TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


martedì 7 luglio 2015

Le bugie di Renzi. Italia penultima per spesa in istruzione



Secondo dati Ocse il nostro Paese destina all’educazione solo l’8% delle sue risorse. Peggio di noi solo la Grecia. Ancora una volta le sparate dello sbruffoncello fiorentino si rivelano pure chiacchere.

Eu. B.

Italia penultima per spesa in istruzione



Non c’è solo l’alto debito pubblico ad avvicinare la posizione dell’Italia a quella della Grecia. Ma c’è anche la bassa spesa per istruzione. A dirlo è il rapporto Government at a Glance 2015 dell’Ocse che è stato presentato ieri. E che fissa all’8% la quota di budget pubblico destinata dal nostro paese alla scuola. Peggio di noi fa - appunto - solo il governo ellenico che dedica, alla medesima causa, appena il 7,6% delle sue risorse.

Il paper dell’organizzazione parigina prende in considerazione la spesa per funzioni di 29 paesi. Da cui emerge che l’Italia ne ha indirizzato maggior parte all’assistenza sociale-welfare (41,3%), ai servizi pubblici generali (17,5%) e al sistema sanitario (14,1%). Seguono affari economici (8,2%), educazione (8%), ordine pubblico (3,8%), difesa (2,3%), protezione ambientale (1,8%), politiche sull’alloggio e finanziamento a cultura e religione (1,4% ciascuna).

In realtà, il dato sulla scuola non stupisce più di tanto chi ha a che fare tutti i giorni con l’istruzione e con i suoi numeri. Primo perché i dati non sono aggiornatissimi, visto che si riferiscono al 2013. E, secondo, perché scontiamo il trend discendente (e soprattutto i tagli) degli anni scorsi. Nel periodo 2007-2013 infatti il nostro investimento in Education si è ridotto dell’1,6 per cento. Il doppio dell’intera media Ocse pari allo 0,8 per cento.

Simile agli altri paesi esaminati è invece la causa di questa contrazione. A drenare risorse, come è accaduto nelle altre economie alle prese con la disoccupazione galoppante post-crisi (ad esempio Spagna, Irlanda e Portogallo) è stata la protezione sociale (pensioni innanzitutto ma non solo). Tant’è che tra il 2007 e il 2013 le uscite per questa voce sono salite del 3,9 per cento.

C’è un altro dato che è stato diffuso ieri dall’organizzazione parigina e che deve far riflettere perché collegato al tema dell’istruzione. Si tratta del poco invidiabile primato dell’Italia per il più alto squilibrio tra la domanda e l’offerta di competenze. Un fenomeno che interessa il 35% della nostra forza lavoro e che- se corretto- consentirebbe un recupero di produttività nell’ordine del 10 per cento.


il Sole 24 ore - 7 luglio 2015