TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


domenica 1 febbraio 2015

Da vedere: "Turner" di Mike Leigh



La vita del pittore che cambiò radicalmente la pittura romantica. Una riflessione sul difficile rapporto fra grandezza dell'opera artistica e fragilità della vita.

Aureliano Verità

Turner, il film sulla vita del pittore: “Un gigante tra gli artisti del suo tempo”


Mike Leigh, Palma d’Oro a Cannes come miglior regista per “Naked” nel 1992 e nel 1996 come miglior film con “Segreti e bugie”, torna nella sua tanto amata Gran Bretagna per raccontare la vita di uno dei più famosi e apprezzati pittori del romanticismo inglese. William Turner, colui che portò il movimento romantico verso la svolta decisiva, che pose le basi per la nascita dell’Impressionismo e che riuscì a elevare l’arte della pittura paesaggistica ai livelli di quella storica, considerata al suo tempo di maggior rilievo.

Al biopic è già andato il riconoscimento per il miglior attore allo scorso Festival di Cannes, consegnato dalla giuria a Timothy Spall, il celebre Peter Minus nella saga di Harry Potter, che in questo caso trova il giusto spazio come protagonista indiscusso della pellicola.

“Turner” si concentra sull’ultimo quarto di secolo della vita del grande pittore, che visse a cavallo tra il ‘700 e l’800. Non un documentario ma una riflessione cinematografica, che non scandisce il passaggio del tempo usando le tipiche didascalie con data in sovrimpressione, ma che lascia scorrere l’esistenza del personaggio senza interromperne la narrazione.



Saranno i costumi e soprattutto il trucco che aiuteranno a sottolineare la progressione degli eventi, che prendono il via con la scomparsa del padre dell’artista. Profondamente colpito dalla morte del suo vecchio, da tempo suo assistente ed ex barbiere, dopo aver viaggiato a lungo nel continente, Turner si lega a una vedova che gestisce una pensione sul mare, la signora Booth, interpretata da Marion Bailey, ed è assillato da una sua ex amante, Sarah Danby (Ruth Sheen), da cui ha avuto due figlie illegittime di cui si ostina a negare l’esistenza.

È spesso ospite dell’aristocrazia terriera, cliente abituale di un bordello e follemente affascinato dalla scienza e dalla fotografia. Membro anarchico ma comunque rispettato e stimato della Royal Academy of Arts è celebrato da alcuni e vilipeso da altri e arriverà persino a rifiutare un’offerta di centomila sterline da un milionario intenzionato ad acquistare tutte le sue opere, preferendo lasciarle in eredità allo stato inglese, pur consapevole del fatto che la regina Vittoria detesti la sua arte.

Il film si concentra sull’uomo dietro l’artista, sulle mille sfumature della sua esistenza e sul rapporto con la sua governante, Hannah, a cui presta il volto Dorothy Atkinson, segretamente innamorata di lui e verso la quale Turner non dimostrerà alcun vero interesse, se non quello di usarla per soddisfare i suoi appetiti sessuali.

“Turner è stato un gigante tra gli artisti del suo tempo: risoluto e intransigente, straordinariamente prolifico, rivoluzionario nel suo approccio, eppure, l’uomo era eccentrico, anarchico, vulnerabile, imperfetto, inaffidabile e a volte rozzo” ha affermato il regista, che ha pensato a questo film biografico sotto due punti di vista, come lui stesso racconta: “È un lungometraggio che parla del rapporto difficile e conflittuale tra un comune mortale e la sua arte eterna, tra la sua fragilità e la sua forza”.