TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


domenica 21 giugno 2015

Chiesa cattolica e Valdesi. Si chiude, dopo secoli, la stagione del pregiudizio e del conflitto



«Si chiude, dopo secoli, la stagione del pregiudizio e del conflitto». Parla Eugenio Bernardini, moderatore della Tavola valdese, che domani riceverà la prima visita di un pontefice cattolico in 800 anni di storia. «Con Bergoglio una fraternità nuova, ma su famiglia e fine vita restiamo lontani»

Nel tempio dei valdesi «papa Francesco e non altri»
Intervista di Luca Kocci

La prima volta di un pon­te­fice cat­to­lico in un tem­pio val­dese da quando i val­desi, la più antica “mino­ranza” cri­stiana del nostro Paese, sono pre­senti in Ita­lia, ovvero 800 anni. Suc­ce­derà domani, nel tem­pio di corso Vit­to­rio Ema­nuele II a Torino. «Un luogo signi­fi­ca­tivo, costruito nel 1853, cin­que anni dopo il rico­no­sci­mento dei diritti civili e poli­tici ai val­desi da parte di Carlo Alberto, in una città che sarebbe diven­tata la prima capi­tale del nuovo Stato uni­ta­rio», spiega il pastore Euge­nio Ber­nar­dini, mode­ra­tore della Tavola val­dese, organo ese­cu­tivo dell’Unione delle Chiese meto­di­ste e valdesi.

Unica comu­nità cri­stiana per­se­gui­tata in due momenti diversi della sto­ria – la prima nel XII-XIII secolo quando il mer­cante lio­nese Pie­tro Valdo fondò una comu­nità povera ed evan­ge­lica che si con­trap­po­neva nei fatti alla ricca e potente Chiesa romana, la seconda nel ‘500 quando ade­ri­rono alla Riforma pro­te­stante –, oggi i val­desi costi­tui­scono la prin­ci­pale Chiesa cri­stiana non cat­to­lica in Ita­lia, con circa 30mila fedeli. «La visita del papa rap­pre­senta il rico­no­sci­mento del cam­mino ecu­me­nico degli ultimi decenni – aggiunge Ber­nar­dini –. Si chiude, dopo secoli, la sta­gione del pre­giu­di­zio, del con­flitto, della con­danna per essere cri­stiani in un modo alter­na­tivo. La visita di domani è il frutto di quello che c’è stato ma è anche impulso per il cam­mino ancora da fare».

Avete invi­tato voi papa Fran­ce­sco. Lo ave­vate fatto anche con Woj­tyla e Ratzinger?
No, abbiamo scelto di invi­tare que­sto papa e non altri, seb­bene dal Con­ci­lio Vati­cano II in poi ci siano stati molti incon­tri ecu­me­nici, in Vati­cano o in “campo neutro”.

Woj­tyla e Ratzin­ger hanno avuto un ruolo fon­da­men­tale – il primo per­ché papa, il secondo per­ché pre­fetto della Con­gre­ga­zione per la dot­trina della fede – nella pub­bli­ca­zione, nel 2000, della Dichia­ra­zione Domi­nus Iesus in cui si afferma con net­tezza la supe­rio­rità della Chiesa cat­to­lica su tutte le altre Chiese cri­stiane. È cam­biato qualcosa?
Oggi il clima mi sem­bra diverso, e infatti l’invito segna una fra­ter­nità nuova. Papa Fran­ce­sco ci ha messo molto del suo, a comin­ciare dalla scelta del nome, ispi­rato a Fran­ce­sco d’Assisi, che ha molte affi­nità con Pie­tro Valdo, a par­tire dalla scelta per i poveri. Inol­tre lo stile di papa Fran­ce­sco è diretto e franco, si mostra inte­res­sato al con­tri­buto di altri cri­stiani e alla loro respon­sa­bi­lità sociale.

È l’inizio di una nuova sta­gione ecumenica?
Ce lo augu­riamo. Alle nostre spalle c’è un cam­mino ecu­me­nico ini­ziato ben prima di Fran­ce­sco, ma pen­siamo ad ulte­riori pos­si­bi­lità di svi­luppo posi­tivo e di ascolto reci­proco anche su que­stioni controverse.



Quali?
Ne par­le­remo domani.

Oltre la fede in Gesù Cri­sto, cosa uni­sce mag­gior­mente cat­to­lici e valdesi?
Una con­so­nanza di idee e una fat­tiva col­la­bo­ra­zione per esem­pio sul tema dell’accoglienza dei migranti, dei pro­fu­ghi, dei richie­denti asilo. A Lam­pe­dusa, a Poz­zallo e in altre aree, le nostre Chiese, con le pro­prie strut­ture di ser­vi­zio, lavo­rano insieme. E que­sto è ecu­me­ni­smo diretto e dal basso. Ma ci tro­viamo in sin­to­nia anche sulla pace, sulle azioni a soste­gno delle fasce sociali più deboli, sulla difesa dell’ambiente: abbiamo apprez­zato molto l’enciclica Lau­dato si’.

Su altri temi invece le distanze sono grandi…
Su fami­glia – anzi fami­glie –, omo­ses­sua­lità, ruolo delle donne nella Chiesa, fine-vita le nostre posi­zioni sono lon­tane. Ma la base cat­to­lica mi sem­bra più avan­zata della gerarchia.

La Chiesa val­dese è deci­sa­mente più aperta. È a favore del testa­mento bio­lo­gico e bene­dice le unioni omo­ses­suali, l’ultima solo pochi giorni fa a Roma…
Su que­sto tema il nostro Sinodo, che si svolge ogni anno ad ago­sto, ha ela­bo­rato un indi­rizzo comune, senza però imporre nulla, né divieti né obbli­ghi, ma con­sen­tendo alle sin­gole Chiese locali di agire come meglio cre­dono. Le dichia­ra­zioni di prin­ci­pio, le impo­si­zioni dall’alto non ser­vono a nulla se la base non matura le scelte. Solo così si rea­liz­zano cam­bia­menti reali. È un per­corso coe­rente con la nostra sto­ria demo­cra­tica, potrebbe diven­tare un modello anche per altri.

Il Manifesto – 21 giugno 2015