TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


venerdì 12 dicembre 2014

La rabbia e il dolore così la gente racconta la Tav in Val di Susa



Un'intera valle militarizzata, blocchi stradali e uomini in armi ovunque. Mille abitanti su 60mila sotto processo. Il tutto per un'opera costosissima e inutile che, è facile profezia, come Expo e Mose presto si rivelerà uno dei grandi scandali italiani. Un film racconta la drammatica realtà della Valle Susa sotto occupazione militare.

Curzio Maltese

La rabbia e il dolore così la gente racconta la Tav in Val di Susa

Nella bella e inattesa rinascita del documentario italiano, assai più considerato all'estero che in patria, un ruolo speciale se l'è ritagliato Daniele Gaglianone, uno dei nostri migliori autori. Da anni Gaglianone va a cercarsi guai occupandosi dei temi più controversi, difficili e "proibiti" dall'informazione ufficiale dei nostri telegiornali o talk show politici. Non per caso il suo ultimo film, Qui — presente oggi al festival di Torino, giovedì a Roma, venerdì ad Avigliana in Val di Susa e dal 4 nel resto d'Italia — tratta della lotta No Tav in Val di Susa.

Un progetto ferroviario, la Torino-Lione, destinato a diventare la più costosa opera pubblica italiana di sempre, se mai sarà davvero realizzata, e ormai al centro di un colossale dibattito ideologico, politico ed economico, per non dire quasi religioso fra i pro e i contro. È davvero difficile per il cittadino medio orientarsi nel mare di carte, cifre, dichiarazioni, prese di posizione politiche o scientifiche su un progetto che fa discutere e divide non solo Italia e Francia, ma tutta l'Europa chiamata a finanziarne gli enormi costi.

In Qui però non troverete una sola cifra o studio o parere astratto. In questo film per due ore si parla di altro, si racconta di vite. Delle piccole e grandi esistenze quotidiane di persone come noi. A questo in fondo dovrebbe servire l'arte, ad affrontare grandi questioni dal punto di vista della vita materiale. E non solo l'arte, per la verità. Una volta provai a illustrare a Giorgio Bocca, feroce oppositore della Tav in Val di Susa, tutte le buone ragioni in favore dell'alta velocità e del traffico merci su rotaia, in un paese ucciso dai camion, che in tanti condividevamo. Bocca non replicò a nessun dato, ma diede soltanto un consiglio da maestro: «Fai il tuo mestiere di cronista e vai in Val Susa, guarda che cosa succede, parla con la gente».

Questo ha fatto Gaglianone. In Qui non si vede un politico, un ministro, un esperto di trasporti, un ingegnere del Politecnico, un militante dei centri sociali o un esponente delle lobbies delle grandi opere a confronto, come accade nei talk show. Ci sono soltanto persone normali che vivono nella valle. Una militante cattolica che racconta perché ha violato un sigillo dei cantieri.

Un sindaco moderato che è stato accusato di resistenza a pubblico ufficiale perché una sera era stufo di fermarsi al quarto controllo davanti a casa, il quarto di ogni santo giorno. Un giornalista di una radio locale che ha seguito in diretta un amico cadere da un traliccio e finire in coma. Un ex carabiniere in congedo che ha avuto il viso spappolato da venti fratture, a causa di un razzo sparato dalla polizia. Un'anziana cuoca di una baita che si è incatenata ai cancelli di un cantiere.



Storie così di cittadini normali, gente riservata di montagna, che da un anno all'altro si è ritrovata a vivere in un teatro di guerra, con il filo spinato che l'esercito israeliano usa nella striscia di Gaza davanti a casa, con l'esercito schierato e i posti di blocco a ogni angolo, con almeno un parente, un amico, un vicino denunciato o in galera, perché i valsusini sotto processo sono mille su sessantamila abitanti, una percentuale impensabile neppure nei quartiere controllati da mafia e camorra.

A volte è peggio che in guerra. Le forze dell'ordine in Val di Susa usano i lacrimogeni tipo "Cs", proibiti in tutta Europa e anche nelle azioni di guerra in Afghanistan o Iraq perché ustionanti e cancerogeni. Gli stessi sindacati di polizia ne hanno chiesto il divieto, dal momento che gli stessi agenti, nonostante le maschere antigas in dotazione, ne subiscono gli effetti nocivi. Contro la popolazione civile della Val di Susa, nel corso di manifestazioni con centinaia di donne e bambini, ne sono stati usati trentamila.

Si potrebbe obiettare che Qui non racconta una sola storia di un abitante della Val Susa favorevole alla Tav. Il problema è trovarlo. Vale la pena di riportare il colloquio iniziale fra un funzionario di polizia e l'autore del documentario. «Io sono incazzato con questa gente perché ci tirano le pietre (…) Per il tuo documentario incontrerai anche dei Sì Tav? Intendo non dei politici ma persone comuni?», «Penso di sì», «Non so se ne troverai perché è a favore della Torino-Lione soltanto chi non conosce il progetto ».


la Repubblica – 25 novembre 2014