TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


giovedì 15 gennaio 2015

Divinazione e Teurgia nel neoplatonismo



Uomini, Demoni e Dei negli scritti dei filosofi neoplatonici.



Giulio Busi

Neoplatonici, mi manda Porfirio


Né in cielo né in terra, né in basso tra gli uomini né nello spazio cristallino dove albergano gli dei. Il destino dei demoni si consuma a mezz'aria. Non si può dire che siano di carne e ossa ma neppure impalpabili come gli esseri supremi. Di bere e mangiare non son capaci, oppure sì, di soppiatto, mentre nessuno guarda: respirano l'odore dell'incenso, e s'inebriano del vino delle libagioni, fanno crapula con gli avanzi dei sacrifici. E il sesso? È proprio vero che non fa per loro? Demoni puri e casti – beato chi ci crede! Di questi figuri era piena la cultura antica, una vera mania, un ingorgo demonico che riempiva i templi e i libri dei primi secoli dell'era volgare.

Almeno fino a quando i cristiani, vittoriosi in politica e nella società, ne buttarono a mare un bel po', o li diedero in pasto al loro capo, il demonio, che non ci si pensasse più. Prima delle purghe antidemoniche del IV-V secolo, anche gli occhi dei filosofi scrutavano febbrilmente il mondo di mezzo. Da lì, dalla sfera di forze invisibili che fanno da ponte tra l'umano e il divino, si pensava venissero consigli, previsioni, direttive circa la condotta che deve tenere il saggio.

Su questo mondo degli intermediari incorporei, apparentemente lontano dalla mentalità moderna, si concentra il libro di Crystal Adley sulla divinazione e la teurgia neoplatoniche. Fior di pensatori – da Porfirio a Giamblico e a Proclo – hanno indagato quelli che potremmo chiamare i "quadri intermedi" della grande azienda del cosmo. L'uomo dell'età tardo antica era come ossessionato dalla continuità. Una catena ininterrotta legava cielo e terra, come un passamano, che faceva scendere dall'alto l'influsso superno, e salire dal basso preghiere e suppliche.

Più raffinati degli uomini anche se più grossolani e impacciati degli dei, i demoni facevano l'ufficio di traduttori e interpreti. A loro si rivolgeva spesso l'adepto dei misteri, o il sacerdote oracolare, affinché gli dessero ali e impulso per ascendere. Senza questa minuziosa gerarchia dell'invisibile non si capirebbe la stessa teurgia, ovvero il tentativo di imbrigliare le forze cosmiche attraverso l'uso di simboli e la recitazione di formule arcane.

Pratiche che il mondo greco-romano non considerava affatto superstiziose o magiche in senso deteriore. La vera filosofia, credevano i neoplatonici, sa ascendere di grado in grado, e, dopo essersi avvalsa dei demoni, si libra fino alle soglie della luce incorruttibile. Certo, aver contatti col mondo di mezzo comportava rischi e tentazioni, e il pericolo di restare per via. Come quando si sale su una scala troppo ripida e si ha paura di scendere né ci si attenta a inerpicarsi ancora. Volete cavarvi da lì? Chiedete al demone di turno, e dite che vi manda Porfirio, il neoplatonico.

il sole 24 ore - 11 gennaio 2015


Crystal Addey
Divination and Theurgy in Neoplatonism: Oracles of the Gods,
Ashgate Farnham, 2014