TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


domenica 11 gennaio 2015

Charlie Hebdo. La trappola del fanatismo



Restiamo fermamente convinti che il fanatismo nella forma feroce che abbiamo visto in Francia sia il figlio anche della rabbia e della frustrazione di chi si sente escluso.Non i caso i terroristi sono tutti giovani delle banlieu. Un terreno fertile su cui prosperano i seminatori di odio. E non solo islamici (basti pensare ai tanti Le Pen anche nostrani). Per questo ci pare illuminante questa intervista a Malek Chebel autore di “Manifesto per un Islam «moderno». 27 proposte per riformare l'Islam” (di cui è disponibile la traduzione italiana e di cui parleremo presto) perchè ora più che mai è fondamentale capire.


Malek Chebel

La trappola del fanatismo

Malek Che­bel è un antro­po­logo delle reli­gioni e filo­sofo, che ha dedi­cato la sua opera a far cono­scere l’islam all’occidente e a pro­porre un “islam illu­mi­ni­sta” (Mani­fe­ste pour un islam des Lumiè­res, Hachette, 2004). Nel 2009 ha pub­bli­cato una nuova tra­du­zione del Corano e lungo la sua lunga car­riera di sag­gi­sta si è occu­pato anche dell’erotismo e del rap­porto tra islam e corpo. Lunedi’ sarà in libre­ria il suo nuovo libro, L’inconscient de l’islam (ed.Cnrs).

Di fronte alla set­ti­mana tra­gica fran­cese, quale è la sua inter­pre­ta­zione? Ci vuole una let­tura più sociale o religiosa?

“C’è un dop­pio livello di let­tura, fran­cese e inter­na­zio­nale. In Fran­cia, parte della gio­ventù musul­mana si sente abban­do­nata da anni e cosi’ si è messa ad ascol­tare ideo­lo­gici fana­tici. A livello inter­na­zio­nale, l’islam in crisi svi­luppa un’ideologia della morte inte­gra­li­sta. Poi­ché la cac­cia all’uomo è finita come è finita, adesso biso­gnerà riflet­tere a come rista­bi­lire i legami con la gio­ventù musulmana”.

La mar­cia di dome­nica sarà un momento impor­tante, anche per vedere la mobi­li­ta­zione dei fran­cesi di reli­gione musul­mana? Oppure è assurdo sof­fer­marsi su que­sto, chie­dere di pren­dere la distanze dalle derive estremiste?

“C’è una debo­lezza del sistema. C’è un avver­sa­rio, che non viene nomi­nato, ma che è ben pre­sente: è la comu­nità musul­mana. Tocca quindi ai musul­mani dimo­strare che non si puo’ dare cau­zione a que­sti avve­ni­menti. Ma la via d’uscita sarà tro­vata – oppure no – sul ter­reno quo­ti­diano: cosa farà che domani i gio­vani saranno mag­gior­mente inte­grati? Oppure che lo saranno sem­pre meno? Solo quando si sen­ti­ranno mag­gior­mente fran­cesi si vin­cerà. In caso con­tra­rio, per­de­remo. Ma per il momento siamo sotto il domi­nio dell’emozione. E i musul­mani ne hanno abba­stanza di essere assi­mi­lati al terrorismo”.

Come mai sono i gio­vani di cul­tura musul­mana oppure dei con­ver­titi all’islam che si fanno sedurre dall’estremismo reli­gioso, nel senso che le altre reli­gioni non pro­du­cono que­sti effetti?

“C’è una cro­no­lo­gia occi­den­tale fatta di de-ritualizzazione. La chiesa cat­to­lica fa di tutto per con­ser­vare i fedeli, men­tre l’islam è in fase ascen­dente. Con una deriva set­ta­ria e fon­da­men­ta­li­sta. I gio­vani non si rico­no­scono né nell’ateismo, né nel mar­xi­smo, non sono mas­soni, ma diven­tano cre­denti. Con tutta l’opacità di un’ideologia reli­giosa della morte. L’occidente non capi­sce, abbiamo dif­fi­coltà a com­pren­dere que­sta scelta”.

I due fra­telli Koua­chi e Cou­li­baly erano fran­cesi, ave­vano fre­quen­tato le stesse scuole dei nostri figli. Cosa non ha funzionato?

“Fino a che punto sono andati a scuola? Come sono stati accolti? Hanno sod­di­sfatto le loro ambi­zioni? Sono pas­sati all’atto, tra­gi­ca­mente. Ma se non fac­ciamo niente, se la sola alter­na­tiva che viene pro­po­sta loro è o di vivere come dei pove­racci in una ban­lieue, di essere disoc­cu­pati o di farsi sedurre dai fana­tici, avremo un feno­meno desti­nato ad acce­le­rarsi con la crisi economica”.

Il socio­logo Farhad Kho­sko­ha­var li defi­ni­sce dei born again. E’ una spie­ga­zione che condivide?

“Si, pen­sano di rina­scere dalla deso­cia­liz­za­zione di cui si sen­tono vit­time. La resur­re­zione avviene con i viaggi in Yemen o altrove, si sen­tono esi­stere di nuovo, tor­nano, sono ben nutriti e ben allog­giati. Sarà molto dif­fi­cile lot­tare con­tro que­sto fana­ti­smo. Il corpo sociale non è un mec­ca­ni­smo ben oliato, è un insieme com­plesso, con velo­cità dif­fe­renti, matu­ra­zioni dif­fe­renti, muci­che diverse, atmo­sfere diverse. Non si puo’ chie­dere a tutti i gio­vani di rea­gire allo stesso modo”.

C’è poi il ruolo cen­trale svolto dal car­cere nella radi­ca­liz­za­zione di que­sti individui.

“Della radi­ca­liz­za­zione in car­cere si parla da anni. Ma poi non viene fatto nulla. Troppe cose sono con­tro di noi, il mes­sag­gio del magni­fico vivere assieme come cit­ta­dini respon­sa­bili non passa. Dopo le rea­zioni di oggi, c’è il rischio che tra due-tre set­ti­mane tutto venga dimen­ti­cato e tra 6 mesi o un anno ci siano altri Koua­chi, per­ché nes­suno avrà fatto il neces­sa­rio per venire incon­tro a que­sti dispe­rati. Siamo di fronte a un’inadempienza col­let­tiva. Ma per farvi fronte ci vogliono soldi, delle strut­ture pub­bli­che deter­mi­nate. Invece, gli estre­mi­smi get­tano olio sul fuoco. L’atmosfera era pesante in que­sto periodo, con le prese di posi­zione di Eric Zem­mour o il libro di Houel­le­becq, con un raz­zi­smo ormai mostrato alla luce del sole, senza che nes­suno reagisca”.


Il Manifesto – 11 gennaio 2015