TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


giovedì 30 luglio 2015

Gli ultimi libertini. L'illusione giacobina del duca di Lauzun

   

Aristocratiche, prostitute e persino Maria Antonietta: le passioni amorose del duca di Lauzun, che guidò le truppe rivoluzionarie ma finì i suoi giorni sulla ghigliottina.

Benedetta Craveri

L'illusione giacobina di un irresistibile amante

Il 13 aprile del 1747 tutte le fate sembrarono essersi date appuntamento intorno alla culla di Louis-Armand de Gontaut de Biron, per colmarlo di doni. Oltre a un nome illustre e a un grande patrimonio, il futuro duca di Lauzun era «bello, ardito, generoso e intelligente». Ma gli era anche capitato in sorte di nascere in una famiglia a dir poco singolare.

Nonostante il soprannome impietoso di «Eunuco Bianco», suo padre, il duca di Gontaut, aveva condotto all'altare Mlle de Crozat du Châtel, delegando all'amico Choiseul il compito di assicurare la continuazione del casato. La nascita di Louis-Armand era però costata la vita alla giovane donna che in punto di morte, aveva strappato alla sorella appena dodicenne la promessa di sposare l'amante per assicurargli il denaro necessario per fare carriera. Il duca di Choiseul divenne ministro, Gontout godette del favore di Luigi XV, e i due cognati continuarono ad essere solidali in tutto e a trattare con uguale durezza Louis-Armand.

Il primo focolare domestico di Lauzun fu Versailles dove, come ricorderà nelle sue Memorie, passò l'infanzia «per così dire, sulle ginocchia dell'amante del re», la marchesa di Pompadour. Già a dodici anni, entrato nel reggimento delle Gardes françaises, il Re gli promise che un giorno, come era già avvenuto per suo nonno e suo zio, ne sarebbe diventato colonnello. Eppure, con lo scorrere del tempo, le sue certezze sarebbero venute meno, ed egli sarebbe stato costretto a rimettersi in gioco.

Figlio della sua epoca, egli intendeva essere felicemente se stesso, senza tenere conto che l'appartenenza all'ordine dei privilegiati imponeva delle regole. A quindici anni, si illuse di poter chiedere in moglie la fanciulla di cui si era invaghito. Ma il duca di Gontaut aveva scelto per lui Amélie de Boufflers, che portava una dote ingente, e non tenne in conto le suppliche del figlio. Sicché, quando il 4 febbraio 1764, Louis-Armand condusse all'altare la sposa non ancora quindicennne, si era fatto un punto d'onore di non nutrire aspettative sentimentali nei suoi riguardi. L'incantevole Mme de Lauzun fu dunque la sola donna destinata a non esercitare su di lui la minima attrazione.

All'epoca del matrimonio, Lauzun aveva diciassette anni e la sua educazione sentimentale si era già compiuta grazie a una esperta professionista che per quindici giorni gli aveva dato delle «lezioni deliziose». Una volta acquisita la certezza del comportamento da tenere nell'intimità dell'alcova, Louis-Armand ne verificò l'efficacia con le dame della buona società. Ma, nonostante il susseguirsi di esperienze sempre diverse con donne sposate e fanciulle da marito, aristocratiche e borghesi, ugualmente pronte a rischiare per lui la propria reputazione, egli non dimenticò mai la sua prima educazione erotica e continuò per tutta la vita a praticare le filles nelle bische e nei bordelli. Sarà una di loro ad assisterlo malato, povero, nei mesi tragici che preluderanno alla sua morte, restando al suo fianco fin quasi ai piedi della ghigliottina.

   Izabela Czaroryska

Ad assicurargli una reputazione di irresistibile Don Giovanni furono innanzitutto una bellissima lady inglese e una grande principessa polacca. Entrambe dimostrarono più carattere di lui. Dopo avergli aperto le braccia, Sarah Bunbury Lennox, gli propose di fuggire insieme in Giamaica, ma davanti all'esitazione dell'amante lo mise alla porta. Nel caso di Izabela Czaroryska — l'amore più romanzesco della sua vita — Lauzun si lasciò invece coinvolgere in un gioco intricato in cui la posta era il destino della Polonia e Izabella finì per sacrificarlo sull'altare della patria in pericolo. Ma a consacrare la sua fama di seduttore fu la predilezione testimoniatagli da Maria Antonietta. Si trattò solo di cavalcate, di conversazioni a quattr'occhi, di gelosie, di lacrime e di sospiri o, come il duca lascia intendere nelle sue Memorie , la giovane regina gli concesse di più e finì poi per portargli rancore?

La vocazione di Lauzun non era, comunque, quella del cortigiano. Egli era irrequieto, versatile, ardimentoso e sentiva il bisogno di "fare", di dare prova delle sue capacità: nell'amministrazione, come nella politica, nella diplomazia come nell'esercito. In piena coerenza con la tradizione nobiliare, Lauzun aveva l'ambizione di "servire" il suo re e il suo paese, ma il merito aveva smesso di essere un criterio di scelta e lui era diventato persona non grata a Versailles.

Come egli scriveva a un amico, nella monarchia di Luigi XVI, «un reggimento, un'ambasciata, un incarico militare, tutto era diventato un fatto di favore e di intrigo». E l'avere sperperato la propria fortuna con le donne, il gioco, le corse di cavalli, i viaggi attraverso l'Europa, non migliorava la situazione. Il duca riuscì, tuttavia, a dare buona prova di sé al comando di una brillante spedizione di riconquista del Senegal e a coprirsi di gloria nella guerra d'indipendenza degli Stati Uniti.

Profondamente segnato dall'esperienza americana, Lauzun accolse con entusiasmo la convocazione degli Stati Generali ed eletto deputato all'Assemblea Costituente, si schierò con i riformisti, votò l'abolizione dei privilegi della nobiltà, si batté per la creazione di una monarchia costituzionale sul modello inglese.

Il 10 agosto 1792, ormai diventato il generale Biron, il duca, che pure aveva finito per detestare la violenza giacobina, giurò fedeltà alla repubblica. Era un soldato di un paese in guerra e il suo dovere era di difenderlo dall'invasione nemica. A differenza di La Fayette e di Dumouriez, egli rimase al suo posto, e comandò successivamente l'Esercito del Reno, l'Esercito d'Italia, l'Esercito destinato a reprimere la rivolta della Vandea. In quest'ultimo caso, però, si trattava di una guerra civile, francesi contro francesi, e Lauzun non vi era preparato.

Tentò di evitare gli scontri frontali e cercare delle soluzioni di compromesso e, diventato sospetto al Comitato di Salute pubblica, diede le dimissioni, firmando così la sua condanna alla ghigliottina. Chiamato a comparire davanti al Tribunale rivoluzionario, egli accolse con un sorriso la sua sentenza di morte e all'arrivo del boia gli offrì un bicchiere di vino, dicendogli che doveva averne bisogno visto il suo mestiere. Poi, calmo e sdegnoso, come il Don Giovanni di Baudelaire, salì sulla carretta per compiere il suo ultimo viaggio.


La repubblica – 14 luglio 2015