TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


sabato 18 luglio 2015

Eli Amir, E' questa la terra promessa?



In un bel romanzo la storia degli ebrei, cacciati nei primi anni '50 dai paesi arabi (in questo caso l'Iraq) in cui vivevano da sempre, in cerca di una patria al tempo stesso nuova e antica. Sogni, speranze (e delusioni) trasformatesi in vite concrete, in percorsi che conducono all'Israele di oggi e ne spiegano (o almeno aiutano a capirne) potenzialità e contraddizioni. Un libro da leggere. Ne diamo l'incipit e l'introduzione di Shimon Peres.

Eli Amir

E' questa la terra promessa?

"L’autobus che saliva su per il monte Carmelo si bloccò, riprese fiato e scattò in avanti. Case a un solo piano, ornate di fiori, come isole tra prati verdi, punteggiavano il margine della strada tortuosa. Proprio come negli opuscoli illustrati su Israele che avevo visto a Baghdad.

Man mano che le case si diradavano, i pini si moltiplicavano. Giovani e verdi. Qui e là una pinetina. Una brezza leggera, aria pura, la calma e il mistero di un bosco. Gli scoppiettii frequenti del motore dell’autobus spezzavano il silenzio. Il sole giocava con gli alberi come una rosa di raggi rossi, apparendo e scomparendo con le curve della strada. L’orizzonte lontano e il mare azzurro.

Lasciavo alle mie spalle il campo di raccolta di Sha‘ar ha-Aliyà con le sue centinaia di tende color kaki che, rattoppate e puzzolenti, chiuse da una recinzione di filo spinato, sembravano un esercito di soldati sconfitti, faticosamente arenatisi sulla spiaggia".




Shimon Peres

Introduzione a "E' questa la terra promessa?"

"E' questa la terra promessa?" è la storia personale, intima, di un adolescente figlio di immigrati che viene mandato in un kibbutz agli inizi degli anni ’50. Il kibbutz, l’esperimento sociale più audace e affascinante del ventesimo secolo, era allora al culmine della sua gloria: una formazione sociale rivoluzionaria il cui scopo era creare un ebreo nuovo, un pioniere che sarebbe stato sia un agricoltore che un intellettuale, un ribelle laico e il creatore di una cultura nuova di zecca.
Nuri, il protagonista del libro, è un giovane nato a Baghdad che entra nel kibbutz provenendo da un retroterra mediorientale, conservatore e tradizionalista, e si trova immediatamente coinvolto in una lotta tra due mondi opposti.

Sin dal primo giorno nel kibbutz lotta, soffrendo dal punto di vista fisico, sotto il peso di un’intensa fatica, e, dal punto di vista emotivo, nell’incontro con un ambiente nuovo e totalmente sconosciuto. Assistiamo al dramma della sua maturazione in un ambiente sconosciuto e nel confronto con una mentalità che doveva formare una nuova identità israeliana. Il libro narra lo scontro inevitabile e talvolta tragico tra questi nuovi immigrati e i veterani d’Israele (loro stessi ex immigrati provenienti da un retroterra europeo, diverso), tra due culture e sistemi di regole.

Echi di questo scontro si sentono in Israele perfino oggi.

"E' questa la terra promessa?" offre un’opportunità unica per comprendere l’angoscia dell’alienazione e dello sradicamento dalla propria cultura sperimentata dagli immigrati. L’incontro tra tradizioni diverse era inevitabilmente denso di incomprensioni e di errori (alcuni dei quali persistono tuttora), ma questo romanzo reca testimonianza del fatto che non c’era alcuna reale malevolenza o ostilità da ambo le parti. Nuri vuole essere un sabra come gli altri ragazzi del kibbutz; s’innamora di una ragazza locale, e finisce per esserne respinto. Nuri perde lentamente il legame intimo che aveva con la famiglia di origine a causa di una frattura sempre crescente e irreversibile tra il vecchio mondo dei suoi genitori e il suo nuovo mondo.

Il libro è diventato parte delle storie emblematiche di Israele, poiché racconta una storia che riguarda gli immigrati, sia che essi provengano dall’Etiopia, dagli Stati Uniti o dall’ex Unione Sovietica. Ci fa intravedere ciò che accade nel cuore di un giovane che scopre se stesso, la sua vecchia nuova patria, la sua lingua e i suoi personali confini spirituali. Sin dalla sua pubblicazione, ha costituito una lettura consigliata nel nostro sistema scolastico.

La sua scrittura è elegante, sincera, diretta, semplice e toccante. È un libro da leggere tutto d’un fiato. "E' questa la terra promessa?" è un libro emblematico del potenziale di mobilità sociale offerto dalla società israeliana. In effetti l’autore, Eli Amir, è diventato una figura di grande autorevolezza nella vita pubblica d’Israele. Da sempre un sostenitore degli immigrati e della loro riuscita integrazione, si è sempre battuto per la pace, la giustizia e l’uguaglianza sociale dei cittadini arabi d’Israele e di tutte le minoranze mentre il nostro popolo lotta per rigenerare se stesso.

Eli Amir
E' questa la terra promessa?
Giuntina, 2015
15 euro