TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


sabato 23 gennaio 2016

Mozart e Salieri. Rivali o complici?

    Amadeus. Mozart e Salieri

Ritrovato il frammento di un’opera scritta insieme dai due musicisti. Crolla la storia dell’eterna rivalità, una leggenda alimentata dalla letteratura e dal cinema.


Leonetta Bentivoglio

Mozart e Salieri. Quando per amore della stessa donna i grandi nemici divennero complici



Mozart e Salieri erano rivali o complici? Possiamo immaginare una coppia di duellanti scatenati fino alla morte del primo, il più bravo, che ci si è spinti a supporre (ma non c’è certezza) avvelenato dal secondo, geloso del suo talento fino al livore omicida? O erano colleghi capaci all’occorrenza di un’intesa? Si saprà mai la verità sull’antagonismo più favoleggiato della storia della musica, riflesso nel contrasto fra lo splendore di un’ispirazione immensa, quella mozartiana, e una scrittura definita da molti “di maniera”, quella di Salieri, che ha consegnato ai posteri un autore poco eseguito, benché giustamente rivalutato negli ultimi tempi?

Nulla potrà essere dimostrato in modo definitivo. Ma il ritrovamento a Praga di un esemplare di una cantata commemorativa composta da Mozart insieme a Salieri getta una luce nuova su una vicenda di potenza metaforica così straordinaria (genio e sregolatezza contro il rigore delle convenzioni) da aver stimolato la fantasia di uno scrittore come Aleksandr Puskin, con la sua piccola tragedia Mozart e Salieri (1830), poi messa in musica da Rimskij-Korsakov.

E a tal punto, nel periodo romantico, si dilatò la parabola del conflitto fra i due musicisti, da approdare sia al teatro che al cinema nel Novecento, grazie al dramma di Peter Shaffer Amadeus (1978) e al film che ne trasse Milos Forman (1984), premiato da ben otto Oscar. Un successo che ha rilanciato il mito e la popolarità del musicista austriaco. E anche un inopportuno e falsante B Movie, secondo musicologi esperti, pieno di aberrazioni e inesattezze storiche, oltre che offensivo verso entrambi i compositori.



In particolare nei confronti di Mozart, ritratto come un fricchettone settecentesco rozzo e inconsapevole: tutto all’opposto di ciò che in realtà fu Wolfgang, secondo la parte più consistente e accreditata della musicologia contemporanea. Vedi Robbins Landon, il quale ha aperto la strada alla visione di un Mozart illuminato e profondo nella sua fisionomia decisiva di esponente dell’evolutissima e democratica massoneria viennese.

Il documento giunto a incrinare la leggenda dello scontro Mozart-Salieri nasce da quest’episodio: nel giugno del 1785 Nancy Storace, soprano inglese destinata a divenire la prima Susanna delle Nozze di Figaro, nonché pupilla di Giuseppe II, perse la voce cantando a Vienna Gli sposi malcontenti, opera composta da suo fratello Stephen Storace. Molta attesa era la sua interpretazione di Ofelia nell’opera di Salieri La grotta di Trofonio, e sarebbe passato qualche mese prima che la diva potesse tornare in forma. La notizia della sua guarigione fu celebrata in ottobre da una cantata chiamata (in italiano) Per la ricuperata salute di Ofelia, pastiche firmato da Mozart, Salieri e un tale “Cornetti”, scritto in corsivo: forse pseudonimo di un mecenate della Storace o forse del tenore e maestro di canto Alessandro Cornet. La stampa dell’epoca annunciò con esultanza il debutto della composizione, di cui però non fu mai reperito un esemplare.



Di recente il compositore e musicologo Timo Jouko Herrmann, specialista in Salieri, s’è imbattuto per caso, durante i suoi studi presso la biblioteca del Museo nazionale di Praga, nel titolo della cantata, i cui versi furono scritti da Lorenzo Da Ponte, abile librettista della trilogia “italiana” di Mozart formata dalle Nozze di Figaro, Don Giovanni e Così fan tutte. Aperto il file del catalogo e vedendo citato il pezzo, Hermann ne ha chiesto una copia digitale al Museo, restando sconvolto dalla loro gentile replica: vuole visionare anche lo spartito? Dunque la musica era lì, acclusa al testo, che appare scandito in trenta strofe di spirito bucolico. Il documento consta di una riduzione per voce e accompagnamento di basso continuo (“Generalbass”), ma sembra che in origine fossero previsti vari strumenti. La parte che sarebbe creata da Mozart è un Andante di 36 battute che comincia con il verso “Quell’agnelletto candido”. Ora ci sta lavorando sopra la Fondazione Mozarteum di Salisburgo, che tra breve ne presenterà la ricostruzione.

Dal ritrovamento risulterebbe che tra Mozart e Salieri non ci fu alcun odio? La risposta è delicata almeno quanto il mistero che avvolge le cause della morte precoce di Wolfgang, a 35 anni.

Circolarono a lungo ipotesi di un avvelenamento (avvallata dallo stesso Mozart agonizzante, secondo una testimonianza indiretta), e la diceria che il veleno arrivasse da Salieri invase per molti anni l’Europa, malgrado le continue autodifese dell’italiano, che si dichiarò sempre calunniato. Visitato nel 1823 da un allievo di Beethoven, Salieri, ormai vecchio e malatissimo, lamentava la “pura malvagità” di quella supposizione. Poco dopo tentò invano di suicidarsi, e Schindler, segretario di Beethoven, annotò sui suoi diari lo sconvolgimento della sua mente e il “vaneggiare di essere responsabile della morte di Mozart”. Gli studi medici, però, tendono a escludere l’avvelenamento e parlano di decesso di Mozart per infezione da streptococco o per febbre reumatica.

    Antonio Salieri

Resta il fatto che, tra scambi e collaborazioni, Salieri e Mozart ebbero spesso rapporti anche sostanziali, pur se talvolta normalmente complicati dalle tresche di “palazzo”. Figura interessante nelle sue sfaccettature (fra l’altro ebbe fra i suoi allievi Beethoven, Schubert e Liszt, che ne lodarono le virtù di pedagogo), Antonio Salieri lavorò per mezzo secolo alla corte degli Asburgo, conquistando così un record senza paragoni, e negli anni Ottanta del Settecento Salieri e Mozart sono i due principali compositori di corte, in un’oscillazione tra complicità e screzi. 


Sono comunque numerose le testimonianze della loro stima reciproca. Il sedicenne di Salisburgo, nel 1773, dedica una serie di variazioni su un tema dell’opera La fiera di Venezia al ventitreenne operista di Legnago. Infine Salieri era in platea, fra gli spettatori entusiasti, alla prima del “Flauto Magico”. E mai sarebbe potuto accadere che uno dei figli di Mozart, il suo omonimo Wolfgang, che adorava il padre, studiasse proprio con un persecutore di Amadeus, cosa che fece.


La Repubblica – 23 gennaio 2016