TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


domenica 4 gennaio 2015

Vigili e Cinema. Quando la farsa diventa realtà



Da Sordi a Salemme film e sketch hanno celebrato vizi e virtù dei vigili italiani, ma nel caso dei vigili romani malati a Capodanno ancora una volta la realtà supera l'immaginazione.

Marco Giusti

Concilia? Quando la realtà supera l'immaginazione

Otello Cel­letti, Urbano Cacace, Fran­ce­sco Lo Cascio, Cic­cio Meren­dino, Giu­seppe Man­ga­niello. È un eser­cito quello dei piz­zar­doni, dei ghisa, dei sem­plici vigili urbani del cinema e della tv ita­liana. Inter­pre­tati da star della nostra com­me­dia come Alberto Sordi, Gigi Pro­ietti, Totò, Aldo Fabrizi, Ugo Tognazzi, Mar­cello Mastro­ianni. E poi Pep­pino De Filippo, Bra­cardi e Marenco, Vin­cenzo Salemme e in tv anche da Carlo Ver­done, Paolo Panelli, fino a Bom­bolo, piz­zar­done cor­rot­tis­simo. Senza scor­dare il vigile ani­mato sici­liano Con­ci­lia di Caro­sello, quello del «Non è vero che tutto fa brodo», dop­piato da Vir­gi­lio Savona che ci spiega che «qua, se non con­ci­liamo, tutto a schi­fio fini­sce!».

Il più famoso è certo il vigile Cel­letti di Alberto Sordi nel capo­la­voro di Luigi Zampa, Il vigile, 1960, che ripren­deva la sto­ria del vigile Igna­zio Melone che nel 1959 multò il que­store di Roma Mar­zano in via del Tri­tone per un sor­passo che non poteva fare e venne pron­ta­mente tra­sfe­rito. Melone, salu­tato come eroe nazio­nale, venne preso di mira da Lo Spec­chio, set­ti­ma­nale alla Libero, che mostrò le foto della sorella del vigile che faceva la pas­seg­gia­trice col nome d’arte di «Marilyne».

Ci fu anche un pro­cesso a Melone, più o meno come nel film, per sfrut­ta­mento della pro­sti­tu­zione. Zampa dovette spo­stare l’azione da Roma a Viterbo per ovvi motivi, ma osò mostrare la scena della multa al sin­daco, inter­pre­tato da Vit­to­rio De Sica, che com­pie un sor­passo per andare dall’amante. E si spinse più avanti, mostrando il sin­daco che dà dello «stronzo» al vigile Cel­letti. Ma una delle scene che pre­fe­ri­sco é quella con Sylva Koscina in panne che deve andare al Musi­chiere come ospite di Mario Riva («Eh, vigile Cel­letti»).



Gran­dioso è anche il ghisa di Piazza Duomo a Milano che incon­trano i fra­telli Capone, cioè Totò e Pep­pino, in una delle scene più viste e rivi­ste di tutto il nostro cinema in Totò, Pep­pino e la Mala­fem­mina di Camillo Mastro­cin­que. Il ghisa che si sente chie­der «noio volevo savoir» e risponde con un «cosa ghé?» era inter­pre­tato da Franco Rimoldi, classe 1921, già boy della com­pa­gnia di Nuto Navar­rini, che partì con il 38° bat­ta­glione per la cam­pa­gna di Rus­sia e rimase pri­gio­niero di guerra in Sibe­ria dal 1942 al 1944. Quando ritornò rien­trò nel varietà con Maca­rio, Wal­ter Chiari e Totò, che lo portò al cinema. Totò e Pep­pino semi­nano il traf­fico come improv­vi­sati vigili anche in Totò, Pep­pino e le fana­ti­che, men­tre il solo Totò è pro­ta­go­ni­sta dell’episodio Il vigile ignoto in Le moto­riz­zate.



Franco e Cic­cio, come Fran­ce­sco Lo Cascio e Cic­cio Meren­dino in I due vigili di Giu­seppe Orlan­dini, un nobile che girava i film col came­riere die­tro che gli ser­viva il pranzo con l’argenteria di fami­glia, ripren­dono la gag della multa al per­so­nag­gio potente, in que­sto caso il que­store di Roma inter­pre­tato da Luca Sportelli.

Mar­cello Mastro­ianni, dop­piato da Alberto Sordi, fa un vigile buono già nel 1950 in Dome­nica d’agosto di Luciano Emmer. Un bel gruppo di star ita­liane, Sordi, Pep­pino, Fabrizi, Cervi sono i pro­ta­go­ni­sti di Guar­dia, guar­dia scelta, bri­ga­diere e mare­sciallo di Mauro Bolo­gnini, 1956.



Famosa la let­tera che scrisse Aldo Fabrizi al corpo dei vigili romani che gli chie­deva indie­tro la placca da vigile che gli era stata data in pre­stito per il film. «Ve scrivo riman­nan­nove la placca che me chie­dete in data 5/9; stava ancora appun­tata su la giacca dar giorno che faces­simo le prove. Si lo sapevo, la man­navo prima, ma lo doveva fa la Pro­du­zione; per­ciò Voi con­ser­va­teme la stima e tante scuse a la Ripar­ti­zione. Lo sapete che avevo pro­get­tato? Si er cinema fini­sce ar Cimi­tero fac­cio domanna p’esse incor­po­rato ne li Vigili Urbani pè dav­vero. Ma rinun­ziamo ar desi­de­rio pio pè non tro­vasse ne la con­di­zione che poi , tra er Corpo vostro e quello.…mio s’arresterebbe la circolazione».

Ugo Tognazzi, ne I mostri di Dino Risi, fa un vigile cat­ti­vis­simo da comica muta che fa le multe di nasco­sto agli auto­mo­bi­li­sti che si fer­mano all’edicola per com­prare il gior­nale. Uno dei pove­racci mul­tati è il pro­dut­tore del film, Mario Cec­chi Gori.



Molti anni più tardi Gigi Pro­ietti si improv­visa vigile solo per un cele­bre sketch di Feb­bre di cavallo di Steno, dove inter­preta un attore cane che, vestito da vigile, non sa pro­nun­ciare la frase «whi­skey maschio senza fischio». In realtà ghisa e, soprat­tutto, piz­zar­doni, rien­trano facil­mente nei modelli della com­me­dia all’italiana più clas­sica. Pos­sono essere buoni, come il vigile Cec­coni Bruno di Paolo Panelli in tv solo il 5 di gen­naio, per­ché in quel giorno «il vigile è un pezzo di pane, anzi di panet­tone, ma all’alba del 7 gen­naio», pos­sono essere cor­rotti come Bom­bolo, o schiavi della divisa e poi del potere come il vigile Cel­letti di Alberto Sordi, che ha incar­nato il grande vigile romano ado­rato da tutti, il piz­zar­done più tipico.



Rara­mente sono degli eroi, al mas­simo sono di core, come Mastro­ianni in Una dome­nica d’agosto. Spesso, nei film più comi­ca­roli, sono dei sadici assa­ta­nati dall’idea di poter mul­tare il pros­simo. Chiude con il recente Baciato dalla for­tuna di Paolo Costella con Vin­cenzo Salemme pro­ta­go­ni­sta, un film inte­ra­mente girato a Parma, con spon­sor locali, tanto di pre­senza in video del sin­daco, Pie­tro Vignali quota Pdl, e con i pro­ta­go­ni­sti che face­vano tutti parte del corpo dei vigili. La pro­du­zione aveva avuto molte faci­li­ta­zioni a Parma pro­prio per rico­struire l’immagine dei vigili e della giunta un po’ offu­scati da recenti scan­dali. Invece il film uscì pro­prio nel giorno in cui il sin­daco si dimise, un asses­sore finì in car­cere per maz­zette, e il coman­dante dei vigili (tal Gia­co­bazzi, rin­gra­ziato nei titoli di coda) finì agli arre­sti domiciliari.


Il Manifesto – 3 gennaio 2015