendly». Nel catalogo della sua casa editrice troviamo noir ad alta tensione come Sick city e Black Neon di Tony O'Neill o Mimì di Sébastien Marnier dove i personaggi principali sono marchettari tossici, travestiti, killer lesbiche, pizzaioli ossessionati dall'omosessualità altrui.

«Per anni in letteratura i personaggi gay sono stati vittime o carnefici. Li si considerava troppo deboli e inclini a seguire i sensi per utilizzare la logica e scoprire l'autore di un delitto». Poi a scompigliare le carte è arrivato Brandstetter. E dopo di lui tutti gli altri, una generazione di detective che non si limita a risolvere i casi ma che invita il lettore a porsi delle domande e a osservare la realtà con una sana inquietudine. Per dirla con Marta Sanz, letteratura politica.


La Repubblica – 26 luglio 2014