TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


venerdì 2 gennaio 2015

Gigi Proietti, We run to Rome. Oggi se còre



Dalla pagina FB del nostro amico Angelo Amoretti riprendiamo questa rivisitazione del Belli da parte del grande attore romano che è, se vogliamo metterla giù seria, un apologo amaro sul provincialismo ridicolo della comunicazione in Italia.


Gigi Proietti

We run to Rome



"We run to Rome” c’è scritto.
Me cojoni!
Vor dì che coreremo “americano”.

In italiano ormai so’ tutti bboni.
Figuramose poi se sei romano....
È giusto! Basta co’ ’ste tradizzioni!
Eliminamo quello che è “nostrano”.

Pe’ nun fa’ la figura dei cafoni
consijerei de còre contromano
Qui nun se po’ parla’ sempre in
dialetto,
così nun sarà mai ’na capitale.

“Presempio – dicevamo ieri ar
Ghetto –
la Festa de noantri sona male:
la Fiesta de nosotros fa più effetto!”.

Beh, certo che sarebbe un grand’onore
s’in America leggessimo un ber giorno:
“Giovenotti, a Niù Yorche
oggi se còre”!



il Fatto Quotidiano