TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


sabato 17 gennaio 2015

"Siamo tutti Charlie" a Milano non vale



Non avevamo dubbi che il coretto (ipocrita) “Siamo tutti Charlie” sarebbe durato lo spazio di un mattino. Evidentemente per il rettore della Statale la difesa della libertà d'espressione vale solo per Parigi.

Luca Fazio

C’è il convegno No Expo, il rettore chiude l’ateneo



Que­sta volta il dispo­si­tivo di sicu­rezza inter­na­zio­nale — per­ché Expo è un evento trans­con­ti­nen­tale — ha fun­zio­nato alla per­fe­zione. La logica è quella della guerra pre­ven­tiva ma visti i risul­tati biso­gna ras­se­gnarsi, per­ché è solo gra­zie a que­sta sofi­sti­cata ope­ra­zione di intel­li­gence che il ret­tore dell’Università Sta­tale e il pre­fetto di Milano sono riu­sciti a garan­tire l’inviolabilità di un luogo sacro del pen­siero occi­den­tale.

Si potrà dibat­tere a lungo sulla neces­sità di sospen­dere l’universale diritto alla libertà d’espressione (ver­rebbe da scri­verlo in fran­cese), ma è così facendo che le aule di una delle più cele­brate isti­tu­zioni cit­ta­dine non sono state pro­fa­nate da un’assemblea pub­blica della Rete Atti­tu­dine No Expo. Sarà la sto­ria, un giorno, a dire se anche il Comune di Milano ci ha messo del suo per impe­dire una discus­sione pub­blica sull’evento pla­ne­ta­rio che non si può nem­meno discu­tere (non c’è riu­scita nem­meno la magi­stra­tura), oppure se si è limi­tato a non pren­dere posi­zione. Che forse è anche peggio.

Fatto sta che ieri la Sta­tale è stata chiusa per motivi di ordine pub­blico. Tutti a casa per tre giorni, un fatto senza pre­ce­denti. Una deci­sione ridi­cola. La popo­la­zione è stata avvi­sata con un’ordinanza affissa al por­tone che avrebbe potuto essere scritta in carat­teri gotici: Per motivi di sicu­rezza, la sede di via Festa del Per­dono resterà chiusa… Infor­ma­zioni più det­ta­gliate sulle aule saranno for­nite nel più breve tempo pos­si­bile».

A sot­to­li­neare la peren­to­rietà dell’atto, un discreto plo­tone di poli­ziotti in tenuta anti som­mossa. Di con­torno, anche un atto di sov­ver­sione esi­bito su un’impalcatura da alcuni espo­nenti di un cen­tro sociale: «Tutti pala­dini dell’informazione eppure chiu­dono l’ateneo per impe­dire l’assemblea». Sui social net­work invece ognuno dice la sua sotto l’hashtag #jesui­shy­po­crite. Niente di ever­sivo, ma il clima resta teso.

In assenza di un peri­colo reale — era nell’aria solo l’occupazione di un’aula per tra­sfor­marla in una base per le ini­zia­tive di lotta e appro­fon­di­mento in vista dell’Expo — le rea­zioni e lo sbi­got­ti­mento non si sono fatti atten­dere. Sem­bra che nei giorni scorsi la Sta­tale, gover­nata dal ret­tore Gian­luca Vago, abbia chie­sto 150 euro all’ora di affitto agli orga­niz­za­tori dell’assemblea, i quali, fatti due conti, per otto ore avreb­bero dovuto sbor­sare 1.200 euro. 



Troppi soldi, trat­ta­tiva sal­tata, assem­blea non auto­riz­zata, tele­fo­nata al pre­fetto, poli­ziotti in assetto di guerra. Il pre­fetto di Milano, Fran­ce­sco Paolo Tronca, ha dato una spie­ga­zione: «È stata una deci­sione del ret­tore, che l’ha sot­to­po­sta al Comi­tato pro­vin­ciale per l’ordine pub­blico e la sicu­rezza, che a sua volta l’ha con­di­visa. Sono mani­fe­sta­zioni che il ret­tore ha valu­tato estra­nee al con­te­sto universitario».

Le valu­ta­zioni del ret­tore non godono di grande popo­la­rità. C’è chi parla di scelta grave che lede il diritto di opi­nione, chi intra­vede le stor­ture di una deriva auto­ri­ta­ria nel tra­sfor­mare un luogo come l’università in una zona rossa mili­ta­riz­zata, e chi irride la «ridi­cola esi­bi­zione di inca­pa­cità gestio­nale». Da regi­strare anche l’opinione di un pro­fes­sore della Sta­tale, Aldo Gian­nuli, che smessi i panni del ricer­ca­tore nel dipar­ti­mento di studi sto­rici, trac­cia un paral­lelo sen­sato che spiega bene l’aria che tira: «La deci­sione di chiu­dere l’università è una sci­vo­lata che si poteva evi­tare. Trovo que­sta deci­sione poco oppor­tuna e forse det­tata da timori ecces­sivi e pre­giu­di­ziali».

Tanto più con­si­de­rando «che avviene negli stessi giorni in cui Expo e Regione Lom­bar­dia con­fer­mano il patro­ci­nio al con­ve­gno omo­fobo pre­vi­sto per il 17 gen­naio, in cui verrà dato spa­zio a posi­zioni bol­late dal logo uffi­ciale dell’Expo, come dire che la libertà di espres­sione non vale per tutti» (a pro­po­sito: oggi alle 14, in piazza Einaudi — MM Gioia — pre­si­dio con­tro il con­ve­gno omo­fobo pro­mosso da ultrà cattolici).

E la rete No Expo? Dopo una gior­nata di toni agi­tati ieri sera hanno tro­vato una nuova sede per discu­tere, per­ché di una discus­sione plu­rale si tratta, non di un cor­teo e nem­meno di una mani­fe­sta­zione. Hanno occu­pato l’ex sede Anpi di via Masca­gni 6, a due passi da San Babila. Da sta­mat­tina, work­shop e sber­leffi ai “sor­bo­ni­sti” con l’elmetto in testa.


Il Manifesto – 17 gennaio 2015