TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


domenica 16 agosto 2015

Pierre Teilhard de Chardin, l'ultimo dei cosmologi



Un ritratto dell'ultimo dei cosmologi: Pierre Teilhard de Chardin. Secondo il gesuita francese, l’uomo è il centro e il fine ultimo di quello sviluppo dell’universo permanente che procede in alto verso Dio, ma anche orizzontalmente.

Alessandro Santagata

Una cosmogonia dal gusto new age


La que­stione delle ori­gini dell’universo ha sem­pre inte­res­sato le grandi reli­gioni mono­tei­sti­che. Come è noto, la ricerca sull’evoluzione e la cosmo­lo­gia astro­no­mica sono state poi alla fon­da­menta della scienza moderna, in con­tra­sto con la pre­tesa della Chiesa di custo­dire il mistero dell’Arché. Se tale con­flitto può dirsi oggi risolto, almeno per quanto riguarda l’accettazione dell’evoluzionismo, lo si deve anche a Pierre Tei­lhard de Char­din: lui, gesuita, paleon­to­logo e forse l’ultimo dei cosmo­goni che alla ricerca di un’armonia uni­ver­sale ha dedi­cato l’intera vita.

Un sistema per l’integrità

Occorre spe­ci­fi­care che Tei­lhard è stato un visio­na­rio, ma non nel senso con il quale veniva eti­chet­tato dai suoi detrat­tori. Come ha osser­vato Gian­carlo Vigo­relli, il primo bio­grafo ita­liano di Tei­lhard, il gesuita fran­cese ha inter­ro­gato il mondo della scienza dal suo interno e pro­prio quest’internità ha finito per infa­sti­dire i teo­logi. Nello stesso tempo, il suo pen­siero ha fati­cato a farsi largo nella cul­tura euro­pea e ciò nono­stante l’alta con­si­de­ra­zione che il teologo-paleontologo godeva tra gli scien­ziati (basti pen­sare al rico­no­sci­mento tri­bu­ta­to­gli dall’Unesco).

Punto di par­tenza di quel pen­siero è l’idea che il Cosmo costi­tui­sca «per l’integrità inat­tac­ca­bile del suo insieme, un sistema, un Totum e un Quan­tum: un sistema per la sua mol­te­pli­cità – un Totum per la sua unità, – un Quan­tum per la sua ener­gia… La sco­perta fon­da­men­tale, secondo la quale tutti i corpi trag­gono ori­gine dall’arrangiamento di un unico tipo ini­ziale cor­pu­sco­lare, è il lampo che illu­mina ai nostri occhi l’intera sto­ria dell’Universo. È come dire che la Mate­ria, in certo modo, obbe­di­sce sin dalle ori­gini, alla grande legge bio­lo­gica della com­ple­xi­fi­ca­zione». «A que­sta com­ples­sità cosmica – pro­se­gue Tei­lhard – deve cor­ri­spon­dere quindi una tota­lità umana anch’essa ten­dente all’unità armo­nica verso la quale pro­cede l’intero per­corso evoluzionistico».

In estrema sin­tesi, la scom­messa di Tei­lhard con­si­ste nell’inserire la teo­ria evo­lu­zio­ni­stica all’interno di una visione pro­gres­siva della Crea­zione. L’umanità è chia­mata a par­te­ci­pare a que­sto pro­cesso di cosmo­ge­nesi con­ti­nua, met­tendo da parte l’individualismo e rico­no­scen­dosi come sog­getto pri­vi­le­giato dell’evoluzione: «le atroci lotte che si sono suc­ce­dute per migliaia di milioni di anni nel corpo stesso del Mondo – scrive Tei­lhard – a saperle guar­dare, hanno tutte una fata­lità uni­ta­ria che diviene una fina­lità glo­bale». Quella fina­lità è il Punto Omega divino rive­lato dal Cri­sto e dal suo sacrificio.



Oltre il caos

Ma da dove viene la cosmo­go­nia tei­lhar­diana? La voca­zione per la scienza si mani­fe­sta in lui già durante il qua­drien­nio d’insegnamento di chi­mica e fisica al Cairo e poi nel corso degli studi di teo­lo­gia in vista dell’ottenimento del sacer­do­zio. Nel 1912 Tei­lhard cele­bra la sua prima Messa. In quello stesso anno, rien­trato a Parigi, entra in con­tatto con Mar­cel­lin Boule, noto paleon­to­logo; l’anno suc­ces­sivo con Henri Breuil, uno dei più impor­tanti esperti di pre­i­sto­ria in cir­co­la­zione. A indi­riz­zare il gio­vane novi­zio su que­sti ter­reni sono state le let­ture di New­man e Berg­son. Dal primo, in par­ti­co­lare, Tei­lhard prende l’idea che ci sia biso­gno di «pre­sen­tare il dogma in maniera più reale, più uni­ver­sale, più cosmo­go­nica». Una con­ferma gli viene qual­che anno dopo dall’esperienza della Prima guerra mon­diale, alla quale par­te­cipa in qua­lità di barel­liere e che Tei­lhard inter­preta come «un caso estremo e anor­male di rinun­cia ai diritti e alle aspi­ra­zioni dell’individuo». Inver­tire il disor­dine sarà lo scopo della sua filosofia.

Nei primi anni Venti il gio­vane gesuita ottiene l’incarico per il corso di paleon­to­lo­gia e geo­lo­gia all’Institut catho­li­que di Parigi. Un docu­mento inviato ad alcuni teo­logi di Lova­nio sul pec­cato ori­gi­nale, e sul biso­gno di leg­gerlo alla luce della teo­ria evo­lu­zio­ni­sta, gli causa il primo scon­tro disci­pli­nare con i supe­riori della Com­pa­gnia e l’allontanamento dall’università cat­to­lica. Decide quindi di lasciare il Paese e nei vent’anni suc­ces­sivi si trova in Cina, dove par­te­cipa a una serie di spe­di­zioni che por­te­ranno alla sco­perta dell’«Uomo di Pechino», impor­tante fos­sile di Homo erec­tus del Plei­sto­cene.

Tra il 1926 e il 1927, e con suc­ces­sivi aggiu­sta­menti nel corso delle pere­gri­na­zioni per il con­ti­nente asia­tico, redige Le Milieu divin, un libro di alta mistica con il quale si pro­pone di per­sua­dere la Chiesa uffi­ciale della pro­pria orto­dos­sia. Occorre pre­ci­sare che, pur senza rin­ne­gare le pro­prie idee, Tei­lhard ha scelto sem­pre la strada dell’obbedienza, con tutte le rinunce che ne sono seguite. Già in quest’opera non man­cano però pagine molto dure con­tro quei cri­stiani che vivono la pro­pria fede come sepa­rata dal mondo. Il pro­fano non esi­ste – spiega Tei­lhard – e tutto deve essere con­si­de­rato sacro. È inac­cet­ta­bile che ci sia chi si ritiene già salvo, men­tre la mag­gio­ranza dell’umanità con­ti­nua a com­bat­tere per la sopravvivenza.

Il 1948 è l’anno chiave nella vita di Tei­lhard. Rien­trato da due anni a Parigi, gli arriva la pro­po­sta di una cat­te­dra al Col­lège de France. Decide quindi di recarsi a Roma per otte­nere l’autorizzazione, non­ché l’imprimatur per la sua ultima opera Le Phé­no­mène, trat­tato rivolto agli scien­ziati allo scopo di indi­care nell’unità evo­lu­tiva del genere umano la fine di ogni cata­strofe sociale. Dal Sant’Uffizio non ottiene né l’una né l’altro e gli viene ordi­nato di non scri­vere più di teo­lo­gia. Siamo alla vigi­lia della «cro­ciata» con­tro la nou­velle théo­lo­gie fran­cese e il nome di Tei­lhard rien­tra tra i sospet­tati di neo-modernismo e di con­ta­mi­na­zione con il mar­xi­smo. Ancora una volta, il gesuita opta per l’obbedienza e si tra­sfe­ri­sce a New York – «l’ultimo esi­lio», come scrive Vigo­relli – dove viene nomi­nato col­la­bo­ra­tore per­ma­nente di un’importante fon­da­zione per la ricerca antropologica.

Con­ti­nua a viag­giare in Sud Africa e Rho­de­sia e a scri­vere sulla rivi­sta dei gesuiti fran­cesi Etu­des, all’epoca fucina del rin­no­va­mento teo­lo­gico. Sarà neces­sa­rio atten­dere alcuni anni dalla morte, avve­nuta nel 1955, per la pub­bli­ca­zione del Phé­no­mène e delle altre opere. Ci vorrà il Vati­cano II per­ché venga supe­rato il divieto ema­nato dal Sant’Uffizio di acqui­stare le opere di Tei­hlard per le biblio­te­che eccle­sia­sti­che e ancora di più per­ché il suo nome venga accet­tato anche al ver­tice della Chiesa.



Genesi e Big Bang

Dopo che già Paolo VI aveva par­lato con favore dell’impresa con­ci­lia­trice di Tei­lhard, papa Ratzin­ger ha rico­no­sciuto il con­tri­buto dato dalla «visione tei­lhar­diana» al Con­ci­lio Vati­cano II. In que­sto 2015, anno della ricor­renza dei sessant’anni dalla morte, Ber­go­glio ha citato il teologo-scienziato nella sua enci­clica sul Creato e par­lando alla Pon­ti­fi­cia Acca­de­mia delle Scienze ha negato la con­trap­po­si­zione tra il rac­conto di Genesi e il Big-Bang. La noti­zia in sé non può che far sor­ri­dere, ma pro­prio gra­zie alla vicenda di Tei­lhard de Char­din siamo in grado di coglierne il sottointeso.

Nella mappa cele­ste del gesuita fran­cese l’uomo è il cen­tro e il fine ultimo di una cosmo­go­nia per­ma­nente che pro­cede in alto verso Dio, ma anche oriz­zon­tal­mente, in quella che chiama la «noo­sfera», verso la socia­liz­za­zione, il pro­gresso umano e la pace. Il vero scon­tro aveva quindi come posta in gioco il pro­getto di un nuovo uma­ne­simo, moderno, con­ta­mi­nato con la scienza e con­di­viso a livello pla­ne­ta­rio. È su que­sto piano, fon­da­men­tale per i teo­logi della libe­ra­zione, che ancora oggi si misura la cre­di­bi­lità della Chiesa di Papa Francesco.


Il Manifesto – 15 agosto 2015