TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


sabato 31 gennaio 2015

Salgari e il giallo del romanzo mai ritrovato



Forse ritrovato un inedito di Salgari, ma per altri si tratterebbe solo della prima bozza della Scimitarra del Budda del 1892.

Massimo Novelli

Salgari e il giallo del romanzo mai ritrovato


La leggenda di Emilio Salgari continua. A oltre un secolo dalla morte che si diede sulla collina di Torino nell'aprile del 1911, i suoi libri vengono ristampati, così come sono consuete le polemiche che insorgono tra i suoi cultori sui ritrovamenti di testi inediti, veri o presunti. L'ultimo caso, che alimenta le polemiche tra i fedelissimi, è di questi giorni.

In un articolo apparso sulla rivista di letteratura popolare Il corsaronero , lo studioso veneto Roberto Fioraso ricostruisce la genesi di un romanzo giovanile del Capitano veronese, La scimitarra di Khien Lung , sulla base di appunti manoscritti del romanziere sulla trama della storia. Questi gli furono affidati in fotocopia da Giuseppe Turcato, appassionato ricercatore salgariano scomparso nel1996. Fioraso, tuttavia, non gli aveva dato troppo valore. Poi, rileggendoli, ne ha compreso la supposta rilevanza. Ecco quindi spuntare un Salgari sconosciuto destinato a stravolgerne la pur già ricca bibliografia.

Ma la reazione è immediata. Il creatore di Sandokan ha filologi tanto autorevoli quanto appassionati, che hanno bollato come «esagerazioni giornalistiche » le affermazioni di Fioraso. E tra loro c'è chi, come Giovanna Viglongo, storica editrice col marito Andrea delle opere salgariane, vorrebbe diffondere una lettera aperta per contestare la presunta scoperta.

Chi polemizza sostiene che quella trama non è altro la prima stesura de La scimitarra di Budda , uscito regolarmente in volume nel 1892. È quanto si può leggere, intanto, nel sito web salgariano Per Terra e per Mare , peraltro pregevole, diretto da Corinne D'Angelo, che si firma "La Perla di Labuan".

Anche Felice Pozzo, decano per dedizione e competenza degli studiosi di Salgari, non nasconde le perplessità. «Usando il "metodo Fioraso"», dice, «si sarebbe potuto annunciare, per esempio, l'esistenza di un lavoro inedito intitolato Il capitano Falconara, che invece è la stesura embrionale de I predoni del Sahara ». Aggiunge Pozzo: «Anzi: si potrebbero annunciare tanti altri testi inediti quante sono le trame elaborate da Salgari, che, come è stato accertato, sgorgavano dalla sua geniale officina con titoli differenti e con modifiche pure sostanziali». Insomma: La scimitarra di Khien Lung sarebbe solo la trama da cui Capitan Emilio partì per comporre La scimitarra di Budda . E «gli appunti di Turcato», incalza Pozzo, «oltretutto sono conosciuti da tempo».

La notorietà dei fogli salgariani, in realtà, è ammessa dallo stesso Fioraso: «È vero che sono conosciuti ». Ma a lui interessava, spiega, «dimostrare le disparità fra le due "Scimitarre". Quella di Khien-Lung è al centro di un romanzo giovanile, andato perduto, la cui esistenza è comprovata da un insegnante di Salgari, l'abate Pietro Caliari, Lo citò nella prefazione di Angiolina, un suo libro. La Scimitarra di Budda è altra cosa; tanto che, a differenza del lavoro di gioventù, questa venne scritta per un pubblico di ragazzi».

Pozzo, però, non demorde: «È il medesimo Salgari, onesto e laborioso, a offrirci la verità. Ne La scimitarra di Budda ci dice, già nel secondo capitolo, che la scimitarra in questione era ritenuta di Budda, ma anche appartenuta sin dal 1786 all'imperatore cinese Khien-Lung». A ingarbugliare ulteriormente le cose, infine, c'è la famosa «fabbrica» dei falsi romanzi salgariani, messa in piedi dai suoi eredi dopo la morte dello scrittore. Basti dire che un romanzo apocrifo e fasullo, opera forse di Americo Greco, intitolato La scimitarra di Khien-Lung, uscì nel 1939, negli anni Cinquanta e nel 1964. Un «semplice ricalco della Scimitarra di Budda », ricorda "La Perla di Labuan". Che comunque contribuisce a mescolare verità e finzione, sempre nel segno della leggenda di Salgari.


La Repubblica – 14 gennaio 2015