TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


lunedì 4 agosto 2014

Insediamenti templari nelle Langhe

Abbazia di Staffarda























Case templari tra Saliceto e Osiglia. Ultima parte del viaggio tra Langhe e Valle Bormida lungo la Via del Tempio. 

Guido Araldo

Insediamenti templari nelle Langhe

In ultimo, come non ricordare Via Templare? Dalla “Rosa” di Saliceto, con il Castelvecchio e gli Alberghi antichissimi in cima della collina omonima che cambiò nome da Margherita in epoca templare, alla “Spina”, ora Spinetta, di Croceferra: probabilmente il più importante crocicchio nell’entroterra ligure, poiché situato sulla “via pubblica” Ceva – Colle di Cadibona, e da questa spina si dipartivano due strade verso la Riviera: a sinistra in direzione dell’abbazia dei Fornelli e a destra verso la mansione templare di Auxila (Osiglia), dove nuovamente si biforcava per il Melogno verso il Finalese e per Bardineto, in direzione di Albenga.

Sulla presenza templare ad Auxilia non sussistono dubbi: Bianca Capone, ricercatrice storica, autrice del libro “i Templari in Italia”, scrive testualmente “Ad Osiglia, sulla strada in curva, si affaccia una lunga e massiccia costruzione che, malgrado i restauri e gli ammodernamenti, non ha perso le antiche caratteristiche di complesso fortificato. In analoga posizione si trova Masone, sotto il passo del Turchino, alle spalle di Genova, il cui nome lo identifica come antica mansione…”

Inoltre sulla presenza templare a Osiglia è stato recentemente pubblicato un libro che non riguarda l’antico centro abitato, ma la sottostante frazione Ronchi, dove sorgeva una chiesa consacrata a San Giacomo (la magione di San Giacomo dei Ronchi). In questo luogo recenti ricerche hanno messo in luce una dipendenza templare con annessa foresteria. Ne consegue che l’esatta posizione del ricetto di proprietà dei Cavalieri del Tempio resta oggetto di dibattito: se in località Ronchi o nel centro dell’abitato di Osiglia.

San Giacomo di Ronchi

















A mio parere si tratta palesemente di una “Rosa” e di una “Spina” locali, secondo il più classico dualismo templare. La casa fortificata in un centro abitato o nelle sue immediate vicinanze e la commenda, solitamente vasta proprietà agricola, “la Spina” per l’appunto, a una certa distanza, in questo caso corrispondente a una vasta proprietà boschiva, dove si potevano pascolare grossi branchi di maiali.

In un documento del 1267 il precettore della mansione (praeceptor domus Templi de Oxilia), frate Manfredo da Villanova, lamentava le inadempienze del vescovo Lanfranco di Albenga, dal momento che non corrispondeva i fitti e i censi dovuti all’utilizzo di beni di proprietà templare situati nella fertile pianura ingauna. In questa disputa intervenne addirittura il templare Bianco, luogotenente generale dei Templari in Lombardia e precettore a Piacenza.

Alcuni labili indizi lasciano supporre che la “magione di Auxilia” sia stata abbandonata dai Templari prima della distruzione dell’Ordine, poiché nel 1283 fra Giacomo da Montaldo, precettore degli Ospedalieri di Savona, concedeva in fitto alcuni beni posseduti dai Templari di Osiglia. Molti anni dopo, nel 1573, la magione templare di San Giacomo di Osiglia, passata definitivamente in proprietà agli Ospedalieri, risultava costituita da “Una chiesa campestre, mezza coperta di coppe e mezza di paglia, priva di calice e di ogni altro oggetto atto a celebrazioni liturgiche. Accanto alla chiesa vi sono due case con le stalle per il bestiame…”.

L’abbinamento della rosa e della spina è tipico di molte religioni, reperibile in testi sacri antichi. Un esempio per tutti: troviamo l’albero “della spina”, ovvero l’acacia, come materiale da costruzione per l’Arca della Santa Alleanza, e la “rosa” ne è il contenuto, ovvero le tavole della legge mosaica.

Chiese templari sono intitolate a “Santa Maria della Spina” a Châlons-sur-Marne, a Pisa e a Revello, nel Saluzzese, non lontano dall’abbazia di Staffarda, nel punto in cui il Po scompare per un eccezionale fenomeno carsico. L’esistenza della solitaria chiesa di “Santa Maria della Spina di Revello” è documentata nel 1158 nel cartolario di Oulx, dove sono riportate vaste proprietà templari nel Piemonte sud occidentale. Louis Charpentier ha studiato le proporzioni di queste chiese, armoniosamente simili alla cattedrale di Chartres, seppure su scala ridotta.

Revello. S.Maria della Spina

















La proporzione della distanza tra il coro e la facciata corrisponde allo sviluppo di un ottavo della lunghezza del coro. La stessa proporzione di un ottavo riguarda la lunghezza della navata centrale raffrontata alle navate laterali. C’è poi l’uso del “pilastro polilobato”: il “pilastro dell’apprendista”, presente nelle cattedrali di Chartres, Reims e Amiens. Questo pilastro misterioso corrisponde a una croce celtica rovesciata che alluderebbe alla firma della “confraternita dei costruttori di cattedrali”: i mitici “Figli di Salomone”, i primi Francs-Maçons…

In merito a Saliceto è opportuno infine segnalare che vi si trovava un antico ospedale, di probabile origine templare, ora corrispondente alla casa sita al n. 2 di Via Ospedale, a ridosso della “porta della Riviera” murata nel 1588 dal marchese Scipione Del Carretto quando venne in possesso del borgo. Temeva un attacco genovese durante la guerra da lui stesso scatenata tra Piemontesi e Liguri per lo scambio di Zuccarello (comprendente Erli, Castelbianco e Castelvecchio di Rocca Barbena) con Saliceto (Paroldo, Bagnasco e varie località in Val Tanaro).

Fine