TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


domenica 1 febbraio 2015

I fascismi europei fra le due guerre



Il fascismo non fu fenomeno solo italiano, ma una vera e propria crociata antisemita, antimassonica e antibolscevica che coinvolse l'intero continente. Un libro racconta la storia dei fascismi europei fra le due guerre.

Marco Sartorelli

Il vescovo filonazista e il piccolo duce di Ginevra


«Muoio come martire della legge naturale data da Dio a ciascun popolo di promuovere la sua libertà e come difensore della civiltà cristiana contro il comunismo (…). Ho combattuto con tutte le mie forze e il mio entusiasmo per una Nuova Europa libera dal bolscevismo e dal capitalismo». E’ il testamento ideologico di Jozef Tiso, impiccato all’alba del 18 aprile del 1947 nel cortile del tribunale di Bratislava. Jozef Tiso? Vescovo e capo del governo filonazista slovacco, Tizo era scappato dal suo paese a marzo del ’45 per rifugiarsi in un convento di cappuccini a Monaco di Baviera. Gli americani lo catturarono, i cechi lo processarono e giustiziarono.

Nel 1944 riuscì invece la fuga a Georges Albert Oltramare, (di origine genovese), drammaturgo e giornalista svizzero che fondò l’Union Nationale. Il programma: combattere i comunisti, il capitale massonico, gli ebrei e propugnare il corporativismo. Il motto: «Una dottrina, una fede, un leader». Duemila aderenti in basco e camicia grigia, 10 seggi nel Gran Consiglio di Ginevra e per Oltramare l’appellativo di «Piccolo duce di Ginevra».

Due vite giunte al capolinea. Le racconta in Altri duci. I fascismi europei tra le due guerre, Marco Fraquelli , studioso della cultura di destra (da segnalare il Filosofo proibito. Tradizione e reazione nell’opera di Julius Evola, 1994), in un libro che, come sottolinea l’autore nell’introduzione, ha un intento «puramente descrittivo (…) che si pone l’obiettivo di raccontare in una forma ragionevolmente sintetica (…) a un pubblico di non addetti ai lavori un fenomeno che, pur avendo caratterizzato un periodo della recente storia europea non sempre ha trovato uno spazio adeguato nelle trattazioni storiografiche».

Né Mussolini né Hitler interessano quindi Fraquelli, bensì gli altri leader di movimenti fascisti cosiddetti minori, che seppero coagulare attorno a sé adesione (in misura differente e con lasciti differenti), non riuscendo però a raggiungere il «successo» di fascismo e nazismo nelle rispettive patrie.

Altri duci è un viaggio attraverso l’Europa tra le macerie del ’19 e quelle del ’45, che farà scoprire quindi il fascismo italianissimo dell’Albania come la versione macedone di Ivan Mihailov («l’ Aquila del Pirin»), l’evanescente esperienza islandese (il Partito Nazionalista ebbe il picco di 450 iscritti e nelle elezioni non superò mai i trecento voti) e quella lussemburghese (al termine della II Guerra mondiale furono eseguite otto condanne a morte e si stima che siano stati arrestati 10-15 mila collaborazionisti).

Altre fortune ebbero - e hanno nelle contemporanee nostalgie nazionalistiche e nei sempre vivi populismi - i semi gettati in Romania da Corneliu Zelea Codreanu con la sua Legione dell’Arcangelo Michele, da Ferenc Szálasi e le sue Croci Frecciate e dall’inglese Oswald Mosley, leader nerovestito con berretto militare, calzoni da cavallerizzo e stivali. Ad arricchire il volume, la prefazione di Giorgio Galli, che colloca rigorosamente Altri duci nell’analisi della storia contemporanea.


La Stampa TuttoLibri – 31 gennaio 2015





Marco Fraquelli
Altri duci. I fascismi europei tra le due guerre
Mursia, 2014
Euro 26