TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


domenica 3 agosto 2014

Lungo le vie templari. Monasteri fra Alta Langa e mare

Abbazia di Fornelli



















Continuiamo il viaggio lungo le vie templari dall'Alta Langa al mare. Oggi Guido Araldo ci racconta dei monasteri che punteggiavano il percorso.

Guido Araldo

Lungo le vie templari. Monasteri fra Alta Langa e mare


Altrettanto importanti erano i monasteri, organizzati allo stesso modo delle “curtes”, beneficiari di grandi donazioni territoriali, anch’esse allodiali. Anche i consignori di Morozzo, eredi del contado di Bredolo, vantavano diritti allodiali sulle loro terre, similmente ai marchesi del Vasto, che dopo la morte di Bonifacio nel 1130 si divisero i beni paterni diventando marchesi di Savona (i Del Carretto), di Saluzzo, Clavesana, Busca, Ceva, Cortemilia e Loreto (i principali “borghi” dell’epoca, ad eccezione di Savona che era città per la presenza della cattedra vescovile e, non a caso, fu la prima ad affrancarsi dall’autorità marchionale, grazie anche all’aiuto di Genova).

In merito alle 16 “curtes” indicate nel famoso diploma dell’imperatore del sacro Romano Impero Ottone I (redatto in favore del marchese Aleramo a Ravenna il 23 marzo 967): Dego, Bangiasco, Ballangio, Salescedo, Lecesi, Salsole, Miolia, Pulcionem, Grualia, Pruneto, Curtemilia, Montenesi, Masionti (in altre copie Maximino), Noscieto, Arche, sono opportune alcune considerazioni.

E’ indubbio che il nome “Vasto” e la precisazione che queste “curtes” si trovassero in “desertis locis” attestano l’enorme danno (guasto) arrecato dai Saraceni o, forse, dagli Ungari; ma va specificato che non si trattava di luoghi solitari e appartati. Osservando la loro collocazione si evince infatti che queste “curtes” non erano soltanto “isole” caratterizzate da economie chiuse, di “pura sussistenza”, ma si trovavano in prossimità di antiche strade di origine probabilmente romana.

E’ il caso di Curtemilia – Lecesi (Levice), Pruneto, Salescedo (Saliceto), situate lungo la strada di crinale della Langa tra Bormida e Uzzone; come pure la curtis di Altesino (sovrastante l’attuale Scaletta nel comune di Castelletto Uzzone), lungo la strada parallela della Valle Uzzone: via anch’essa antichissima che andava a ricongiungersi con la strada succitata di crinale al nodo viario delle Lavine.


Cairo M. Convento francescano

















Qui, infatti, ben quattro Langhe s’intersecano: quella già citata tra Uzzone e Bormida di Ponente, la “langa” lunghissima tra Uzzone – Bormida di Ponente e Bormida di Levante che si spinge fino a Roccaverano; quella breve ma importante in direzione del Castelvecchio di Saliceto e infine la “langa” in direzione del Meridione verso Cosseria, l’antica Cruceferrea, o la montana Auxilia, ovvero Osiglia.

Allo stesso modo troviamo Dego lungo la Via Aemilia Scauri, poi Iulia Augusta, che percorreva la Val Bormida di Levante e collegava il porto di Vada Sabatia ad Aquae Statiellae (Acqui Terme) e Derthona (Tortona), quindi a Piacenza e alla Via Emilia… Come pure Noscieto (Nucetto, ammesso che non si trattasse di Noceto presso Santa Giulia, giusto sopra alla curtis Altesino), Bangiasco e Masionti o Maximino, nel punto in cui la strada che risale la Val Tanaro devia verso il “Passo dei Giovetti”, nome emblematico, per poi scendere in Valle Bormida in direzione dei porti di Varigotti, Noli e anche Albenga. N

Non a caso a Bagnasco è ancora presente un ponte romano… Se poi Arche corrisponde a Orco, probabilmente il più antico centro fortificato nel Finalese, giusto sotto la Colla di San Giacomo, e Montenesi a Montezemolo, lungo l’antichissima via pubblica tra Ceva e il Colle di Cadibona, il discorso si fa completo.

Non a caso, nei secoli futuri, sorgeranno lungo queste strade importanti monasteri, ad attestarne la grande importanza commerciale: assi viari vitali per gli scambi tra la Lombardia Occidentale (come veniva chiamato il Piemonte) e la Riviera ligure di Ponente.

San Pietro in Varatella


















Il più antico, probabilmente, fu il monastero benedettino di San Pietro in Varatella, che la tradizione vuole fondato nell’VIII secolo da Carlomagno, ma forse era più vetusto ancora, quasi inaccessibile su un enorme masso roccioso, ma prossimo al Giogo di Toirano. Poi il solitario monastero San Benedetto nella boscosa valle del Belbo, crocicchio di strade, fondato 1033. Successivamente l’abbazia di Ferrania voluta nel 1096 dal marchese Bonifacio del Vasto, non a caso situata lungo la Via Emilia Scauri poco prima che scollinasse al Colle della Tagliata, presso Cadibona.

Da non dimenticare i tre monasteri lungo la millenaria “Via Morozzenga” che da Morozzo portava ad Albenga dal riparato porto canale, il più importante approdo nel Ponente Ligure (il monastero di San Biagio, risalente al 1014, appena fuori Morozzo; quello femminile di Pogliola e la certosa del Casotto, dopo Pamparato, voluta nel 1090 nientedimeno che da san Brunone).

L’abbazia di Santa Maria dei Fornelli in direzione della “Colla” di San Giacomo, fondata dal capostipite dei Del Carretto, il marchese Enrico, nell’anno 1086.

Il monastero francescano lungo la via che dal Colle delle Lavine, per il Montecerchio e il Carretto, scende a Cairo.

Il monastero cistercense di Bardineto, situato nel punto in cui si dipartono ben tre strade verso la Riviera: per il Colle dello Scravaion in direzione di Castelvecchio di Rocca Barbena e Albenga, per il Giogo di Toirano verso Borghetto Santo Spirito e Loano passando per il già citato San Pietro in Varatella, e il Giogo di Giustenice per La Pietra (Pietra Ligure).

Il monastero femminile cistercense di Santo Stefano voluto a Millesimo dal marchese Enrico II Del Carretto agli albori del XIII secolo in prossimità del guado, poi ponte, che attraversa il fiume Bormida lungo la già citata strada pubblica Ceva – Colle di Cadibona.

San Martino di Saliceto

















Da non scordare il monastero di San Martino a Saliceto: dipendenza antichissima dell’abbazia di Ferrania, lungo la via marenca che collegava la dorsale della Langa prossima al Colle delle Lavine con le due dorsali della Langa Occidentale, entrambe lunghissime che si dipartono da Montezemolo: tra la Bormida e il Belbo e tra il Belbo e il Tanaro. Presso il monastero di San Martino c’erano cinque chiese nell’arco di un paio di chilometri: San Rocco e San Martino, già parrocchiale di Saliceto fino al 1583, presso la località Lignera, Santa Caterina da Siena in prossimità del ponte dove c’è ancora un mulino sotterraneo, immune dalle esondazioni del fiume, la chiesa dei santi Gervasio e Protasio oltre il fiume, e infine, in cima alla collina di fronte, a ponente, la chiesetta di Santa Caterina d’Alessandria, recentemente restaurata. Non caso il torrente che da levante scende perpendicolare alla Bormida porta il nome emblematico di “rian Marench” (rio Marenco) con la Ca Marenca, la Väl Marenca che sale al Ciaplau e la Vallis Ferranie in direzione del Pilone delle Quattro Vie…

Il monastero femminile di Castino e quello di San Bovo lungo la strada che collegava Cortemilia ad Alba. E poi le grandi abbazie occidentali, all’imbocco delle “valli provenzali”: la certosa del Pesio nella valle omonima, sottostante l’arduo Passo del Duca; l’antichissimo monastero di San Costanzo all’imbocco della Val Maira e quello altrettanto antico dei Santi Pietro e Colombano di Pagno, con la vicina abbazia di Santa Maria, all’ingresso della Val Varaita; infine la più importante di tutte, l’abbazia di San Dalmazzo di Perdona, ora Borgo San Dalmazzo, all’imbocco di tre valli convergenti: la Val Vermenagna con il Colle di Tenda, la Val Gesso con il Passo del Sabbione e il Colle delle Finestre, la Val Stura con il Colle della Lombarda e  il Colle della Maddalena (Col de l’Arche per i Francesi).


continua