TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


sabato 17 gennaio 2015

Gli oracoli. Psello e la teologia caldaica



Psello pensò di poter trovare nelle dottrine neoplatoniche un punto di incontro tra cristianesimo e filosofia classica. Un tentativo generoso di fondere fede e razionalità destinato all'insuccesso. Per una ripresa del suo pensiero si dovette poi attendere il Rinascimento fiorentino. Un autore comunque da conoscere anche dai non addetti ai lavori come antidoto all'intolleranza dei nostri giorni.

Dorella Cianci

Gli oracoli. Psello e la teologia caldaica


«Il corteo degli astri non è stato posto per te». Era una Bisanzio in pieno risveglio culturale, al centro di un crocevia politico e commerciale e in quel contesto felice e bizzarro è vissuto Michele Psello, uno di quegli intellettuali che più ha appassionato il mondo antico, anzi «l'uomo più versatile della sua generazione» come avrebbero detto Reynolds e Wilson.

Di lui sappiamo che probabilmente il suo vero nome laicale era Costantino, che venne poi mutato per quell'esperienza monastica vissuta controvoglia in un momento di sconforto ed emarginazione dai fasti della corte. Psello nacque nei sobborghi di Bisanzio, vivendo spesso un lacerato contrasto fra la sua vita religiosa e la sua ansia verso un sapere razionale (Si veda il libro stupendo di Del Corno con la trad. di Silvia Ronchey del 1984).

In quella Bisanzio poliedrica Michele Psello seppe distinguersi per il suo amore verso ogni tipo di sapere: riteneva che la fisica e la matematica fossero la vera scala per salire alla trascendenza della filosofia. Fu autore di parafrasi come quella all'Iliade, ma scrisse anche commenti alla logica e alla fisica di Aristotele, senza tuttavia tralasciare le opere platoniche (anzi egli si era avvicinato al neoplatonismo).



Il suo sistema filosofico è complesso, ma anche anticipatore, come ha ricordato Pizzari, di quei circoli culturali fiorentini iniziati alle dottrine platoniche, pronte ad attivare una significativa inversione di tendenza dell'aristotelismo. Ma la Bisanzio del tempo era un luogo di doppiezza e infatti vanno messi in luce due aspetti dell'autore: quello mondano, capace anche di intrighi di palazzo, di doppiogiochismo, di assenza di scrupoli morali e un suo lato più profondo di un uomo innamorato della ricerca, teologo e filosofo.

La sua idea più interessante fu quella di voler fondere i sistemi filosofici senza escludere da questi il cristianesimo, sperando di poter trovare un punto di incontro nelle dottrine neoplatoniche. Si dedicò anche alla stesura degli Oracoli Caldaici, un'opera perduta dell'antichità, e rivelatrice di concezioni sapienziali appartenenti alla tradizione misterica greco-romana probabilmente della fine del II secolo d.C. ma ricostruibile attraverso i commentatori di Psello: ad esempio in epoca comnena, il dotto Michele Italo riassunse la teologia caldaica riprendendo proprio quanto lasciato da Psello.

Un bell'oracolo dice: «e non lasciare al baratro il residuo della materia» intendendo per "residuo" materiale il corpo che andrebbe ricongiunto alla cosiddetta anima per impedire che esso rimanga intrappolato nello scompiglio della materia.

Il posto quaggiù, preda di stravolgimenti del cuore, è chiamato baratro e per elevarsi dalla trappola l'oracolo sostiene di non porre eccessiva attenzione ai fatti terreni e di lasciar perdere "il ronzio della luna", non per invitare l'uomo a lasciar da parte il sapere scientifico, ma come si dice nel commento: «per non darti pensiero del perfetto ciclo della luna; questa infatti procede non per tuo volere, ma spinta da una volontà (o meccanismo) più alto».

Il Sole 24 ore – 28 dicembre 2014


Michele Psello, «Oracoli caldaici».
Mimesis, 2014
5,90