TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


mercoledì 8 luglio 2015

Mario Tronti. Nel cuore di tenebra del Novecento



Io devo capire” è l’imperativo. Vivere diventa ricerca filosofica. Esce “Dello spirito libero” un’autobiografia scritta in frammenti da Mario Tronti.


Nadia Fusini

Mario Tronti. Nel cuore di tenebra del Novecento



«Questo libro sono io» - così conclude Mario Tronti l’originalissimo intarsio di frammenti di vita e di pensiero che compongono Dello spirito libero. Mai in nessuna lingua apparve un testo auto- biografico più pudico. È il fascino dell’uomo Mario Tronti - intellettuale di sinistra tra i capofila dell’operaismo - la tendenza ad apparire fugacemente, conservando intorno a sé il silenzio di chi si muove leggero, quasi non volesse ingombrare lo spazio. È il fascino di questo libro il suo pudore. Ma se un uomo è un uomo, parlare deve, se non altro per senso di responsabilità e di gratitudine.

È nel riconoscimento di un debito, che l’autore di queste pagine ci impegna in un colloquio intenso, dove l’esistenza individuale si oggettiva nei libri e nelle avventure di pensiero di cui s’è nutrita. Il soggetto umano qui si incarna nel fuoco che accende la mente e trascina alla vita come a una iniziazione. Vivere è in questo senso una quête filosofica. Sulla soglia del libro, Tronti depone i nomi di chi gli ha offerto l’amicizia della parola e il dono del pensiero - Cristina Campo, Walter Benjamin, Aby Warburg, Franz Kafka, Hegel, Marx ... I nomi di chi lo ha iniziato alla ricerca del senso della vita.

«Io devo capire!» è l’esclamazione che apre il libro, in cui risuona l’imperativo categorico, teorico- politico, da cui prende avvio la narrazione. Ma capire che cosa? La storia “a cui appartengo” risponde l’autore. Di qui la messa in gioco in pieno stile autobiografico del nostro eroe. In quello che ci racconterà c’è la sua vita, il suo pensiero, le sue passioni, i suoi amori - tutto ciò che ha vissuto nel corpo e nell’anima, grazie allo speciale medium che tra corpo e anima tesse lo “spirito”. Spirito nella lingua di Tronti traduce Geist , ed è tante cose: giudizio, intelletto, mente, e perché no? fantasma. Fantasma di libertà, anche: perché per chi si dichiara “moderno”, il vero spirito non può che essere “libero”.

E al tempo stesso, come non riconoscere “la devastazione spirituale” in cui il secolo ci ha precipitato? Come non rendersi conto di una way of life che è “finzione di libertà”? Di una libertà di pensare, che non è “un pensiero di libertà?”. Che cosa è stato il Novecento? Il Novecento è “il cuore di tenebra” che Tronti riconosce come “cosa sua”. Se il mondo attuale si crede nuovo perché rottama il passato, impari piuttosto che la tradizione ci consegna l’inquietudine di domande essenziali alla nostra umanità: radici non dovremmo sradicare in nome di un impegno frettoloso a rispondere al presente, inteso come il falso ascolto della vana chiacchera. In pericolo è la natura e l’essenza stessa della libertà umana. Della persona umana.

Non fuga dal mondo, la spiritualità a cui Tronti allude è l’assunzione piena della responsabilità propria a ciascun individuo di farsi mondo. È un libro “eroico”, questo, in senso bruniano. Sono gli eroici furori di un uomo che s’accende grazie a una lingua severa, a volte perfino brutale. L’ho detto: Tronti ama il silenzio. Ma quando parla, come accade ai veri scrittori, la sua lingua è come una frusta.


La Repubblica – 23 giugno 2015



Mario Tronti
Dello spirito libero
Il Saggiatore, 2015
euro 20