TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


mercoledì 1 luglio 2015

José Saramago, Mi svegliai con l’idea di un romanzo



A cinque anni dalla morte di José Saramago, La Repubblica pubblica alcuni appunti inediti sul suo metodo di scrittura.

José Saramago

Mi svegliai con l’idea di un romanzo



4 febbraio 2003

La notte fra il 30 e il 31 gennaio mi svegliai alle tre del mattino con l’idea improvvisa che, finalmente, avevo il tema di un nuovo romanzo, che stavo già cercando in maniera più o meno consapevole. Si tratta di quella “rivoluzione bianca” di cui ho parlato a Madrid e a Barcellona durante la presentazione de “L’uomo duplicato”, del voto bianco come sola forma efficace di protesta contro il lodato sistema “ democratico” che ci governa. Come se non bastasse, ebbi anche l’improvvisa, l’immediata certezza che quel libro, se mai fosse nato, avrebbe dovuto portare il titolo di “Saggio sulla lucidità”, come se il fatto di votare in bianco nell’attuale situazione del mondo fosse un atto esattamente contrario a quelli, o alla maggior parte di quelli, che si commettevano in Cecità. In quei giorni, la convinzione di aver indovinato in pieno era sempre più forte (...).

17 marzo

(...) Sono giunto alla conclusione che il titolo del romanzo determina il fatto che i personaggi siano gli stessi che abitavano l’altro Saggio, quello sulla Cecità [il titolo originale è Ensaio sobre a cegueira , ndt]. Probabilmente non tutti. Ho pensato che la moglie del primo cieco divorzia dal marito e che la madre del bambino strabico si faccia viva e si prenda cura di lui. Gli altri, la moglie del medico e il marito, la ragazza con gli occhiali da sole e il vecchio con la benda nera rimangono. Anche il cane delle lacrime, che chiuderà il libro con la moglie del medico morta accanto a lui, assassinata da quelli che hanno deciso che tutto doveva tornare ad essere come ai bei vecchi tempi (...).

29 marzo

Il primo capitolo comincerà con la descrizione (sommaria, ovviamente) della tempesta e del vento che si abbattono sul paese. La televisione e la radio fanno appello alla coscienza civica degli elettori perché non restino a casa nonostante il maltempo.

Usare il fiume di parole senza sostanza tipico delle occasioni patriottiche. Entrare nella casa dei personaggi principali: la moglie del medico e il marito (anche il cane, che vive con loro), la moglie divorziata dal primo ladro, la ragazza con gli occhiali da sole e il vecchio con la benda nera, e il bambino strabico (la madre non è mai comparsa, oppure sì?), lo scrittore e la famiglia (tutta?, mi ricordo che era sposato e credo che aveva delle figlie). Alle quattro del pomeriggio escono tutti per andare a votare (escono anche gli abitanti che non avevano ancora votato).

Descrizione della camminata sotto la pioggia. Quartieri allagati, pompieri, barche. La radio e la televisione si affrettano a trasmettere la notizia dell’imprevedibile evento: gli elettori della città X stanno dando uno straordinario esempio di civismo, sfidando la tempesta per compiere il proprio sacro dovere (...).

19 aprile

( In volo sul Mediterraneo).

L’idea che i personaggi di Cecità riappaiano in Lucidità mi sembra sempre più buona. Così come il titolo del nuovo libro già suggerisce una continuità, la presenza dei personaggi la conferma definitivamente. Nella mente delle sconcertate autorità sorgerà il sospetto che la donna che non ha perso la vista in Cecità potrebbe avere qualcosa a che fare con il nuovo “fenomeno”. Come logica conseguenza, questo sospetto si estenderà a tutti quelli che lei aveva guidato. Proprio come il precedente romanzo ubbidiva scrupolosamente a una “certa logica”, questo non potrà restare indietro (...).

3 giugno.

(Giorno in cui Sophia de Mello Breyner vince il Premio Reina Sofía de poesía iberoamericana)
Il finale non sarà come si è scritto sopra. La moglie del medico sarà assassinata, ma non sul balcone sul retro della sua casa. La uccideranno in un giardino dove aveva portato a spasso il cane delle lacrime. Il cane comincia a ululare e uccidono anche lui. I ciechi si chiederanno: «Hai sentito qualcosa?» «Due colpi», «Ma anche un cane che ululava», «Si è già azzittito, sarà stato il secondo colpo», «Meno male, perché l’ululato dei cani non lo sopporto».


La Repubblica – 19 giugno 2015