TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


giovedì 30 luglio 2015

1865. La conquista del Cervino



Reinhold Messner ripercorre nel suo ultimo libro la conquista della montagna più bella delle Alpi, rimasta inviolata fino a 150 anni fa. Eccone un'anticipazione.

Reinhold Messner

Il Cervino racconta come fu donato


Non c'è montagna sulla Terra che presenti contorni tanto inconfondibili quanto il Cervino. È inavvicinabile, da ogni versante. Nessuno sa cosa, millenni fa, dovessero provare o pensare gli abitanti del Vallese guardando l'"Horu". Temevano per la propria incolumità, quando slavine o massi arrivavano fino ai loro pascoli; leggevano gli improvvisi cambiamenti del tempo tra le nebbie che si agitavano sulle sue creste; evitavano la sua vicinanza.

Nel 1857, tre uomini partono dal Breuil per verificare a piedi se la montagna sia scalabile. Senza alcun tipo di ausilio. Oltrepassando le rocce della frastagliata cresta sud-ovest, raggiungono la notevole quota di 3700 metri. Uno dei tre curiosi è il leggendario Carrel, battezzato a Valtournenche il 17 gennaio 1829 con il nome di Jean-Antoine. Viene da una delle tre famiglie di Carrel, poveri contadini delle valli a sud del Cervino che in quei luoghi vivono da generazioni. Là dove i prati forniscono erba e i boschi legname, dove l'acqua fa girare i mulini, i contadini vivono come seminomadi. Fino al punto in cui si spingono i camosci, salgono anche cacciatori e bracconieri.

Ancora più su, c'è il nulla; il confine è segnato dalle nevi perenni. Ciò che si estende da lì fino al cielo non suscita né curiosità né avidità. Quando spuntano gli inglesi, si danno le spiegazioni più assurde: non verranno mica in montagna per piacere o per arricchire le loro conoscenze? Sono forse cacciatori di tesori, alchimisti o agenti segreti? Oppure pazzi... perché solo i pazzi si spingono lassù, dove si muore. E invece Jean-Antoine Carrel riesce a capire il loro comportamento, a decifrare i loro strani gesti, a condividere la loro curiosità.

In Valtournenche il mestiere di guida alpina non esiste. In effetti manca l'equipaggiamento necessario e mancano le regole. I "signori" vengono, ingaggiano portatori, salgono con loro sulle montagne dei dintorni e li pagano. Whymper è uno di questi "signori": Edward Whymper, dall'Inghilterra. Da bambino non ha mai avuto niente, ma proprio niente a che fare con le Alpi. Suo padre, acquarellista e incisore affermato e stimato, vive con nove figli maschi e due femmine a Londra. Edward, secondogenito nato nel 1840, non è un bambino prodigio. A 14 anni lascia la scuola per dedicarsi all'attività del padre. A 20 non ha ancora visto una montagna. Alla fine di luglio del 1860 compie il primo viaggio attraverso la Svizzera.

    Jean-Antoine Carrel

L'escursione sulle Alpi francesi del Mont Pelvoux, alto quasi 4000 metri, è il suo battesimo come scalatore. Sente parlare dell'inviolato, anzi dell'impossibile Cervino, e ne resta come folgorato: vuole andarci. No, deve! Sebbene tutte le guide di Zermatt scuotano la testa davanti a tanta ingenuità, ormai Whymper lo ha reso il suo prossimo obiettivo. Oltre a lui, in questo periodo l'unico a essere convinto che il Cervino possa essere conquistato è Jean-Antoine Carrel. Meglio se dal versante italiano. Diventa per entrambi una questione assolutamente personale: Whymper è mosso soprattutto dall'interesse sportivo, Carrel dalla curiosità. Nessuno dei due coltiva secondi fini nazionalistici. Ma Carrel non osa salire con Whymper alla vetta. Non può assumersene la responsabilità. Dunque l'altro ci prova senza di lui, dall'altro versante, e ci riesce.

Il 1865 è un anno fondamentale per l'alpinismo moderno, iniziato nel 1786 con la prima scalata del Monte Bianco e proseguito fino a oggi. In quell'estate vengono mandate a segno oltre quaranta prime soltanto tra i Pirenei e le Dolomiti. Oltre a queste, alcuni nuovi itinerari pionieristici come lo Sperone della Brenva sul versante sud del Monte Bianco, la Cresta del Leone sul Cervino, il pilastro nord del Silberhorn, la traversata dell'Ortles da nord a sud.

Su entrambi i versanti del Cervino, sulla Cresta del Leone e sull'Hörnligrat, oggi ci sono delle corde fisse, qua e là anche delle scale. Così l'"Horu", la "Gran Becca", è diventato accessibile anche per chi non è all'altezza di affrontarlo sotto la propria responsabilità. Proprio come sull'Everest, che anno dopo anno viene preparato dagli sherpa per ascensioni di massa: ambedue sono diventati montagne del consumo. La "battaglia per il Cervino" del 1865 segnò l'inizio di questa evoluzione.

La repubblica – 2 luglio 2015



Reinhold Messner
Cervino
Corbaccio, 2015
16,90 euro