TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


mercoledì 19 agosto 2015

L'Incantatore che manovrava la corte francese



Gli ultimi libertini/4. Gli intrighi del conte di Vaudreuil che con feste ed amanti ottenne la fiducia di Maria Antonietta

Benedetta Craveri

L'Incantatore che manovrava la corte francese

In anticipo di una quarantina d'anni su Chateubriand, fu Joseph- Hyacinthe-François de Paule de Rigaud, conte di Vaudreuil, ad assicurarsi per primo il soprannome di "Enchanteur" (Incantatore). Certo, a differenza del grande scrittore, Vaudreuil si impose all'ammirazione del bel mondo solo in virtù delle sue feste splendide e della sua personale capacità di piacere. Ma, sia pur limitato a un piccolo gruppo di privilegiati, il suo ascendente ebbe esiti fatali per la monarchia francese.

Nato nel 1740 nella colonia francese di Santo Domingo di cui suo padre era comandante, Joseph-Hyacinthe-François discendeva da una delle più antiche famiglie della Linguadoca e poté disporre di rendite ingenti che gli consentirono di tornare in patria per condurvi l'esistenza che più gli era congeniale. Amava infatti la vita di società e aveva tutti i requisiti necessari per primeggiare a Parigi come a Versailles. Bello ed elegante, il conte era un brillante conversatore, improvvisava versi ed epigrammi che strappavano l'applauso, cantava deliziosamente e possedeva un atout irresistibile per una società innamorata del teatro: era un magnifico attore dilettante, in grado di rivaleggiare con i migliori professione della scena. Ma la sua carta vincente fu il suo ascendente sul gentil sesso.

Nessuno come lui, sosteneva la principessa d'Henin, "sapeva parlare" alle donne. All'occorrenza, però, egli sapeva anche come servirsene. Vaudreuil ne diede una chiara dimostrazione quando, nel 1775, la "celestiale" bellezza e la grazia naturale della sua giovane amante, Yolande-Gabrielle- Martine de Polastron, moglie del conte di Polignac, attirarono l'attenzione di Maria Antonietta che vide in lei l'amica di cui era alla ricerca e la volle stabilmente a suo fianco.

Dal momento che l'organigramma delle sue dame d'onore era completo, la regina aggirò l'ostacolo e si assicurò la presenza della favorita a Versailles, nominando, non senza scandalo, il conte di Polignac suo primo scudiero.

     Yolande-Gabrielle- Martine de Polastron

Amante del quieto vivere, indolente e priva di ambizioni personali, Gabrielle lasciò all'amante il compito di dettarle il comportamento da tenere. In perfetta intesa con il conte di Polignac e della di lui sorella, la brutta ma intelligente Diane, Vaudreuil diede inizio a una razzia sistematica di cariche, onori, prebende tanto per sé che per i vari componenti del clan. Vaudreuil venne nominato Ispettore delle truppe e Gran falconiere .

Il conte non possedeva le competenze necessarie per il primo incarico, né si era distinto al servizio della corona per meritare il secondo, ma oltre che sul favore della regina l' Incantatore poteva contare sull'amicizia del giovane conte d'Artois. L'ascesa dei Polignac raggiunse il suo culmine quando, nel 1782, Maria Antonietta volle affidare all'amica la cura dei suoi bambini e le chiese di succedere alla duchessa Guéménée come Governante dei figli di Francia .

Vaudreuil non si limitava a perseguire gli interessi suoi e dei Polignac ma adorava agire dietro le quinte, promuovere la carriera dei propri amici, fare e disfare i ministri, senza tenere conto delle reali capacità dei suoi raccomandati né curarsi dell'ostilità della corte né dell'indignazione crescente dell'opinione pubblica. A lungo andare anche Maria Antonietta finì per accorgersi di quanto il trattamento di favore riservato ai Polignac avesse compromesso la sua immagine. A partire dal 1785, la regina si mostrò più prudente, ma ormai era troppo tardi. La sua leggenda nera le si era incollata addosso come la camicia di Nesso.

Cortigiano intrigante e rapace a Versailles, Vaudreuil si rivelò a Parigi un mecenate illuminato e un autentico connaisseur .

L'impiego che egli fece delle somme estorte al favore reale, come della sua fortuna personale, lo assolvevano da ogni sospetto di dare importanza al denaro. Per il conte, la Francia non vantava solo la più splendida corte d'Europa e una superiore arte del vivere, era la patria dei Lumi, il paese all'avanguardia della civilisation , e le lettere e le arti gli apparivano come altrettanti irrinunciabili punti di forza dell'identità nazionale. Fece incetta delle opere dei maggiori artisti francesi del XVII e del XVIII secolo in modo da fornire con la sua collezione la prova tangibile dell'esistenza di una grande tradizione pittorica francese in grado di affermare la sua supremazia su scala europea. Tra i contemporanei predilesse Elisabeth Vigée-Le Brun, Hubert Robert e Vernet ma protesse anche David, di cui si assicurò una copia del Giuramento degli Orazi , e altri giovani pittori che avrebbero abbracciato il credo rivoluzionario.

     Il conte di Vaudreuil

Il conte diede prova di una uguale spregiudicatezza anche con gli scrittori. Fu lui a strappare a Luigi XVI l'autorizzazione di mettere in scena Il matrimonio di Figaro di Beaumarchais, bloccato dalla censura. Il 26 settembre 1783, magistralmente interpretata dagli attori della Comédie française , la commedia incendiaria, che denunziava la corruzione e gli abusi della casta dei privilegiati, fece il suo debutto trionfale tra gli applausi del conte d'Artois e del fior fiore della corte. Passata alla storia, la serata non potrebbe illustrare meglio l'allegra incoscienza di una elite talmente compenetrata dal sentimento della propria superiorità da lasciarsi prendere in giro dai suoi inferiori.

Fu ugualmente Vaudreuil ad accogliere per dieci anni a casa sua Nicolas Chamfort, l'ultimo grande moralista "classico" che nelle sue Massime e pensieri avrebbe "strappato le maschere" ai "prodotti" della civiltà "più perfezionata" d'Europa, rivelandone la vacuità e l'impostura. L'amicizia tra il dandy aristocratico e il figlio del Terzo Stato che rimetteva in causa la società d'ordini, aveva "abbattuto la barriera fra due anime fatte per intendersi". Ma quando, come Chamfort ebbe a scrivere a l'Incantatore con una formula folgorante, la riunione degli Stati generali aprì "il processo tra ventiquattro milioni d'uomini e settecento mila privilegiati", le loro strade si separarono. Chamfort abbracciò la causa rivoluzionaria, suggerendo a Sieyès il titolo del pamphlet politico più celebre della storia francese: Che cos'è il terzo Stato? Tutto. Cosa ha? Niente . Vaudreuil e i Polignac, assurti a simbolo degli abusi e delle rapine di Versailles, dovettero lasciare il paese subito dopo la presa della Bastiglia.

L' Incantatore tornò in Francia solo sotto la Restaurazione, dopo venticinque anni d'esilio, e Luigi XVIII lo ricompensò della fedeltà portata alla famiglia reale coprendolo d'onori. Nel 1824, salito a sua volta sul trono con il nome di Carlo X, il conte d'Artois volle fare di più, nominando il giovane duca di Polignac primo ministro. Per sua fortuna, scomparso nel 1817, Vaudreuil non era più lì per vedere l'amico del cuore e il figlio che aveva avuto dalla incantevole Gabriella, officiare il De Profundis dei Borbone di Francia.


La Repubblica – 3 agosto 2015