TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


domenica 28 dicembre 2014

Guido Araldo, Da Morozzo ad Albenga lungo la via Morozzenga



Le vie del sale erano antichissimi percorsi che dal Mar Ligure portavano in Piemonte. Guido Araldo ci racconta la storia di una di queste strade, la Morozzenga, che da Morozzo portava ad Albenga.

Guido Araldo

La Morozzenga


La Morozzenga è una strada antica, anzi antichissima, forse d’origine bizantina, se non romana. Nell’Alto Medioevo era sotto controllo dei consignori di Morozzo e per secoli ne costituì la ricchezza: collegava la pianura subalpina alla turrita città d’Albenga e al suo porto canale. Per molto tempo figurò tra le più importanti “vie marenche”, così chiamate perché portavano al mare, in seguito volgarmente note come “strade del sale”.

Quel suo percorso lasciava Morozzo dai tre castelli, antichissimo baluardo bizantino arretrato rispetto la Stura di Cuneo, nei tempi in cui quel fiume segnava l’estremo confine tra le barbarie (Longobardi) e civiltà (Impero Romano d’Oriente). Oltrepassato il romantico Brobbio, incontrava il monastero di San Biagio, istituito nell’anno 1014. Poco più avanti, un paio di leghe, raggiungeva un altro monastero: quello femminile di Santa Maria della Carità alla Pogliolia, fondato nel 1176, ora ridotto a casa colonica, con stalla nell’antica chiesa.


                         Morozzo Madonna del Brichetto Affreschi


Da qui, per gli ondulati poggi “del merlo”, raggiungeva il libero comune di Mondovì, proseguendo poi per il Vico Forte e Montalto, patria dei mulattieri, noti come i cartuné. Una strada che la leggenda voleva costruita dagli antichi Bagienni, negli anni remoti in cui Giano e Sommano scendevano dal Monviso, l’olimpo degli dei italici, per raggiungere la riva del mare, anzi l’isola della Gallinara, con il loro carro che era anche anfibio.


E ovunque diffondevano la coltura dell’alberello più prezioso: la vite! Erano i nostri Dei più antichi, da tempo obliati; eppure ancora oggi l’anno nuovo comincia nel giorno consacrato a Giano, dalle due facce, con le corna del Capricorno, che ha dato il nome al mese di gennaio.


                                                                          Valcasotto

In altri luoghi, poco distanti dalla Morozzenga, quel dio è rimasto impregnato nel nome dei posti, tanto che le colline del buon Dolcetto potrebbero essere chiamate Gianidi: Igliano = iles Iani, ventre di Giano; Dogliani = dolum Iani, truffa di Giano; Farigliano = farum Iani, focaccia di Giano; Clavesana = clavis Iani, chiave di Giano; Viaiano, alla foce della Rea con il Tanaro = via di Giano; Ghigliani = glis Iani, ghiro di Giano; Murazzano, anticamente Mulassano = mula Iani, mula di Giano… E poi, al di là del Tanaro, Magliano = malun Iani, melo di Giano; Fossano = foxum Iani, fosso di Giano; Savigliano = savium Iani, bacio di Giano. E ancora: Somano ovvero Sommanus: il dio etrusco compagno di Giano; Cossano = cos Iani, rupe di Giano; Fogliano, nome antico di Santo Stefano Belbo = foglium Iani, foglia di Giano e, infine, come non ricordare che il nome antico della Morra era Maregliano? “Mare Iani” ”! E qual è il mare di Giano? Un mare che esiste tuttora! Basta volgere lo sguardo, verso Alba e le colline ondulate a perdita d’occhio: il più bello e ricco mare di vigne al mondo!

Da Montaldo, devastato dai Savoia per la voglia di libertà dei suoi cartuné, la Morozzenga raggiungeva tra magnifici boschi il borgo saraceno di Pamparato, per approdare all’Abbazia di Santa Maria dei Casotti, comunemente nota come la Certosa. Monastero risalente al secolo XI; la tradizione vuole che sia stato fondato da san Brunone, quando venne dalla Grande Chartreuse per abbracciare il papa a Roma.



E lassù, dalla Certosa, cominciava il percorso alpino, che scollinava in direzione del borgo di Garessio, dove la “Morozzenga” attraversava il Tanaro su antico ponte ad arco. Qui cominciava l’erta e amena salita per il Colle di San Bernardino, eternamente ventoso sui suoi 957 metri sopra il livello del mare. Da lassù la strada era tutta in discesa e tutta una curva fino in fondo alla Val Neva, con sicuro approdo nel borgo di Zuccarrello, dai molti portici, che vide partire la bella Ilaria Del Carretto, giovanissima sposa in Lucca. Ancora poche miglia ed ecco le torri della città ingauna, con l’isola della Gallinara sullo sfondo. Grande borgo dei liguri più antichi, alleato di Cartagine nella lunga guerra mondiale contro Roma, per il controllo del Mediterraneo, vantava il più sicuro approdo nel Mar Ligure: un porto canale al riparo da tutte le “libecciate”. I Genovesi provvidero a lasciarlo interrare, appena assoggettata la città troppo amica dei Pisani. Fu allora che la “Morozzenga” perse d’importanza e cominciò il lento crepuscolo.