TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


mercoledì 17 dicembre 2014

Scuola senza fondi. Il magro Natale dei supplenti brevi



Nonostante le promesse di Renzi non ci sono soldi per la scuola e i supplenti restano senza stipendio

Scuola senza fondi. Il magro Natale dei supplenti brevi


E ci risiamo. Anche quest’anno si prospetta un Natale magro per circa cinquantamila «supplenti brevi» della scuola, quegli insegnanti che hanno lavorato da una settimana a pochi mesi per sostituire colleghi malati e che, a tutt’oggi, non hanno ancora ricevuto uno stipendio.

Il governo ha cercato di correre ai ripari, varando venerdì scorso un rifinanziamento del fondo per le supplenze brevi: 64,1 milioni da aggiungere ai settecento «evaporati» entro i primi nove mesi dell’anno. Ma non basta: ne sarebbero serviti novanta. Se va bene, si riusciranno a coprire le buste paga di novembre. E neanche per intero: ma in «proporzione una quota parte delle somme dovute», come si legge nella circolare inviata dal ministero dell’Istruzione ai dirigenti scolastici. Che dovranno — entro domani — capire come e dove tagliare cercando di essere il più possibile corretti e rispettosi del servizio effettuato da ciascun supplente.

Parliamo di assegni già magri, che non superano nella maggior parte dei casi i 1.000 euro, e che quindi saranno «in proporzione» decurtati di cifre che vanno dai cento ai duecento euro. Parliamo di docenti precari, più precari dei precari che sperano nell’assunzione promessa dal piano Renzi, che hanno lavorato da settembre ad oggi senza vedere ancora un euro. E che — se va bene — entro la fine dell’anno riusciranno a pagare tutte le tasse. L’ennesimo, piccolo taglio, questo, che colpisce i più deboli.


Il Corriere della sera – 16 dicembre 2014