TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.

Vittorio Alfieri
(1790)


lunedì 1 febbraio 2016

Giordano Bruno. Un rogo che ha illuminato la Storia



La tragica vicenda di Giordano Bruno testimonia di come la libertà dei moderni per affermarsi abbia dovuto lottare contro l’arbitrio della Chiesa. Una vicenda che attraversa i secoli fino all’edificazione della statua in Campo dei fiori a Roma che la Chiesa cercò di ostacolare in tutti i modi. La spuntò l'Italia laica, ma erano altri tempi. Oggi forse i vescovi avrebbero avuto partita vinta in nome del superamento delle ideologie e del politicamente corretto.


Andrea Comincini

Un rogo che ha illuminato la Storia



È il 9 giugno 1889 quando un grande telo bianco viene rimosso, e la statua di Giordano Bruno, il filosofo nolano bruciato in Campo de’ fiori il 17 febbraio del 1600, viene accolta da una platea numerosissima e festante. Alla base della scultura, otto effigi, raffiguranti altri «martiri del libero pensiero»: Hus, Wycliff, Serveto, Aonio Paleario, Vanini, Ramus, Campanella e P. Sarpi.

Una scritta riassume non solo la tragica vicenda, ma diventa sintomatica del clima di quegli anni, e sarà premonitrice del futuro: «A Bruno, il secolo da lui divinato».

In Giordano Bruno, edito dal Mulino (pp. 110, euro 9), Anna Foa racconta la vita in pellegrinaggio del pensatore, le disavventure processuali, e definisce in maniera limpida la grande questione che lo vide suo malgrado fare da spartiacque: tracciare il confine ideale tra la libertà dei moderni e l’autorità della Chiesa.

Il testo si apre con il resoconto delle vicende che riguardano l’erezione di una delle statue più famose d’Italia, e dimostra come la fiamma che si elevò nel 1600 non era stata ancora dimenticata, da entrambe le parti. Da un lato il Vaticano, dall’altra liberali, massoni, socialisti, e anticlericali. I giornali cattolici definirono «orgia satanica» il grande raduno inaugurale, e il soglio pontificio intero si scatenò con una collera di rara intensità.

Il Papa, ci racconta la studiosa, non solo temette per la sua persona, ma si ritirò l’intero giorno in digiuno, prostrato davanti la statua di San Pietro. L’aristocrazia nera abbandonò la città: i giornali parlarono di pericolo rivoluzionario, condannando senza appello l’evento, come fece pochi anni prima Mons. Pietro Balan, in uno scritto commissionato dai Comitati Cattolici, in cui esprimeva il proprio disgusto per la propaganda bruniana, bollata perché espressione di «atei, ebrei, stranieri e massoni».

Questo attacco così frontale, ricorda la Foa, arrivò a picchi esilaranti, tragicomici, quando si iniziò a sostenere che l’inaugurazione aveva portato inondazioni, frane e uragani.

Un testo particolare dunque, dove si raccontano aspetti meno noti ma altrettanto significativi. La risposta del mondo anticlericale fu fortissima, e visti i risultati, vincente: la statua venne collocata a Campo de’ fiori e non nel cortile della Sapienza, (alcuni moderati avrebbero preferito cedere al compromesso), e le manifestazioni nelle piazze forgiarono un clima in cui nessuno avrebbe osato veramente sfidare il mondo laico. Un mondo che vide la raccolta di firme prestigiose, sia italiane sia internazionali, «divinatrici» anch’esse del secolo a venire.

Una epoca di scontri, non risolti nemmeno successivamente. È Antonio Labriola, in una introduzione scritta nel 1910 a proposito del Nolano, a affermare: «Noi non abbiamo ancora vendicato il martirio di Bruno perché non abbiamo ancora condotta la saggezza in mezzo al popolo, e per esso può sembrare ancora necessaria la morale ecclesiastica».



Anna Foa approfondisce l’aspetto sociologico della figura di Bruno partendo da questo insanabile conflitto, e spiega come la sua immagine simbolica sia servita a sostenere una battaglia politica e culturale, nell’Italia appena unita e appesa a un filo. Anche grazie a Bruno sorge una tradizione (il procedimento ricorda quanto Benedict Anderson, nel famoso Comunità immaginate, segnala a proposito della nascita delle Nazioni), una storia del libero pensiero, di cui il Nolano fu uno dei grandi protagonisti. Filosofo, certamente, ma non solo. Mago e ribelle parimenti, e per questo costretto a un continuo peregrinare per le corti d’Europa, per insegnare e concentrarsi sulla «eroica» dottrina.

Nella parte centrale del libro, ovviamente, si riflette intorno le cause del processo, e le accuse. La ricostruzione precisa e coinvolgente accompagna la lettura e restituisce una visione d’insieme delle vicende di rara sistematicità.

Giordano Bruno, al di là delle interpretazioni o del ruolo storico, e della sua volontà, si trova a rappresentare lo scontro fra le istanze della modernità ed un potere, la Chiesa, tenacemente opposto: un contrasto, viste ancora oggi le continue tensioni in ambito politico e sociale, non ancora sanato o concluso.


il manifesto – 28 gennaio 2016