TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


domenica 18 gennaio 2015

Integralismo islamico e "socialismo" arabo



L'ascesa dell'integralismo islamico in tutto il mondo arabo è anche una conseguenza del crollo del socialismo arabo e in particolare del partito Baath in Irak e Siria. Un socialismo “nazionale” di stampo mussoliniano che aveva trovato nell'URSS un punto di riferimento internazionale.

Sergio Romano

Il socialismo arabo. Storia delle sue crisi 


La storia del socialismo arabo è in buona parte la storia di un partito politico fondato in Siria nel 1940. Si chiama Baath (in arabo risorgimento) e il suo principale fondatore fu un siriano cristiano che aveva fatto i suoi studi a Parigi e, al ritorno in patria, aveva lungamente insegnato nelle scuole medie di quello che era allora un protettorato francese. Alla Sorbona, il giovane Michel Aflaq aveva letto avidamente i classici politici e filosofici dell’Ottocento e del primo Novecento, da Marx a Mazzini, da Nietzsche a Lenin, e aveva fatto il suo apprendistato assistendo ai continui scontri, nel Quartiere Latino, fra i neo-monarchici dell’Action Française, i militanti socialisti e comunisti (allora alleati in un governo di «fronte popolare») e i partigiani delle Leghe dell’estrema destra.

Da quella completa immersione nelle vicende di un luogo particolarmente caldo della vita politica europea, Aflaq aveva tratto gli ingredienti per la costruzione di una forza politica che sarebbe stata contemporaneamente socialista e nazionalista. È probabile che il modello organizzativo, nella sua mente, fosse quello del partito fascista italiano e del partito nazional-socialista tedesco. Il suo nazionalismo non sarebbe stato siriano ma arabo, e il panarabismo sarebbe stato per parecchi anni la principale caratteristica del Baath nelle sue diverse incarnazioni regionali.

Vi fu un momento, nella seconda metà degli anni Cinquanta, quando il panarabismo del Baath sembrò allearsi con quello del presidente egiziano Nasser per meglio unificare politicamente l’intera regione. Ma né l’Egitto né la Siria erano disposti ad accettare qualsiasi cessione di sovranità. In ultima analisi il Baath mise radici in due Paesi che erano già stati esposti, in epoca coloniale, all’influenza occidentale: la Siria e l’Iraq. 

In entrambi il partito fu il trampolino di cui due ambiziosi uomini politici provenienti dalle sue fila si servirono per dare la scalata al potere: Hafez al-Assad in Siria e Saddam Hussein in Iraq. Di Saddam, in particolare, Michel Aflaq fu amico e consigliere fino alla morte (non sappiamo se a Bagdad o a Parigi) nel 1989. Oggi il Baath sopravvive, anche se come strumento di potere personale, soltanto in quella parte della Siria che è controllata dal figlio di Hafez, Bashar al-Assad.

La storia del Baath, quindi, è anche la storia della crisi dello Stato arabo. Forse l’aspetto più tragico nelle vicende dell’intero mondo arabo durante gli ultimi decenni è il fallimento o la degenerazione dinastica di quasi tutti i suoi modelli statuali, da quello di Nasser a quelli di Assad, Hussein, Mubarak e delle monarchie del Golfo. Senza uno Stato efficiente e rispettato non può esservi una vera società nazionale. Senza società nazionale e un senso positivo del futuro, la porta è aperta a tutti gli estremismi, soprattutto religiosi. 

Il Corriere della sera -  14 gennaio 2015