TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


giovedì 14 gennaio 2016

La maledizione del partito degli onesti



Concordiamo. Dio ci scampi dai moralisti. In politica e non solo.

Mattia Feltri

La maledizione del partito degli onesti


Questo non è un articolo, è un aggiornamento delle puntate precedenti: è finito nei guai un altro partito degli onesti. Sono decenni che succede e da decenni tutti ci riprovano e ci ricascano, qualcuno anche due o tre volte, come il governatore lombardo Bobo Maroni che emergeva fra i leghisti onesti già alla fine degli anni Ottanta. Poi arrivarono i duecento milioni di lire della maxitangente Enimont, ma la Lega continuò a essere un faro: «La Lega degli onesti» disse Maroni quando si trattava di mandare in carcere Nicola Cosentino, e subito arrivò Francesco Belsito coi lingotti d’oro e i diamanti in Tanzania; a Maroni toccò salire su un palco a gridare onestà-onestà mentre issava una ramazza al cielo benedicente. Ora Maroni è a processo con l’accusa d’aver portato un’amica a Tokyo coi soldi pubblici, e speriamo sinceramente ne esca assolto, come speriamo si sia reso conto che la militanza nel partito degli onesti esige un po’ di spericolatezza.

La storia ci insegna che gli autoproclamati onesti finiscono in galera, e se ne scampano finiscono nel nulla. Il caso più clamoroso è quello del povero deputato berlusconiano Alfonso Papa che con una certa temerarietà chiamò «partito degli onesti» il Pdl pochi giorni prima che la Camera lo spedisse (sbagliando) in cella. Pure Roberto Formigoni vibrò per un «Pdl sempre più partito degli onesti», che poi era l’ambizione di Angelino Alfano - testuale, «partito degli onesti» - quando diventò segretario di Forza Italia per acclamazione. In nome (anche) dell’onestà è stato poi fondato il Nuovo centrodestra, e così era stato fondato (Nino Lo Presti: «Agli onesti del Pdl dico: venite con noi») il movimento finiano Futuro e Libertà, poi evaporato in compravendite di case monegasche e in risultati elettorali non elettrizzanti.

Ma non vorremmo dare l’idea che la maledizione del partito degli onesti sia questione di destra; anzi, è soprattutto di sinistra, ideatore il grande leader repubblicano Giovanni Spadolini oltre trent’anni fa, continuatore Giorgio La Malfa all’alba di Mani pulite, e entrambe le esperienze si chiusero con qualche arresto.

Il superpartito degli onesti è stato l’Italia dei valori di Antonio Di Pietro («procedere a braccetto con gli onesti!») e ha prodotto - oltre a Domenico Scilipoti e Antonio Razzi - delle furibonde liti sulle grana fino alla dissoluzione. Onestissima era la Rete, partito di Leoluca Orlando («chi si siede al nostro tavolo deve essere onesto»), e ancora più onesto quello di Antonio Ingroia («noi siamo onesti»). Nel tempo la leadership del partito degli onesti se la sono presa anche Rosa Russo Jervolino e Cicciolina, fino agli ideologi sommi e totalizzanti dell’onestà in politica: i ragazzi a cinque stelle. Onesti o meno onesti, dalla vicenda di Quarto escono da sprovveduti, che in politica è peggio.


La Stampa – 14 giugno 2016